AMBIENTE-Nuovo Dialogo

“Può un vescovo tacere?”

Mons. Santoro  ribadisce la sua vicinanza ai cittadini che soffrono a causa dell’inquinamento e per l’incertezza del futuro

di Emanuele Ferro

Eccellenza, sul caso Ilva divenuto nazionale, la Chiesa di Taranto non ha fatto mancare la sua voce.

Come arcivescovo di questa diocesi è facile intuire che il problema tarantino, ora assunto a caso nazionale, oltre a rivestire il carattere di emergenza per via della paventata perdita dei posti di lavoro e del dilemma cruciale, direi illogico, della contrapposizione tra questo diritto e quello alla salute, rivela un tessuto cittadino e sociale frammentato. L’attività della Chiesa è nel ricordare, senza se e senza ma, che per la realizzazione degli uomini è necessario un ambiente sano e un lavoro dignitoso. Divisi non si realizza il bene comune. Le partigianerie rivelano “anime diverse” in città, ma anche interessi contrapposti. Questo non aiuta.

 Lei ha ribadite più volte che è necessario il ‘sacrificio’ di tutti per il bene di Taranto. Cosa vuole affermare?

In una catastrofe ambientale e sociale è impensabile che si ristabilisca lo status quo senza rivedere la scala delle proprie priorità. Bisogna che tutti rinuncino a qualcosa. Sicuramente al primo posto nella gerarchia delle responsabilità c’è l’azienda che deve sbilanciare sensibilmente i suoi profitti a favore delle bonifiche e dell’adozione delle migliori tecnologie disponibili. Di seguito, dopo gli interventi dello Stato, tutti gli enti e le istituzioni che anche marginalmente sono parte in causa.

 Qualcuno le ha rimproverato il fatto che i il suo impegno a favore degli operai metta in secondo piano il diritto alla salute?

 Non credo. Comunque sia, chi lo avesse fatto evidentemente non ha letto ciò che scrivo. Nella veglia di preghiera organizzata dalla diocesi il primo agosto scorso, oltre a parlare di doverosa solidarietà per gli operai, ho chiamato a raccolta tutti: un momento di preghiera della città per la città; erano presenti i sindacati e gli ambientalisti. Ho rivolto il mio saluto ai malati oncologici come ai bambini, come per gli operai. L’Ilva è un problema di tutti. Gli operai sono le prime vittime dell’inquinamento. La contrapposizione fra i due diritti della Costituzione, e principalmente per me, dei doni che Dio ci ha dato, è chiaramente un’opera perversa, diabolica nel senso etimologico del termine. Perseverando in questa guerra fra vittime non si scardinano i giunti che hanno tenuto chiusa la porta del futuro sostenibile e giusto cui i tarantini hanno diritto. Non sia più così. Come può un vescovo tacere di fronte ad un bimbo malato di leucemia come di fronte ad un padre disperato che non sa come pagare il mutuo della casa? Per questo continuo ad invocare l’unità! Questa posizione è la stessa di Papa Benedetto XVI e del Presidente Giorgio Napolitano.

 Nei giorni scorsi la Chiesa è stata tirata in ballo sulla questione Ilva - mazzette. Immagino un coinvolgimento increscioso, tant’è che lei è intervenuto con toni abbastanza secchi

 Chi scende nel campo di battaglia mette in conto qualche schizzo di fango. Io sono in diocesi dal 5 gennaio scorso. Posso affermare, però, che la realtà dei fatti non corrisponde a ciò che è stato ipotizzato, che la Chiesa, cioè, fosse stata a libro paga dei Riva. È assurdo pensarlo. Si trattava, così come le cifre pubblicate hanno chiarito, di piccole donazioni che, come per tutte le diocesi, arrivano anche alla Chiesa di Taranto da tante aziende così come da privati cittadini per sostenere il lavoro della stessa. Voglio ricordare il grande lavoro che facciamo a sostegno delle categorie sociali in difficoltà in special modo in questo grave momento di crisi economica. Attaccare la Chiesa è come pepare a dovere la minestra e voi giornalisti, me lo lasci dire, sapete come funziona il sistema. Ad ogni modo il tempo darà ragione di quello dico. Ciò che il mio predecessore riceveva dalle offerte, veniva subito donato ai poveri in opere di Carità. Personalmente sono abituato a risolvere le questioni con estrema chiarezza. Così ho ritenuto opportuno, per evitare qualsiasi malinteso, dichiarare che la diocesi di Taranto rinuncia, da ora innanzi, volentieri ad ogni offerta dell’Ilva, chiedendo contemporaneamente all’azienda di destinare almeno le stesse somme agli indigenti della città. Per la carità e per i poveri che quotidianamente bussano alle porte della Diocesi, faremo uno sforzo ulteriore di generosità con la collaborazione del nostro popolo, che è sempre molto sensibile ai più bisognosi.

 Come continuerà il suo impegno?

Continueremo ad essere presenti in questa vicenda. Con lo stesso stile; in quaresima ho detto, e lo riaffermo con sicurezza che dalla parte dei poveri e di chi soffre non si sbaglia mai.    L’ ho verificato durante i miei ventisette anni di missione in Brasile. Il cuore di Cristo è vicino a chi soffre e a chi ha bisogno. Il vescovo rispondendo con gesti di solidarietà concreta alla fame di Dio e alla fame di vita degna è il segno del suo abbraccio.


Il pastore di Taranto ha fatto visita ai lavoratori dello stabilimento siderurgico

Foto gallery

"Filippo, Filippo, vescovo ci aiuti”. L’appello condiviso di un operaio ha accolto monsignor Filippo Santoro che ha raggiunto la fabbrica siderurgica per portare il suo sostegno ai lavoratori Ilva che protestano sull’altoforno 5 e sul camino 312. Lungo la via Appia, gli operai procedono in marcia per la manifestazione sindacale indetta da Fim Cisl e Uilm. 

Un sorriso di speranza si disegna sul viso dei lavoratori quando vedono scendere dalla macchina Sua Eccellenza, si apprestano a salutarlo, lo ringraziano. 

Dopo aver attraversato il mare di tute blu, monsignor Santoro ha superato i cancelli della dirigenza, dove lo aspettava il presidente dello stabilimento, Bruno Ferrante: “Siamo felici di questa sua visita.  La sua presenza in questo periodo è fondamentale per riuscire a smorzare le tensioni e le preoccupazioni”.
Dentro lo stabilimento siderurgico, grande una volta e mezza Taranto,  l’arcivescovo è venuto a portare la sua solidarietà, la sua vicinanza alle famiglie dei lavoratori. Nelle loro case, ieri è arrivata la decisione del gip, Patrizia Todisco, che ha detto no al piano d’interventi per il risanamento degli impianti inquinanti, proposto dalla proprietà dello stabilimento.
Arrivato davanti all’altoforno 5, il vescovo sarebbe voluto salire sulla passerella presidiata dai lavoratori, arrivare a 60 metri  di altezza, e lo avrebbe fatto se, per motivi di sicurezza, la Digos non avesse impedito al Pastore di Taranto di raggiungere gli operai, che hanno per un po’ sospeso il sit-in per raggiungerlo ai piedi dell’altoforno. 
Commossi e provati dalle ore di sciopero, i tre lavoratori che in rappresentanza hanno abbandonato il presidio, hanno accolto con felicità la visita del vescovo: “Vi porto l’abbraccio della Chiesa. Sono venuto fin qui per dimostrare la mia solidarietà. A voi e alle vostre famiglie. Mi raccomando – ha sottolineato – non mettete a rischio la vostra vita. Fate sentire la vostra voce, senza estremizzare”.
La visita dell’arcivescovo ha confermato l’attenzione della Chiesa locale per il caso, in questi giorni di tensione per il capoluogo ionico.
Fuori dallo stabilimento, intanto, gli operai hanno deciso di bloccare la statale Appia 100 e 106. Quarantaquattro ore di stop, fino alle 7 di sabato mattina.

“Devono rinforzare i finanziamenti. Altrimenti la decisione del gip porterà inevitabilmente alla fine della produzione. L’Ilva è come una nave da crociera, noi siamo i suoi passeggeri. Se questa nave affonda, per noi non ci sono scialuppe di salvataggio”. Silvano ha 42 anni e lavora in Ilva “da sempre”. Ha moglie e due figli piccoli. Nella sua testa si confondono idee e paure, il futuro è una grande incognita, come per tutti i lavoratori dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa. Il messaggio scritto su un lenzuolo, all’entrata della direzione, arriva deciso: "Senza lavoro, nessun futuro". Un grido a lettere cubitali.
“Il saluto del vescovo ci ha dato il coraggio di continuare a lottare per questa nostra situazione - continua – La sua visita ci ha rincuorato, ci sentiamo meno abbandonati”.

Presenti anche alcuni  esponenti del comitato dei ‘’Cittadini e lavoratori liberi e pensanti’’ che hanno tenuto una conferenza stampa davanti la portineria dello stabilimento. “È arrivato il momento di opporsi a chi lascia gli operai nel dubbio e nell’insicurezza. Dobbiamo riprendere in mano la nostra vita, perché in questi anni non abbiamo avuto modo di esprimere il nostro pensiero”- chiosa Cataldo Ranieri, rappresentante del comitato, che esibisce con fierezza la sua maglietta gialla ‘’Sì ai diritti, no ai ricatti’’.

Lo sciopero continua. Fa caldo per essere una giornata di fine settembre. La visita del vescovo ha portato speranza tra gli operai: “Il vescovo è sceso nella nostra quotidianità. Non tutti sono stati disposti a farlo”.