Arc2011nov001-Nuovo Dialogo

NOVEMBRE 2011 - N° 29


EDITORIALE

Propizio il Tempo di Avvento

di Emanuele Ferro

Tutti conoscevamo già il nome del nostro nuovo arcivescovo, aspettavamo l’ufficialità, sia perché si mettesse la parola fine alla quantità considerevole di pronostici e indiscrezioni, sia perché si riportasse questa successione apostolica nella giuste luce, quella della mano provvidente di Dio, imprevedibile e creativa, che dispone le cose per un disegno che ci riguarda ma ci supera, ci trascende sempre. Il nostro nuovo pastore, infatti, barese di nascita, proviene da una lunga e significativa esperienza missionaria in Brasile. Il suo impegno di prete, prima, e di vescovo, poi, è stato profuso nelle prime file della carità in tutte le sue faccettature: carità che dispensa pane materiale, pane spirituale, pane di cultura, pane di civiltà. Carità che nasce dalla convinzione che il Vangelo è tale quando è incarnato. Carne e sangue. Storie e volti. Tant’è che nel suo motto c’è la frase del prologo di San Giovanni: “Et verbum carum factum est” (“E il verbo si è fatto carne”). L’arcivescovo Benigno nel suo stemma, sulla prima pagina del Vangelo disegnato nel riquadro sinistro del blasone (contravvenendo a qualche regola araldica) riporta la prima parte di quel versetto Evangelico: “In principio era il Verbo”. Continua, quindi, sullo stesso filo l’annuncio del Vangelo e l’unico governo nel cui nome si guida la Chiesa, quello di Gesù Cristo Buon Pastore. Non sarebbe onesto, però, che in una lettura teologica, ecclesiale, di questi eventi si prescindesse dall’affiorare del cuore. I cambiamenti sono entusiasmanti ma sempre dolorosi. Lo si avvertiva lunedì scorso, nel salone dei vescovi, dalla voce rotta di monsignor Papa che ci annunciava il suo successore. Ancora una volta, padre Benigno, ci ha dato una lezione di umiltà e di vita di chiesa. Ventuno anni alla guida di Taranto! Egli ci ha definito “Chiesa splendida”, non senza quel briciolo di imprudenza e con la tanta fede che provengono da Cristo, pazzo per le sue creature e innamorato della sua Sposa. Anche tanti di noi preti erano commossi (che male c’è a dirlo!). Tantissimi hanno ricevuto dalle mani di monsignor Papa la consacrazione sacerdotale. Doloroso anche per don Filippo Santoro (così come si firma l’arcivescovo eletto) lasciare il suo Brasile. A Petropolis l’annuncio è stato un fulmine a ciel sereno. Nell’intervista che vi proponiamo in esclusiva, è palpabile un trasporto riconoscente e paterno per i suoi giovani, per la sua gente. Ci vuole coraggio per sradicarsi ancora una volta, per ritornare dopo un quarto di secolo aldilà dell’oceano. Propizio è il tempo di Avvento che cominciamo, gratitudine e attesa gioiosa sono sentimenti che la comunità nutre mentre si sta per aprire un nuovo grande capitolo della vita diocesana tarantina.


L'ARGOMENTO

Monsignor Benigno Luigi Papa

annuncia il nuovo Vescovo

 Prot. n. A.2011.116


Fratelli e sorelle carissimi,
     sono lieto di annunciare che il Santo Padre ha nominato come Arcivescovo di Taranto S.E. Mons. Filippo Santoro, attualmente Vescovo di Petropolis in Brasile, ma nato a Carbonara, provincia di Bari, il 12 luglio 1948.
Dopo diciassette mesi di lunga attesa dal giorno in cui ho rassegnato le mie dimissioni da Arcivescovo di Taranto – mesi nei quali sono state avanzate alcune proposte circa i requisiti richiesti nella figura del nuovo Arcivescovo e si sono fatti anche alcuni nomi quali ipotetici miei successori – ora che non abbiamo più a che fare con ipotesi e auspici, ma con la verità, la mia prima reazione è quella di manifestare al Santo Padre la gratitudine della nostra Arcidiocesi per avere Egli, con questa nomina, garantito continuità apostolica alla nostra Chiesa di Taranto e dato a noi la certezza che il nuovo Arcivescovo, trasferito dal Brasile a Taranto, sia stato da Dio mandato per cui gli diciamo di cuore: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.  Il fatto che questo lieto annuncio accada in un giorno in cui la Chiesa celebra la memoria liturgica della Presentazione di Maria al Tempio, che segue la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo e anticipa la prima domenica di Avvento, mi consente di leggere questo evento importante della vita della nostra Chiesa di Taranto in un ottica cristologica, teologica e mariana.

La fede nella regalità di Gesù Cristo nella Chiesa e nel mondo ci rende certi che nulla avviene per caso nella nostra vita umana e cristiana. Vogliamo quindi vedere nel nuovo Arcivescovo di Taranto un segno certo della presenza di Gesù che continua a governare la Chiesa di Taranto attraverso la figura di S.E. Mons. Santoro a cui io sono contento di passare il testimone della guida pastorale di questa splendida Chiesa di Taranto.

Con la solennità liturgica di Cristo Re, finisce l’anno liturgico e, con il tempo di Avvento si da il via al nuovo anno liturgico. Siamo così sollecitati a guardare alla nomina del nuovo Arcivescovo come a una nuova visita che il Signore Dio fa alla nostra Chiesa per invitarla a iniziare un rinnovato itinerario di fede e di amore con Lui che è la nostra luce, la nostra gioia e la nostra speranza. L’annuncio del nuovo Arcivescovo nel giorno in cui la Chiesa fa memoria della presentazione di Maria al Tempio ci spinge a leggere questo evento in chiave mariana, e in duplice senso: guardare alla nomina del nuovo Arcivescovo come espressione della maternità spirituale di Maria che intercede per la vita della Chiesa di Taranto, e, al pari, di Maria che sin da ragazza ha affidato la sua esistenza a Dio, anche noi, ricevendo con fede la nomina del nuovo Arcivescovo, in realtà ci affidiamo a Colui che lo ha mandato, il Signore nostro Gesù Cristo.

Con serenità di spirito e con uno spirito di fede che so essere condivisa da tutta la diocesi, accogliamo con gioia il nuovo Arcivescovo e manifestiamo sin da ora la disponibilità piena a lasciarci guidare da lui e collaborare con lui. Proveniente dal Brasile, egli è un pugliese il cui profilo biografico offre le garanzie umane migliori per una missione apostolica feconda per la nostra comunità. Dopo dodici anni dalla sua ordinazione sacerdotale, che avvenne il 20 maggio 1972, don Filippo Santoro parte come Sacerdote “fidei donum” all’Arcidiocesi di San Sebastian di Rio de Janeiro ove nel 1996 viene eletto e ordinato Vescovo ausiliare nell’Arcidiocesi di San Sebastian dove resta fino al 2004, anno in cui viene trasferito alla sede vescovile di Petropolis. Persona molto apprezzata e culturalmente attrezzata, Mons. Filippo Santoro viene da noi dopo un’esperienza episcopale di 15 anni. Egli è stato, nella Conferenza episcopale del Brasile, membro del Consiglio permanente e della Commissione episcopale per la Dottrina della Fede. Ha anche recepito l’incarico di Gran Cancelliere dell’Università Cattolica di Petropolis; ha pubblicato alcuni libri e scritto numerosi articoli per riviste specializzate su tematiche filosofiche e teologiche.

Venendo a Taranto, Mons. Filippo Santoro troverà una Chiesa che in questi ventuno anni è stata sollecitata a vivere come comunità adulta nella fede, a comunicare con gioia il Vangelo a questo mondo in continua trasformazione, e a lasciarsi educare alla vita buona del Vangelo, facendo riferimento privilegiato alla Parola del Signore, alla grazia della Eucaristia e alla testimonianza della carità.

Nell’attesa che il nuovo Arcivescovo prenda possesso canonico dell’Arcidiocesi, il Santo Padre nella Sua benevolenza mi ha nominato Amministratore Apostolico di questa Arcidiocesi con tutti i diritti e le facoltà e gli oneri che sono propri del Vescovo diocesano.

Continuerò, quindi, a stare ancora un po’ alla vostra guida ma è chiaro che a partire da questo momento faccio mie le parole di Giovanni Battista: è necessario che lui (il nuovo Arcivescovo) cresca e io diminuisca. Per quanto riguarda il mio futuro vi comunico che ho deciso di restare in questa Diocesi, nella quale ho vissuto più a lungo nella mia vita, e precisamente nell’Oasi di Spiritualità di San Paolo a Lanzo di Martina Franca, ove continuerò certamente a pregare per la nostra amata Arcidiocesi, e a nutrire sentimenti di affetto e di stima per tutti i sacerdoti, persone consacrate e laici, che ho avuto la gioia di conoscere.

Affido il passaggio di responsabilità pastorale della guida della nostra cara Chiesa di Taranto, all’intercessione della Vergine Santa, Madre della Chiesa, all’intercessione di San Cataldo nostro patrono e padre nella fede, a quella di Sant’Egidio Maria di Taranto la cui canonizzazione è avvenuta nel corso dell’esercizio del mio ministero pastorale, e alla preghiera di tutti i fedeli dell’Arcidiocesi di Taranto che amano la Chiesa e si spendono per essa perché resti segno vivo della presenza di Dio nel mondo.

+ Benigno Luigi Papa
Taranto, 21 novembre 2011
Presentazione di Maria al Tempio

ECCLESIA
Il saluto del nuovo Arcivescovo
S.E. Monsignor Filippo Santoro 

Petrópolis, 21 Novembre 2011

Festa della Presentazione della Beata vergine Maria


Carissimi fratelli e sorelle,
    da quando ho ricevuto la notizia che il santo Padre Benedetto XVI mi ha nominato Arcivescovo di Taranto sono in trepidazione per la grave
responsabilitá che mi é affidata di governare questa porzione del popolo di Dio; una Chiesa nobile, piena di storia e di fede.  Ho accolto la notizia in obbedienza e spirito di fede, riconoscendo nella voce del Papa la voce del Signore che mi chiama a seguirlo in una nuova tappa della mia vita.
 
Venendo a Taranto saluto innanzitutto 
S. Ecc. Mons. Benigno Papa, zelante pastore che ha governato questa Archidiocesi con sapienza e amore, ben inserito nei problemi della societá con un giudizio che nasce dal vangelo. Padre Benigno mi ha accolto giovane sacerdote, avendo appena completato il Dottorato in Teologia alla Gregoriana di Roma, come professore all´Istituto Teologico Interreligioso Pugliese di Santa Fara, quando, con grande entusiasmo, ci dedicavamo a educare al gusto della teologia tanti religiosi e laici della nostra terra. Per Mons. Benigno Papa nutro una grande stima e venerazione. Anche a Petrópolis ho avuto una proficua collaborazione con i Cappuccini e i Francescani Minori, che hanno anche qui un Istituto Teologico e due parrocchie.

In questo breve saluto desidero comunicare a tutti che vengo a Taranto, rispondendo alla nomina del Santo Padre, con piena disponibilitá e viva gioia per incontrare e per abbracciare le varie categorie di persone della societá, in particolare i piú poveri e provati da questa gravissima crisi. A tutti desidero portare l´abbraccio di Crito e la solidarietá della Chiesa.

Saluto in particolare i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i seminaristi e tutti i fedeli laici. Il mio rispettoso saluto va alle autoritá civili, politiche e militari e al mondo della cultura...

Dopo 27 anni di missione in Brasile ritorno in Italia, e precisamente in Puglia, mia terra natale, con il desiderio di servire la Chiesa e tutto il popolo della Archidiocesi di Taranto. Non é facile lasciare il Brasile, che sta vivendo un grande momento di crescita nella vita ecclesiale, come in tutte le fasce sociali. Meno ancora é facile lasciare la Diocesi di Petrópolis, dinamico centro di fede, di cultura e di solidarietá nello Stato di Rio de Janeiro.


Ho il cuore pieno dei volti che ho incontrato durante tutti questi anni: i poveri delle favelas e dei quartieri periferici di Rio e di Petrópolis, i tanti giovani studenti, universitari e lavoratori, e anche gente del mondo della cultura, della musica e dello sport. Sono convinto che, senza dimenticare il Brasile, nuovi volti occuperanno il mio interesse e il cuore: i volti dei nuovi amici della Archidiocesi di Taranto.

Sento urgente l´invito del Santo Padre alla Nuova Evangelizzazione; all´annunzio di Cristo che cambia la vita e pone un fermento di novitá e di giustizia in tutta la societá.

Desidero fare un cammino comune, conoscere la realtá imparare dalla vostra fede. Conto con la collaborazione di tutti per continuare l´opera preziosa sin qui svolta da Mons. Benigno Papa e dai sui grandi predecessori.

Mi affido alla protezione della Madonna, Madre della Chiesa, di san Cataldo,  nostro patrono, e di Sant’Egidio Maria di Taranto.

Fiducioso della vostra preghiera
Vi benedico tutti nel nome del Signore

+ Filippo Santoro


Monsignor S.E. Filippo Santoro


-      Nato a Bari (Carbonara), Italia, il  12 luglio 1948, é stato ordinato Sacerdote  nell’Arcidiocesi di Bari il 20 maggio 1972.

-      Ha coseguito il Dottorato in Teologia Dogmatica  presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma nel 1974, con la tesi : "La Comunità, Condizione della Fede", pubblicata dalla Jaca Book.

-      Nel  1975 si é Laureato in  Filosofia nella Università Cattolica Sacro Cuore di Milano.

-      Nel 1984 é andato in missione in Brasile come Sacerdote “fidei donum” nell’Arcidiocesi di Rio di Janeiro.

-      Dal 1988 al 1996 Responsabile per il Movimento Ecclesiale Comunione e Liberazione nell’ America Latina.

-      Ha partecipato come “perito-teologo” alla IV Conferenza Generale dell’Episcopato Latino-Americano di Santo Domingo, dal 12 al 28 ottobre 1992. 

-      É stato ordinato Vescovo Ausiliare di São Sebastião di Rio di Janeiro il 29 giugno 1996. 

-      Nella Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB), fa parte della Comissione Episcopale per la Dottrina della Fede ed é membro del Consiglio Permanente.

-      Naturalizzato nella Repubblica Federativa del Brasile nel 2002.

-      Su indicazione della Congregazione per l’Evangelizazione dei Popoli, é stato  Visitatore Apostolico dei Seminari di Mozambico nell’agosto 2003 e del “Vicariato Apostolico” San Miguel de Sucumbios in Ecuador nel 2009.

-      Dall’11 luglio 2004 é Vescovo Diocesano di Petropolis (Rio di Janeiro) e Gran-Cancelliere dell’Università Cattolica di Petropolis.

-      Ha partecipato alla V Conferenza Generale dell’Episcopato Latino-Americano a Aparecida dal 13 al 31 maggio 2007.

-      Presidente onorario della Rivista Internazionale di Teologia e Cultura “Communio” del Brasile.

-      Ha partecipato alla XII Assemblea Generale Ordinaria dello Sinodo dei Vescovi, “La Parola di Dio nella Vita e nella Missione della Chiesa”, svoltasi a Roma dal 05 al 26 ottobre 2008.

-      Ha partecipato come membro della Delegazione della Santa Sede nel giugno del 1992 alla Conferenza Mondiale sull´Ambiente (Eco ’92), organizzata dalle Nazioni Unite a Rio de Janeiro.

-      Ha ricevuto la piú insigne onorificenza dello Stato di Rio de Janeiro ”Medalha Tiradentes” nel 2002.  

-      Vescovo animatore dell´ azione pastorale dei Cattolici nell´Azione Política dello Stato di Rio de Janeiro dal 1999. Nella Conferenza Episcopale dello Stato di Rio de Janeiro è anche Vescovo animatore della Pastorale dell´Educazione e della Pastorale dell´Insegnamento della Religione.

-      Presidente dell´organismo ecumenico CONIC-RIO, Consiglio Nazionale delle Chiese Cristiane di Rio de Janeiro, dal 2002 al 2007.

-      Cittadino Onorario della Cittá di Rio de Janeiro dal 24 aprile del 2003.

-      Cittadino Onorario di Petrópolis dall´8 di giugno del 2005, ricevendo anche la “Medalha Koeler”, che é la piú alta onorificenza della Cittá di Petrópolis il 1 dicembre del 2005.

-      Membro Onorario dell ´”Accademia Petropolitana di Lettere” dal marzo del 2008.

-      Membro della “Associazione Culturale dell´Archivio Nazionale” del Brasile dal 14 settembre 2009.

-      Ha ricevuto la “Medaglia al Merito Legislativo” della Camera dei Deputati di Brasilia l´11 novembre 2009.

-      Membro della “Academia Brasileira de Filosofia”, dal 26 dicembre del 2009.

-      Há dato origine al Movimento Pro-Petrópolis per la ricostruzione delle aree devastate dall´alluvione del gennaio 2011, riunendo varie entitá della societá civile..

 PUBBLICAZIONI

-       “La Comunità Condizione della Fede”, Ed. Jaca Book, Milano, 1977.

-      L’Eucaristia nella Vita della Comunità Cristiana”, Ed. CL, Milano, 1981.

-      A Verdade do Homem e as Razões de sua Esperança”, Escola de Doutrina Social, Vol I, Ed Companhia Ilimitada, São Paulo 1989.(organizador).

-       “A Cultura da Solidariedade”, Escola de Doutrina, Vol II, Ed. Companhia Ilimitada, São Paulo 1990 (Organizador).

-      500 Anos de Evangelização. Partir novamente de um fato e de uma presença. Jesus Cristo ontem, hoje e sempre. (Heb 13,8)”, Ed. Companhia Ilimitada, São Paulo 1992.

-      Estética Teológica: A Força do Fascínio Cristão”, Ed. Vozes, Petrópolis, 2008.

  E molti  articoli tra i quali segnaliamo:

-      “Santo Domingo: La Novedad de un Método”, in: “Communio” Ed. Española. (n.1, enero-febrero '93) pp. 31-45. Ediciones Encuentro, Madrid 1993.

-       “Fides et Ratio. A audácia da Razão e o fascínio da Fé” em: Revista Eclesiástica Brasileira, REB  (233), Março 99, pp. 30-41.

-       “O Desafio da Razão: Percorrer a distância entre a Realidade e o Mistério” em: Hoffmann, A., Bueno, J.-L., Massimi, M. (Organizadores), Percorrer distâncias: um desafio para a razão humana, Ed. USP, Campus Ribeirão Preto - Companhia Ilimitada, SP, 2001, pp. 65-82.

-      “A Igreja como Sacramento. Símbolo, memória e evento” em: Revista Eclesiástica Brasileira ,REB,  (205), 2003, pp. 258-277.

-      “A pneumatologia de São Paulo” em Coletânea (Revista de Filosofia e Teologia da Faculdade de São Bento do Rio de Janeiro), ano VII, fasc. 13, 2008, pp. 63-83

-      “O Ensino Religioso: Identidade e Pluralismo” em: Revista “Communio” Ed. Brasileira, nº 86, 2003, pp. 3-18;

-      “A Via Pulchritudinis e a Nova Evangelização na América Latina” em Revista Eclesiástica Brasileira, REB, (261), 2006, pp. 64-88

-      “O Sínodo dos Bispos: A Palavra de Deus na vida e na missão da Igreja” em: Revista “Communio” Ed. Brasileira, nº 100, out./dez 2008, pp. 1195-1210

-      “Dall’ Essere alla Funzione: per la Missione”em Sacrum Ministerium, Congregatio pro Clericis, 1-2/2010, pp. 73-94

-      “A Palavra do Senhor, Comentário e destaques à Exortação Apostólica pós-Sinodal do Papa Bento XVI” em Revista Eclesiástica Brasileira, REB (283), julho 2011, pp. 606-618.


Chi opera meraviglie è il Signore


Le parole di S. Ecc. monsignor Filippo Santoro nella nostra intervista esclusiva



di Emanuele Ferro


Eccellenza, non posso non farle la domanda di rito 

(sì scontata ma quanto mai attesa!): che sentimenti prova in queste prime ore nelle quali ormai è ufficiale la sua nomina come arcivescovo di Taranto?

Sono commosso e grato al Santo Padre per questa sua manifestazione di stima e di amore. Sono molto felice di poter incontrare e servire la bella e viva comunità diocesana di Taranto ed ho il magone per il fatto di dover lasciare la Chiesa di Petrópolis, sin qui mia sposa.

Qui il suo nome era dato per certo da diverse settimane - non ci sono più i segreti di una volta! – però, ci è giunta voce che nella sua diocesi, non si aspettavano assolutamente il suo trasferimento. Cosa porterà di Petropolis in Italia?

L’affetto tipicamente brasiliano, una fede viva e vibrante. L’amore dei sacerdoti, dei seminaristi, dei poveri, degli alluvionati, che ho amato e soccorso. E poi un intenso spirito missionario; l’ardore delle pastorali, dei movimenti e delle nuove comunità. La ricchezza culturale dell’Università Cattolica che ho aiutato a recuperare nel suo prestigio; la stima dei politici, di tutti i partiti e della gente semplice. 

Ho scorto nella sua fitta produzione bibliografica una sua prima pubblicazione dal titolo “La comunità condizione della fede”. Il titolo è accattivante, purtroppo il testo non è ancora reperibile. Il giorno della prossima Epifania lei verrà a presiedere questa porzione del popolo di Dio, “una chiesa splendida”, come l’ha descritta monsignor Papa, il quale, in questi anni, ha cercato in ogni modo di farci diventare “adulti nella fede”. Come vorrebbe si preparasse la sua nuova comunità, luogo indispensabile di fede, a questo passaggio?   

Con disponibilità ad accogliere il pastore che il Signore ha scelto attraverso il Santo Padre. Ci aiuta a vivere questa disponibilità Maria, particolarmente in questo Avvento. 

Chi opera meraviglie è il Signore, noi dobbiamo semplicemente assecondarlo come ha fatto mons. Benigno durante tutti questi anni.  Sono felice di poter continuare il lavoro di un grande pastore, con il terreno già ben seminato. Metterò a disposizione di tutti voi l’esperienza di questi anni e quanto ho imparato nella missione della Chiesa. 

Non si può prescindere dalla sua lunga permanenza in Brasile. Lei nel Suo messaggio ne parla come di un’esperienza indimenticabile. Ha sicuramente in questi anni conosciuto la povertà di quei luoghi ma anche i segni tangibili di una crescita economica e culturale. 

Sembra che in Italia, invece, si stia facendo il percorso inverso, dall’opulenza alla povertà, dettato dalla crisi e da una molteplicità di fattori, ancora più sensibili nel nostro meridione d’Italia. Dal Suo osservatorio come appare la situazione del nostro Paese?  

Qui ho imparato con più evidenza la passione per Cristo. Solo per questo motivo 27 anni fa sono venuto in missione. Ho anche imparato dai brasiliani un forte ardore missionario soprattutto dei più poveri e della gente semplice. Adesso qui, grazie a Dio, c’è la ripresa economica e speriamo che possa continuare la crescita della fede e la presenza della Chiesa nella società. Dalle notizie che ho dell’Italia vedo che i cattolici sono chiamati a dare un contributo di serietà, di solidarietà e di speranza. 

Colgo un ulteriore spunto da un altro suo titolo interessante “A Cultura da Solidariedade”. Dio solo sa quanto ne abbiamo ora bisogno per rivoluzionare il mondo…

Certo, la solidarietà è la manifestazione nel sociale, tra di noi e soprattutto con i più poveri dell’abbraccio di Cristo. Lui si è fatto solidale con noi. Ci ha abbracciato senza misurare se eravamo giusti o corretti; ci ha amati e ci ama come siamo. 

Per questo noi possiamo amare a tutti con i fatti e rispondendo, per quello che è possibile, ai bisogni concreti di chi ha bisogno, sia materiali che spirituali. Durante l’alluvione che ha colpito le nostre città nel gennaio scorso ho fatto aprire le chiese e  i saloni parrocchiali per accogliere i sinistrati e abbiamo cominciato un’azione concreta di soccorso e di sostegno che si chiama “Presenza Samaritana”. Tutti sono stati accolti; senza vedere se erano cattolici, protestanti, (i pentecostali sono molti aggressivi) o di altre religioni. Al centro c’è la persona che è ferita sul ciglio della strada. Prepariamoci a sviluppare anche tra noi questo cuore, secondo la grande tradizione della carità della Archidiocesi di Taranto.

Sappiamo quanto nel Paese dal quale Lei proviene si stia investendo sulla formazione dei giovani. Giovani che qui da noi sono inquieti, disorientati. Con quale spirito Lei si rivolge a loro?

In queste ore mi sta commuovendo particolarmente la manifestazione di giovani. Piangono, si disperano, ringraziano e obbediscono al Santo Padre. Ho avuto con loro un rapporto intenso con un’esperienza chiamata Missione nella Scuola, che sta dando i suoi frutti. Soprattutto mi ringraziano perché li ho accolti mentre provenivano dalle esperienze più svariate e distanti senza misurare la loro risposta, dando fiducia, e incoraggiandoli nel cammino della vita dal punto di vista professionale e nella ricerca dell’ideale per il quale vale la pena offrire tutto. 

Il nostro giornale arriverà nelle case dei nostri lettori e nelle parrocchie nella prima domenica di Avvento. Ci dona una sua riflessione pervivere questo tempo specialissimo di fede?     

Insieme con tutta la comunità diocesana di Taranto sto vivendo questo tempo di attesa del Natale e del mio ingresso in Diocesi col cuore aperto e con la mente disponibile per lasciarmi sorprendere dalle meraviglie che il Signore opera e continuerà ad operare nella mia  e nella nostra vita. 

L´avvento é il tempo dell´attesa e dell´abbandono al piano di un altro, del Verbo fatto carne.  Quando ho vissuto così sono sempre cresciuto nella mia umanità. In Brasile è aumentato il mio gusto del vivere perché ho detto sì al Signore ealle persone che mi faceva incontrare.

Raccomando in questo Avvento a me e a tutti voi una apertura d´animo per seguire insieme quanto il Signore ci mostrerà. E l’ attesa è vera quando è domanda, preghiera e iniziativa.

Un caro abbraccio e una affettuosa benedizione a tutti in attesa di vederci quanto prima agli inizi di gennaio.



OTIUM   

Impariamo a ragionare

di Marco Testi




"Saper ragionare in modo valido è infatti la premessa indispensabile per un pensiero libero dalle fallacie, autonomo nel giudizio sulla realtà che ci circonda e sulle opinioni altrui”.

Comunemente la logica, intesa come scienza del corretto ragionamento, è confinata nella polverosa cantina delle discipline universitarie, in questo caso a metà strada tra lo scaffale della filosofia e quello della matematica. 

La pubblicazione di “Imparare a ragionare. Un manuale di Logica” di Roberto Giovanni Timossi (Marietti 1820, 511 pagine) ci costringe ad un ripensamento, ed è per questa ragione che lo proponiamo al lettore, perché al di là di alcune pagine tecniche in cui si affrontano argomenti prettamente disciplinari, l’approccio è nuovo, fresco, e soprattutto aperto a due contesti per noi rilevanti: le ricadute nel linguaggio della politica e i riferimenti ad esempi patristici, evangelici, spirituali che la dicono lunga sulla correttezza di questa ricerca, che si distanzia da quanti si basavano solo sulle scuole aristotelica, positivistica e formalistica. 

Il grande apporto del cristianesimo alla scienza della correttezza del discorso e alla logica in senso stretto è apprezzabile, perché pone con forza una condizione prima ignorata dalla logica tradizionale: il discorso sulla verità. 

Ma andiamo per ordine, parlando del primo punto, quello delle ambiguità nei discorsi - e nei ragionamenti - della politica. Quante volte ci siamo lamentati della fumosità degli interventi di chi ci rappresenta nell’assise parlamentare, della loro difficile decodificazione e della sensazione che essi talvolta o parlassero di nulla o fossero addirittura contraddittori? Bene, Timossi, che tra l’altro s’interessa del legame tra logica e fede, ci aiuta a capire proprio la logica (quando c’è) di alcuni discorsi che risuonano nelle aule della politica: “Nell’ambito dell’ambiguità o della vaghezza del linguaggio rientra una forma di fallacia molto ricorrente in politica e detta del ‘pensiero doppio’”. L’autore fa alcuni esempi, tra cui questo: “I partiti xenofobi sono pericolosi, tuttavia dobbiamo allearci con loro per vincere le elezioni”. In questo modo il cittadino inizia a raffinare le armi per capire meglio i trucchi del mestiere, che sono in genere procedimenti retorici e spesso contraddittori, basati “sull’ambiguità del significato delle parole o delle espressioni linguistiche”. Insomma, il polveroso scaffale della cantina in cui è relegata la logica dovrebbe essere visitato un po’ di più dai comuni cittadini, per iniettarsi gli anticorpi del politichese. 

Vi è poi la rivalutazione della logica legata al concetto di verità, e non solo alla corretta dipendenza tra premessa valida e conclusione, che esula dal discorso del valore etico, e va al di là del formalismo logico, avvicinandosi in alcuni casi alla dimensione religiosa. Perfino il padre Dante sapeva che un conto era un corretto ragionamento e un altro la verità: Timossi ricorda che nel XXVII dell’Inferno l’Alighieri affronta - alle prese con Guido da Montefeltro - l’argomento di coloro che usano la logica per ingannare gli altri e per trarne un profitto non lecito. 

Qui gli argomenti si rovesciano addosso a quelli stessi “loici” che li avevano usati con tanta disinvoltura, perché Guido, facendo orgoglioso affidamento sulla propria logica, calcola che può dire tutta la verità (i suoi inganni) a Dante, perché sa che “già mai di questo fondo/ non tornò vivo alcun”. La logica dell’ingannatore si scontra con la realtà effettuale (ovviamente nelle convinzioni di Dante e nella finzione della “Commedia”) di una eccezione nelle leggi divine, che permette ad un uomo ancora vivo di entrare nei regni dell’Aldilà e tornare indietro. Il ragionamento del sottile sofista è battuto dalla verità . E questo è il monito che ci arriva da un libro apparentemente scolastico: è un grave errore deificare il ragionamento logico e ritenerlo in grado di creare mondi di senso assoluto, perché in realtà si tratta di un procedimento limitato e autoreferenziale. 

Fuori di esso vi è altro, altri mondi colmi di significato, gli abissi inespressi del cuore umano, e soprattutto la dimensione del sacro che pone un diverso modo di leggere e interpretare la realtà, al di là delle parole. 

Qui la ricerca non è più della loro vastità combinatoria, ma della Parola, che talvolta si avvicina terribilmente al silenzio e alla spoliazione di ogni retorica umana.