Arc2012dicemb38-Nuovo Dialogo

Archivio dicembre 2012 N38

Anteprima Numero Nd 38


Un Natale di speranza ed unità

Carissimi fratelli e sorelle,

la festa della nascita del nostro Salvatore ci spinge, con coraggio e profezia , anche nelle attuali difficoltà alla speranza e alla gioia. Conosco bene gli affanni del momento presente per la nostra comunità, ma non possiamo cancellare la lieta notizia: “Vi annuncio una grande gioia, che sarà per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2, 10-11). perché ci «viene dato un figlio, un salvatore» e perché la gloria di Dio in cielo è la pace per gli uomini che desiderano appartenergli.

Il Natale non è un’evasione vagamente gioiosa, una parentesi, la festa dei buoni sentimenti, ma un punto di partenza fondamentale e definitivo per tutta la storia umana. Dice ancora il Vangelo di Luca: “Per loro non c'era posto nell'alloggio”. Colui al quale appartiene tutto non trova un posto per nascere. Non vorremmo che in mezzo ai drammi che ci stanno accompagnando o alla fiera del consumismo non ci sia posto per la nascita del Signore. E Lui viene esattamente nel dramma aperto dalla questione Ilva e nell’emergenza sanitaria perché nessuno possa dire che il Signore si è dimenticato di noi. Se c’è un luogo in cui Lui nasce volentieri è proprio in questa nostra situazione.

“Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia”. La Madonna pone Gesù in una mangiatoia, proprio come i più poveri tra i poveri. È nato in un luogo poco accogliente: una grotta che è una stalla perché nessun uomo senta che nella situazione in cui si trova possa nascere la speranza.

I visitatori della grotta di Betlemme, ci raccontano i Vangeli, dopo questa esperienza meravigliosa, tornano sì a casa, ma cambiando strada. E se la sfiducia si è accovacciata maliziosamente accanto al bue e all’asinello nel vostro presepe, non abbiate timore. Ai tempi di Giuseppe e Maria le cose non andavano meglio di adesso. Anzi. San Luca con un filo di ironia, racconta il decreto del censimento dell’imperatore Cesare Augusto, che pari ad un dio, si credeva il padrone del mondo, di tutta la terra. Maria e Giuseppe, lei giovane donna incinta e dimora dello Spirito Santo, lui carpentiere e uomo giusto, piccole unità anonime, di un’oscura provincia dell’Impero romano, si mettono in viaggio per farsi censire. Ma la mano di Dio opera e agisce in mezzo agli umili, amandoli e risollevandoli. La sua volontà si compie non assecondando i potenti, ma portando a compimento le antiche promesse. C’è una promessa nel cuore di ognuno di noi, c’è una promessa nel cuore di Taranto. Non permettiamo che ce la distruggano. È la promessa della vita nuova che nasce con il fatto della nascita di Gesù.

Così in una grotta di periferia, lontana dalla gente per bene, appare la salvezza del mondo. Se sentiamo le sferzate della crisi economica e ancor più la preoccupazione per il nostro grave problema sociale, che ormai è noto a tutti qual è il conflitto tra salute, ambiente e lavoro, ancor più questo Natale è per noi, come per i pastori nomadi all’addiaccio,un Natale di Speranza e di unità che ci spronerà a lavorare e a superare il rischio di non avere come Maria e Giuseppe una casa e  un lavoro ea alimenterà la fiducia e la speranza che i nostri figli non si ammalino di ben altro che il freddo e il gelo! Tarantini, questo Natale è per noi, il Natale della fede che deve crescere ed essere più viva per farci riscoprire i valori veri della nostra comunità. Sentendoci tutti responsabili, perché siamo tutti fratelli, solidali ed uniti. Questo Natale è per noi, perché nell’impossibilità di farci tanti regali possiamo accogliere l’unico dono che conta: Gesù Cristo, la via, la verità, e la vita.

Per chi viene Gesù? Soprattutto per chi soffre. Viene per le famiglie dei nostri ragazzi, Claudio Marsella e Francesco Zaccaria morti tragicamente all’Ilva: che dolore indescrivibile quel posto vuoto a tavola nel Giorno Santo, come in tutte le famiglie toccate dal lutto in questo 2012. Vorrei benedirvi e abbracciarvi per farvi sentire la consolazione che solo il Bimbo Gesù può dare a voi, Egli è venuto in una mangiatoia per sacrificarsi sulla croce, perché potesse essere solidale con ciascuno di noi nell’ora della prova. Il Natale è il periodo privilegiato per la solidarietà concreta; per questo desidero che nella festa della Santa Famiglia, il 30 dicembre in tutte le comunità parrocchiali, si faccia una questua a favore dei cittadini di Statte, prostrata dal tornado, ma desiderosa di risollevarsi presto. Non possiamo e non dobbiamo lasciare soli gli stattesi che, nella fiaccolata che abbiamo fatto insieme, hanno dimostrato unità, concordia e volontà di risollevarsi e di ricostruire ciò che è stato distrutto.

Così come ho fatto all’inizio di questo anno, anche ora desidero portare l’abbraccio di Cristo negli ospedali, in carcere, nelle nostre mense per i poveri e a tutti i senzatetto, ai quali spero presto di poter offrire, con l’aiuto delle istituzioni, un luogo per poter passare la notte.

Voglio augurare la gioia natalizia anche ai fratelli delle altre confessioni cristiane e stendere la mano della condivisione e della fratellanza ai non cattolici. E siccome il riverbero della luce natalizia affascina e coinvolge tutti, perché la nascita di un figlio, non può che portare gioia e tenerezza, il mio saluto, in amicizia, vorrei giungesse anche a tutti i non credenti. Mentre a coloro che si sono allontanati dalla fede dico di tornare fiduciosi e sereni, perché nella capanna di Betlemme c’è posto per tutti, e una stalla è fatta proprio perché nessuno si senta a disagio o inadeguato!

Nella messa della veglia, al 24 sera, portando in braccio l’immagine del Salvatore, presentando ai credenti il mistero del Verbo fatto carne, presenterò al Signore tutti voi.

Questo Natale è per noi, un Natale di pace e di unità. Vi abbraccio uno ad uno, annunziandovi «è nato in nostro Salvatore, è il Cristo Signore». E come dice la nota pastorale tarantina:

È nato un bambino divin 
sulla Terra sconvolta dal mar, 
cantiam cantiam la pia pastoral. 
Pace e amor lieta pastoral che la brezza reca dall'uno all'altro mar.

Auguri a tutti

Il vostro arcivescovo

Dom Filippo


Un Natale tutto tarantino

Da “U Bammine” ai Magi

Le tradizioni della vigilia. Preparativi del cenone. Le celebrazioni dell’arcivescovo. Le nostre belle processioni. I presepi. Iniziative di solidarietà. La Calata dei Magi a Lama

Natale tarantino fra luci, shopping, manifestazioni varie e… crisi, con inevitabile ricaduta sui consumi. Ma pur sempre Natale, con le sue poesie e le sue suggestioni, con l’attesa per il Bambinello, che nasce povero e subito perseguitato per salvare il mondo. Che senso può avere tutto il resto se non c’è consapevolezza di questo Evento, che colma di speranze uomini di ogni ceto sociale ed economico? Anziani e bambini sembrano i più sensibili nel recepirlo, aiutati in questo nei preparativi, fatti insieme, del presepe, dove ogni statuina ha una storia e una magia particolare. E poi, per far dimenticare un po' le vicende tristi degli ultimi tempi, ecco le pastorali all'alba della vigilia e tutti i componenti del sapore antico della nostra tradizione.

I preparativi della Vigilia

Sin dal primo mattino del 24 ai mercati rionali e alle bancarelle di via Di Mezzo sarà la ressa per l’acquisto di baccalà, anguille e capitoni, il cui prezzo, sostengono i pescivendoli, resta immutato da anni. C’è da crederci? E non si dimentichino i frutti di mare. Fra i “primi”, non manchi la pasta con le cozze (quelle di Mar Piccolo, quando torneranno?) o con il sugo d’anguille. E per secondo, ancora pesce, cucinato come meglio aggrada. Nei menu siano presenti frutta secca, arance e clementine di Palagiano, anche se tanti rimpiangono le manderine dalla corteccia gialla, dal sapore aspro ma fortemente aromatico, che riporta al Natale di un’infanzia lontana. Poi, i dolci: “pettole”, “carteddate” e “sanacchiutele” accompagnati da pandoro e panettone, spesso ripieni di creme dalle mille e più… calorie. Il tutto, tenendo sempre presente che, come in qualsiasi altro giorno dell’anno, sempre quelle sono le dimensioni dello stomaco e che quindi più di tanto non potrà riempirsi. Peccato, dunque, gettar via la roba o rovinarsi la festa con l’indigestione. Meglio dunque non esagerare e, perché no, ripristinare l’usanza di un salutare digiuno all’ora di pranzo, come facevano i nostri anziani.

E a sera inoltrata, dopo il defilè di portate, faranno la loro comparsa tombole e carte napoletane per la gioia delle famiglie riunite.

Le celebrazioni dell’arcivescovo

Il tutto, mai perdendo di vista l’orologio per essere puntuali alla celebrazione della Notte Santa. Quella presieduta dall’arcivescovo avrà luogo alle ore 23,00 in Concattedrale, dove celebrerà anche l’indomani, 25, alle ore 11,30. Mons. Santoro, nello stesso tempio, il 31 alle ore 18,30 presiederà la S.Messa di ringraziamento con il canto del “Te Deum” e giorno 1 gennaio alle ore 11,30 celebrerà in occasione della giornata mondiale della Pace. Sabato 5 alle ore 16 concelebrazione eucaristica in Concattedrale per ricordare il primo anniversario del suo ingresso in diocesi. Domenica 6, Epifania, S.Messa dell’arcivescovo sempre in Concattedrale alle ore 11,30.

La processione notturna

Tradizione sarà anche la partecipazione alla processione notturna di Gesù Bambino. C’è quella organizzata dalla parrocchia di San Lorenzo da Brindisi, in viale Magna Grecia, nel corso della Messa della Natività. Sarà allietata dalla partecipazione di una piccola banda musicale che precedentemente effettuerà il giro per il quartiere “Salinella”.

Al quartiere Paolo VI, a cura della parrocchia del Corpus Domini, la veglia di Natale si terrà alle ore 23 nel grande presepe vivente negli spazi attigui alla chiesa (olte 120 i partecipanti).Alle ore 24 ci sarà la Santa Messa e subito dopo si tornerà al presepe per un momento di convivialità. La processione con Gesù Bambino in tre zone distinte del territorio parrocchiale si terrà nelle sere del 27, 28 e 29 con inizio alle ore 19,30.

Natale di solidarietà

L'Abfo, l'associazione benefica intitolata a Fulvio Occhinegro, come ogni sera, continuerà la sua missione di solidarietà con la fornitura di generi di conforto ai senza dimora. In particolare la sera del 24 alle ore 21,30 i volontari sosteranno nella stazione ferroviaria per l'annuncio del Natale e un momento di preghiera condotto da don Francesco Mitidieri. Farà seguito un momento di fraternità.

Nella casa circondariale nei giorni dal 17 al 22 l'associazione “Noi & Voi” curerà la distribuzione di regali ai figli dei detenuti al momento dei colloqui con i familiari.

Sempre nell'istituto di via Magli, in preparazione al Natale, il 13 dicembre si è svolta la peregrinatio della Madonna di Loreto a cura dell'Unitalsi. L'immagine è stata portata nelle cappelle dei reparti maschile e femminile, dove si è tenuta la recita del Rosario  il canto delle litanie; i momenti di preghiera sono stati guidati dai cappellani don Francesco Mitidieri e don Saverio Calabrese. La direttrice della casa circondariale Stefania Baldassarre, il comandante della polizia penitenziaria Giovanni Lamarca e il capo dell'area perimetrale Vitantonio Aresta hanno ringraziato i volontari e il presidente Unitalsi Gianni Insogna e hanno auspicato il ripetersi dell'iniziativa.

U Bammine curcate

Il giorno di Natale, si rinnoverà l’appuntamento con la bella processione in Città vecchia de “U Bammine curcate” (Gesù Bambino nella culla), appuntamento irrinunciabile per i tradizionalisti. Organizza la confraternita della SS. Trinità, nella caratteristica mozzetta rossa, con la partecipazione di quella dell’Immacolata.

Un tempo la processione partiva all'alba dalla chiesetta della SS.Trinità, all’inizio di via Duomo, poi demolita per far posto alle colonne doriche.

Salutato da una “salva” di fuochi d’artificio e dal volo di bianchi colombi, il Bambinello muoverà dalla Basilica di San Cataldo subito dopo la Santa Messa delle ore 10.00, celebrata dal parroco mons. Marco Morrone. Questo l’itinerario: via Duomo, pendio San Domenico, piazza Fontana, via Garibaldi, discesa Vasto, piazza Castello (dove avrà luogo uno sparo di batterie) e via Duomo. Al rientro, sul sagrato, lancio di palloncini multicolori.

Quindi, altra maratona gastronomica, questa volta a menu libero, e giochi di società a volontà, per tante ore di spensieratezza e di letizia fra le persone che più si vogliono bene.

I presepi

Non manchi la visita alle maggiori esposizioni di presepi allestite in città. Ricordiamo innanzitutto quella della sezione tarantina dell’“Associazione Italiana Amici del Presepio”, XXV edizione, nell'istituto Maria Immacolata, che sarà inaugurata domenica 23 alle ore 17. Nell'occasione sarà disponibile il calendario artistico con foto delle realizzazioni del presepista di fama internazionale Antonio Pigozzi. Ricco il corollario di manifestazioni. Il 26, alle ore 18, Anna Finiello presenta “L’Infanzia di Gesù”. Il 28, alle ore 19, in San Domenico, l’associazione “I menestrelli” presenta il Concerto di Natale con la partecipazione dei cori di San Domenico, della Madonna della Fiducia e dell’Addolorata accompagnati dall’orchestra “Ottagono musicale”. Il 6 gennaio alle 18, nell’Istituto Immacolata, serata conclusiva presentata da Maria Pia Intini con il Concerto di Natale proposto dall’Accademia dei Due Mari e con l’assegnazione del Premio “Monsignor Michele Grottoli”, X edizione. Ospite d’onore don Lucangelo De Cantis, parroco a Carosino.

La mostra potrà essere visitata nei giorni feriali dalle ore 17 alle 20,30 e in quelli festivi anche dalle 10 alle 12. Si potranno acquistare, al costo di 1 euro, i biglietti della lotteria abbinata a otto presepi artistici. L’estrazione avverrà il 6 gennaio. Nella guida alla mostra, il presidente Michele Parabita auspica che si possa avere una struttura permanente per ospitare le opere artistiche dell’associazione a Taranto, che già vanta musei privati di altrettanti soci: Corrado Costa, Anna Finiello e Lucio Marangi.

Merita la visita anche la rassegna presepistica nell’ex chiesetta della Madonna della Scala, in via Duomo, nei pressi della Cattedrale, abbinata a una collettiva pittorica in tema natalizio con trenta pittori. Organizzano le associazioni “Madonna della Scala”, “Fratelli Rosselli” e “Vito Forleo”. In provincia, da ammirare i presepi viventi a Faggiano, Crispiano e San Marzano di San Giuseppe.

U Bammine all’erte

Appuntamento con la tradizione della mattina del 6 gennaio è quello con “U Bammine all’erte” (Gesù Bambino in piedi, poggiato su una nuvoletta e sostenuto dagli angeli). La processione è organizzata dalla confraternita del SS.Nome di Dio, con la partecipazione di tutte le altre cittadine. Il programma prevede alle ore 9,30 nella chiesa di San Domenico la Santa Messa celebrata da mons. Mimino Quaranta e al termine il coloratissimo corteo per le vie del Centro storico, salutato anche questa volta dal volo di colombi e dallo sparo di una batteria pirotecnica Attorno alle ore 11,30 sosta in piazza Castello per il lancio di palloncini multicolori.

In serata, in San Cataldo, alle ore 18, Santa Messa e al termine la processione lungo via Duomo per riportare il Bambinello in S.Agostino. Prima del rientro in chiesa, in piazza Castello, avrà luogo un grande spettacolo pirotecnico per siglare la conclusione dei festeggiamenti natalizi nel centro storico. Alle tre processioni le pastorali tanto care al nostro popolo saranno eseguite dalla banda “Giovanni Paisiello-Città di Taranto” diretta dal maestro Vincenzo Simonetti.

Nella stessa serata del 6 gennaio, si svolgerà un'altra piccola processione del Bambinello a cura della confraternita del Carmine per le strade del Borgo. Avrà luogo subito dopo la Messa delle ore 18.30 con  l’accompagnamento di una piccola banda musicale. Al rientro, il bacio dell’immagine.

La Calata dei Magi

La sera del 6 gennaio il Natale tarantino si chiude con la Calata dei Magi a Lama: “Momento di crescita umana e culturale attraverso la partecipazione ad un evento storico ricco di valori; occasione di coinvolgimento di parrocchiani di ogni età, veri protagonisti della festa; strumento ideale per la trasmissione di valori a livello intergenerazionale e di integrazione delle numerose famiglie negli ultimi anni stabilitesi nel quartiere”, spiega il parroco della “Regina Pacis” don Mimino Damasi.

Le testimonianze più antiche fanno risalire le origini de "La Calata" nella vicina masseria "La Battaglia", agli inizi del secolo, nel contesto semplice della vita dei campi. Il testo della "recita" nel suo nucleo centrale è antichissimo, ispirato al Vangelo e ai testi apocrifi sull'infanzia di Gesù. Nel tempo la rappresentazione si è arricchita dal punto di vista scenico, mai smarrendo l'intensità emotiva, con delle integrazioni, come l'episodio della fuga in Egitto.

La festa è annunciata da “colpi oscuri” al mattino e dalle melodie tradizionali intonate dalla banda che suona per le vie del quartiere. A mezzogiorno sul sagrato si svolge l’asta per l’aggiudicazione dell’itinerario della processione del Bambino. Vi partecipano rappresentanti delle contrade Bellatrase, Carelli, Capitignano, Faito, Battaglia, Fontane, San Domenico. Non si raggiungono cifre elevate, ma è solo un espediente per suscitare emulazione ed entusiasmo.

Alle 15,30 la processione, che da alcuni ha assunto la forma di un corteo festoso che, con la partecipazione allegra e colorata di molti bambini e ragazzi oltre che della banda musicale .

Al rientro della processione, alle ore 18 ci sarà la Santa Messa celebrata dall'arcivescovo mons. Filippo Santoro. Quindi dalla contrada vincitrice dell’asta, la partenza dei Magi a cavallo verso il sagrato della chiesa “Regina Pacis”. Alle ore 19 sul sagrato, la rappresentazione, dalla durata di circa un’ora. Questa si svolge tra i due punti focali del racconto, da una parte il palazzo di Erode e della sua corte con l’impressione della potenza e del fasto, e dalla parte opposta la semplice capanna della Natività. I Magi, superato l'inganno di Erode, giungono davanti al Divino Infante, si prostrano adoranti e consegnano i doni spiegandone il significato: l'oro, la carità; l'incenso, la preghiera; la mirra, i patimenti futuri. Il tutto ha termine con la fuga in Egitto della Sacra Famiglia.

Il programma prevede quindi lo spettacolo del gruppo musicale degli “Akusimba” di San Lorenzo da Brindisi, con un repertorio di musica leggera e natalizia. Alle ore 21, a conclusione della festa, i tradizionali fuochi d’artificio.

Anche quest’anno saranno messi in vendita, per coprire le spese dell’organizzazione e per un ricordo della manifestazione, esemplari del gruppo dei Re Magi in ceramica, realizzato a mano dagli artigiani di un laboratorio d’arte del Leccese. Si potranno acquistare nella sede dell’associazione “Calata dei Magi” nei locali parrocchiale dove sono reperibili anche i biglietti della lotteria (1 €) com ricchi premi offerti dai commercianti. L’estrazione avverrà domenica 13, a mezzogiorno.

A.D.


Fine anno:

visti i bilanci meglio sognare

Riflessione semiseria su quello che gli italiani si aspettano dal 2013. E i tarantini? Qui sprofondiamo nella chimera

Di Silvano Trevisani

Negli anni passati, di solito l’ultimo numero dell’anno non trascurava mai, di fronte alla svolta imposta dal calendario, di proporre bilanci per l’anno che si andava chiudendo. Sempre immaginando che, di converso, questi bilanci avrebbero rappresentato una sorta di “memento” programmatico per l’anno che ci veniva incontro.

Ma, a conclusione di questo 2012, ci siamo chiesti, a differenza delle altre volte, se fosse proprio il caso di mettere insieme un “album” dell’anno declinante, dal momento che i fatti salienti e l’andamento generale sono ben presenti alla memoria di tutti (oltre che al “cuore” e, perché no: alle tasche!), e certamente ancor più in quella dei nostri lettori che sono, in genere, ben informati e consapevoli.

Il temine “bilancio”, poi, comporta implicitamente la misurazione dei fatti: quella da porre sui due bracci della bilancia: quello delle positività e quello delle negatività. Ma per il 2012 sarebbe una partita sleale, poiché le negatività vincerebbero l’incontro… a tavolino. Sia che considerassimo le vicende del nostro Paese, sia che considerassimo in modo più particolare le vicende di Taranto, non potremmo evitare di apparire deprimenti e negativi, come non dovrebbero essere i credenti. Preferiremmo rifugiarci, semmai, in quel territorio che Aldo Modo definiva “pessimismo della ragione – ottimismo del cuore”, per cercare segni di speranza anche in una realtà che - se ce li ha – li nasconde molto bene!

E così, proprio premendo sul testo della speranza, proviamo a immaginare ciò che gli italiani chiederebbero per l’anno prossimo, e augurerebbero a se stessi e agli altri, dato che, se questo numero arriverà nelle vostre case sarà segno che la fine del mondo (prevista per il 21 dicembre!) è stata sventata.

Penso che il primo sogno collettivo, per l’inizio anno, visto che si voterà a febbraio, sarebbe quello di avere finalmente un governo efficiente, sobrio, capace e che perseguisse il bene pubblico. Ah! Come sarebbe bello accendere la tv e vedere che gli show televisivi tornano appannaggio di attori, showman, cantanti, soubrette, prestigiatori e che i politici si accomodano finalmente negli scranni parlamentari (di solito deserti), lontano dai riflettori, a svolgere il lavoro per il quale hanno chiesto e ottenuto il voto e vengono pagati profumatamente! Un sogno! Sì, ma molto bello.

E la politica? Si limita rigorosamente alle tribune politiche, come succedeva quando l’Italia era un paese felice.

Ma mentre faccio questo sogno mi rendo conto che tutti gli altri vengono a connettersi con questo: se le politica ridiventa corretta, l’Italia tornerà a crescere! La corruzione tornerà a livelli fisiologici e marginali e non sarà più in sistema di potere! Gli evasori fiscali, che rovinano il bilancio dello Stato, non avranno più protezioni nelle lobbies e di conseguenza, ecco verificarsi un sogno tutt’altro che utopico: le tasse possono diminuire! per tutti!

E invece cosa chiederebbero i tarantini? Direi che, a caldo, forse la loro chimera sarebbe, in questo momento, di vedere la loro città annessa a un altro Paese. Che avesse voglia e capacità di risolvere i suoi problemi da sempre irrisolti… Chessò: la Svezia, il Canada, il Lussemburgo o… la Germania! Poiché, vedete: la ruota sgonfia di un’auto malridotta che esce di strada non ha molte possibilità di venire riparata. Scusate il paragone ardito, ma se la ruota sgonfia si trovasse su una Mercedes che sta rientrando ai box per il rifornimento, potrebbe essere rigonfiata in un attimo e ripartire alla grande! Se invece si trovasse su una Fiat (paragone doppiamente calzante!) che perde prestazioni, potrebbe non arrivare mai ai box e se ci rientrasse: potrebbe non ripartire per mancanza di benzina, perché non si trova il gonfiatore, perché l’autista è stato licenziato per attività sindacale, e così via…

Ma purtroppo Taranto è l’ultima ruota di un Paese allo sbando e per riuscire a fare “bei sogni” dovrebbe ricorrere a sostanze stupefacenti!

Allora? Pensiamo a sogni meno chimerici. Si potrebbe cominciare con un Comune efficiente, che si dotasse finalmente, dopo 40 anni, di un piano regolatore realistico, che mettesse mano al recupero della Città vecchia, che si facesse parte attiva di un accordo di programma per il risanamento e lo sviluppo. Sviluppo abbiamo detto? Beh, sì! Non è vero ciò che dicono i sindaci per difendersi, quando sostengono che il Comune non può promuovere occupazione. Pensiamo alla partita del Demanio militare e a quello che se ne potrebbe fare, pensiamo allo sviluppo del porto, alla rigenerazione urbana, agli itinerari turistici della Magna Grecia, al piano di sistemazione turistica dell’isola amministrativa, lasciata al saccheggio dei furbi… Questi restano sogni solo per una realtà come la nostra. Altrove sarebbero fatti concreti.

Ci accorgiamo, infatti, che ci appaiono come sogni cose che in un’altra città, persino italiana (insomma persino per un’altra gomma montata su una Fiat Punto) sarebbero progetti verosimili e realizzabili. Ecco perché tutti gli indicatori economici mettono Taranto all’ultimo posto persino di un Paese come l’Italia! E essere ultimi in Italia significa che stiamo messi male. Allora: continuiamo a sognare e buon Natale a tutti.


Sotto l’albero vorremmo trovare un posto di lavoro”

A casa Morgante si fa festa e si spera in un domani migliore

di Marina Luzzi

Il Natale al tempo della crisi ha il volto di Teresa Pastore e Carmelo Morgante. Appena conclusa l’esperienza da protagonisti nel reality “Romanzo Familiare”, trasmesso da Tv2000, ci accolgono con un gran sorriso nella loro casa al quartiere Paolo VI. Chi ha imparato a conoscerli attraverso i filmati televisivi del programma che racconta le giornate di famiglie italiane, sa che loro si barcamenano tra Riccardo e Lorenzo, i figli di 12 ed 8 anni, la scuola serale per ottenere il diploma di ragioneria, i compiti, le bollette da pagare. Sa che lei, estetista e parrucchiera, per un’improvvisa e grave disfunzione alla tiroide, ha dovuto smettere di lavorare e che il marito, per tutti Lino, 41 anni, da quasi due è stato licenziato e non riesce a trovare un’altra occupazione. Per loro non sarà un Natale facile.  Il mutuo non si riesce a pagare, figuriamoci i regali ai bambini che, convinti che Babbo Natale non abbia di questi problemi, hanno compilato una lista di tutto rispetto. A casa Morgante però non si perde il buon umore e non manca mai una tazza di caffè per gli ospiti. «Abbiamo scelto di raccontare la nostra storia in tv– ci spiega Teresa – perché non c’è da vergognarsi se in Italia non viene garantito un posto di lavoro. Molta gente nasconde la propria condizione, noi invece abbiamo voluto dar voce a chi non ce l’ha. Siamo arrabbiati con le istituzioni, a partire da quelle locali che sembrano “fantasmi”». In una situazione del genere, dove il pranzo e la cena ogni giorno sono garantiti dal buon cuore di suoceri e consuoceri, è facile cadere nella disperazione. Eppure Teresa è serena. “Quando Lino ha perso il lavoro per due giorni ho pianto. Poi ho pensato che voglio che i miei bambini vivano un’infanzia gioiosa, tranquilla, che da questa esperienza potevamo trarre del buono per insegnare loro che nella vita ci sono i problemi ma bisogna imparare ad affrontarli giorno per giorno, mettendosi in gioco, avendo il coraggio per ripartire”. Anche per questo hanno deciso di iscriversi a scuola. “Andiamo al serale perché essere al momento inoccupati non vuol dire doversi piangere addosso. Bisogna impiegare bene il tempo – spiega Lino – e dare il buon esempio a Riccardo e Lorenzo. E poi stiamo accrescendo la nostra cultura personale e prenderemo un diploma in ragioneria che speriamo sia spendibile per una nuova occupazione e chissà che non si possa continuare il percorso scolastico. Ormai ci ho preso gusto”. Il pensiero, guardando gli addobbi e l’albero che fa bella mostra di sé in salone, torna alle feste che ormai stanno entrando nel vivo. “Quest’anno, con tutte le difficoltà che vive la città, vivrò un Natale agrodolce” – confessa Lino. “Per me sarà ancora una volta bellissimo – afferma Teresa – perché lo trascorrerò con le persone che amo di più, mio marito ed i miei figli. Questo periodo è magico, è come se riprendessi a sognare, a credere che un mondo migliore sia possibile. L’entusiasmo inizia  il giorno di Santa Cecilia. Coloro la casa e addobbo l’albero la notte del 21 e poi metto a lievitare l’impasto delle pettole. Al mattino presto sveglio i bambini e Lino con le musiche della pastorale e le pettole calde. Nel mio quartiere lo sanno: a casa Morgante si frigge tutta la giornata e c’è un piattino di pettole ed un sorriso per chiunque voglia venire a trovarci. Anche il 24, il 25 ed il 26 dicembre si fanno da noi, con la famiglia di mio marito e la mia. Passiamo la notte a giocare a carte ed alla tombola. Sono arrivata ad ospitare a casa anche 35 persone. A me piace così, sentire la festa. E nel giorno dell’Epifania non possono mancare i calzoni”. Natale è anche tempo di desideri: “Le nostre famiglie di origine e mio fratello, che lavora in Marina, ci aiutano tanto e per questo il pranzo e la cena non mancano mai ed i bambini possono ancora fare sport nel pomeriggio. Quello che chiederei, oltre la salute, che è il bene primario, è un lavoro per me e mio marito. Voglio tornare a pagare il mutuo. L’ho desiderata tanto questa casa, dopo anni in affitto. Ho curato perfino i lavoretti, dall’angolo cottura al pavimento della cucina. È proprio come la volevo». Nel Natale della crisi non c’è tempo per perdersi in regali inutili, Taranto torna a guardare all’essenziale, come la famiglia Morgante.


“Faccio i sannacchiudere, l’ho promesso ai bimbi”

di Mario Panico

Sullo zerbino verde un po’ consumato, davanti la porta d’ingresso, c’è scritto "Buon Natale". Maria ci accoglie nella sua casa, al quarto piano di un palazzo del quartiere Tamburi. Filippo e Carmela, i suoi due piccoli gemelli di sei anni, stanno giocando con le statuette del Presepe, inscenando la venuta di Maria a Betlemme. 
"Come passerai il Natale?"- la domanda fa sorridere Maria e fa rizzare le orecchie di Giovanna, la primogenita di dieci anni, che in angolo del tavolo non riesce a trovare l’inizio al suo tema sullo stesso argomento.
"Quest’anno sarà più difficile, inutile negarlo. Le spese sono notevolmente aumentate, ogni piccolo regalo viene controllato perché non possiamo permetterci extra. Fino a qualche anno fa il regalo a tutti i miei nipotini era immancabile, ora con tutti i miei fratelli ci siamo accordarti per abbandonare questa tradizione. Che cosa strana, eh! – dice in un sorriso amaro – programmare di non farsi dei regali, così si evita di dover ricambiare. Dobbiamo fare i conti con l’Imu, le varie bollette immancabili e … ora che mi ci fai pensare, bisogna iniziare a mettere da parte i soldi del canone". 
Giuseppe, suo marito, ha sempre lavorato all’Ilva, nell’area a freddo. L’ombra della cassa integrazione ha reso le giornate più difficili, perché quando lo stipendio è solo uno "deve bastare e avanzare"- finisce Maria.
"Mio marito ci ha garantito che non cambierà nulla, ma io non gli credo" – continua, mentre macchia il suo caffè con un po’ di latte. "Proviamo a non pensarci, ma è davvero difficile. Io non so che sperare perché se chiude la fabbrica che futuro dovrò dare ai miei bambini? Non sono egoista, conosco il problema ambientale e della salute, ma conosco anche gli stenti. Abbiamo fatto tanti sacrifici per arrivare dove siamo". Nel palazzo di Maria ci sono stati dei decessi per tumore in questi anni. "Solo ora i nostri morti sono famosi, prima che questo quartiere fosse la succursale del San Brunone. Quei maledetti, spero che la legge faccia pagare loro tutti i danni" – chiosa mentre si riferisce ai Riva. Fissa le sue mani e gioca con la fede mentre parla, le luci bianche e rosse dell’abete, dietro di lei, si riflettono nei suoi occhiali blu. "L’atmosfera di Natale, almeno in casa, l’abbiamo cercato di crearla. Anche se le preoccupazioni sono tantissime, non vogliamo far pesare ai bambini tutta questa storia. Il pranzo di Natale sarà un po’ più magro, ma ce la faremo".
Il Censis, nel suo Rapporto 2012, l’ha definita una crisi “perfida”. Gli italiano, in pochi mesi, sono stati costretti a imparare rapidamente il significato di parole come spread e default, che hanno cambiato l’asse di rotazione della quotidianità  delle famiglie italiane. A Taranto, come un zoom sul dettaglio, la situazione  è stata aggravata della cassa integrazione del colosso siderurgico. "A Natale togli lo stipendio? Non si fa". Risparmio, rinuncia e rinvio sono diventate per necessità le direttrici dei comportamenti familiari, le tre "r", le chiama il Censis, i tre assi cartesiani, per Maria. 
"Ora faccio i sannacchiudere, l’ho promesso ai piccoli". I suoi figli si girano di colpo verso di lei, sorridendole. Non aspettavano altro.

Il Natale nella casa di riposo “Beato Nunzio Sulprizio”

Attività, momenti di aggregazione e il racconto di Annamaria

Di Rosa Cambara

È tempo di dedicarsi al Natale anche alla casa di riposo “Beato Nunzio Sulprizio”.

Il pensionato, che attualmente accoglie 84 anziani, ha organizzato una serie di attività per intrattenere i suoi ospiti, cercando di rendere l’atmosfera quanto più possibile familiare e di farli sentire a casa, coinvolgendo in queste attività anche i parenti e gli operatori. È fondamentale, infatti, che le persone non più autosufficienti continuino a sentirsi parte di una realtà, per allontanare la nostalgia di casa e sentirsi accolti in una seconda famiglia. Sì, perché il legame che si crea tra gli ospiti è molto forte, come dimostra l’entusiasmo con cui essi partecipano ai giochi che gli operatori organizzano per loro. Un legame che si rinsalda ogni giorno attraverso la comunicazione e la condivisione.

La Fondazione Beato Nunzio Sulprizio, dunque, insieme alla società cooperativa “Job & Care”, ha promosso la rassegna “Natale Insieme 2012”, che comprende una serie di appuntamenti per rendere più allegra la vita degli anziani. Lo scorso 11 dicembre, per esempio, il gruppo di preghiera della chiesa Madonna di Fatima ha allietato gli ospiti con preghiere e canti di Natale; martedì 18 dicembre, invece, è stata la volta dell’immancabile tombolata natalizia, che ha coinvolto ospiti, operatori e parenti, in un momento di convivialità e di “colore”, con le espressioni tipiche della Smorfia napoletana; venerdì 21 dicembre, inoltre, si terrà un saggio di danza a cura dei giovani allievi della scuola “Leos Dance”, di Leonardo e Silvana D’Andria.

Altri due appuntamenti, infine, sono previsti per le prossime settimane: il duo Michele&Roberta intratterrà gli ospiti con canti e animazioni venerdì 28 dicembre per salutare il 2012, e giovedì 3 gennaio per l’arrivo dell’Epifania.

Ma come vivono il Natale gli ospiti del pensionato? Lo abbiamo chiesto alla signora Annamaria Reale, che trascorrerà la sua prima festività nella casa di riposo “Beato Nunzio Sulprizio”. Annamaria dichiara di affrontare il momento con gioia, e la sua gioia è evidente dalla fretta che dimostra nel voler raggiungere il resto del gruppo, radunato nel salone per giocare a tombola. L’anziana signora racconta di amare il contatto con gli altri, che realizza soprattutto attraverso la conversazione; amore che ha sempre avuto fin dalla gioventù, quando faceva la sarta. E ancora oggi, anche se i problemi di salute la costringono a essere assistita e a rinunciare a quell’operosità che ha sempre contraddistinto la sua esistenza, non può prescindere da quel contatto, da quello scambio che rende tutto più vivo. A tal proposito, Annamaria rivela un aneddoto molto toccante della sua vita all’interno del pensionato: durante un’occasione di animazione, con musica e balli, aveva il desiderio di alzarsi dalla sedia a rotelle e di muoversi, ma i suoi piedi, oggi, glielo permettono a fatica. Allora, una delle operatrici l’ha aiutata a ballare, e le veniva da piangere di gioia perché riusciva ancora a divertirsi a ritmo di musica. Dunque, nonostante la nostalgia di casa e la frustrazione per il non essere più autosufficienti, e magari circondati da persone in condizioni di salute ancora più precarie, è possibile lo stesso trascorrere dei momenti sereni, grazie all’assistenza e alla professionalità del personale che si prende cura degli anziani.

Anche nel giorno di Natale non mancheranno i momenti di aggregazione, con il pranzo e il panettone per tutti gli ospiti che resteranno nel pensionato. E don Antonio Cotugno che reciterà la messa.


Natale… per i bambini dell’ospedale

Di Claudia Spaziani

 “Per volare occorrono pensieri felici”. Tra disegni di alberi, fiori e orsetti color pastello, campeggia questa frase sul muro del reparto pediatria dell’ospedale Ss. Annunziata di Taranto. Accoglienza, serenità e buonumore sono le parole d’ordine di un ambiente pulito, fatto di e per bambini. Il primario, dott. Merico, ci accoglie con aria festosa, mentre diversi bambini gli corrono incontro: “Dottore, dottore, guarda il nostro disegno!”. Ci presenta ad alcune mamme ed infermiere sorridenti, rilassate, con gli occhi e il cuore traboccanti di amore per il loro lavoro e per i piccoli pazienti. “In questo reparto c’è sempre un’aria di grande accoglienza e tranquillità. Cerchiamo di rendere ai bambini l’impatto con l’ospedale il meno traumatico possibile” parla Annarita Filannina, una delle infermiere, che opera da venticinque anni in pediatria e può testimoniare il grande lavoro svolto dalle varie èquipe per rendere la degenza più serena e piacevole possibile. “Con noi medici collaborano diverse associazioni come l’Arciragazzi e l’Abio, un’associazione di volontari che opera per realizzare una buona accoglienza nei confronti del bambino e della sua famiglia, inserendosi con discrezione e disponibilità tra le diverse figure che operano in ospedale. Per il periodo natalizio, abbiamo organizzato una pettolata e sono previsti ogni giorno momenti di preghiera come il rosario, con l’aiuto di una suora”, continua la dott.ssa Filannina, seguita dagli assensi compiacenti della caposala, dottoressa Palma De Bartolomeo. “La sera del 24 ci sarà poi la messa di Natale, alle ore 22, ma noi accompagneremo i bambini con i loro genitori la mattina del 25 alla celebrazione eucaristica presieduta da don Filippo Urso”. Il reparto è un tripudio di colori, giochi e sorrisi. Pareti affrescate di colori e parole vivaci e luminose, stanze piene di armonia e giochi divertenti. “I bambini, una volta accolti e ambientati, non vogliono andare più via dal reparto. È una cosa sorprendente. È importante poi sostenere le mamme di questi bambini, soprattutto nei casi più gravi come le distrofie. Vedere il sorriso sul loro volto è una gioia immensa”. Ogni anno poi si succedono iniziative di animazione da parte di volontari diversi. Quest’anno c’è stata la partecipazione del Vides, associazione di Volontariato giovanilevoluta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice o Salesiane di Don Bosco e promossa dal Centro italiano opere femminili salesiane (Ciofs)con l’aiuto di alcuni animatori dell’oratorio “Maria Ausiliatrice” di Taranto. Nel pomeriggio di mercoledì 19 dicembre i bambini del reparto sono stati coinvolti nei giochi dell’animazione oratoriana, ricevendo anche dei giocattoli, e le mamme sono state impegnate in un’ora di preghiera e meditazione della Parola di Dio, da cui trarre la forza necessaria per sostenere i loro piccoli nel percorso ospedaliero. I bambini appaiono sereni mentre giocano nei corridoi del reparto, accanto al grande albero di Natale pieno di luci colorate. Le mamme sorridono soddisfatte dell’accoglienza e dell’ospitalità ricevute. È il caso di dire che anche nella sofferenza, il Natale può risplendere come luce festosa e armoniosa nel cuore di mamme e bambini dell’ospedale.


Croce Rossa italiana: terzo anno a Taranto del ‘Pranzo di fraternità’

Oltre 200 le persone della provincia ionica invitate a partecipare

di Tecla Caforio

Il Comitato femminile della Croce Rossa italiana di Taranto, a pochi giorni dall’arrivo del Natale, ha organizzato per il terzo anno consecutivo, il ‘pranzo di solidarietà’ a favore dei meno abbienti, nel il circolo sottufficiali della Marina Militare.

Un menù tradizionale per il pranzo, dal prosciutto al panettone, che ha coinvolto più di 200 persone tra i bisognosi del territorio, assistiti della Caritas ed ospiti giornalieri delle mense organizzate dalle parrocchie del Carmine e di San Antonio.

Il progetto ha visto coinvolte in prima linea le 67 volontarie del Comitato della Croce Rossa, gli addetti mensa del circolo sottufficiali, più 42 giovani studenti dell’ Istituto alberghiero Mediterraneo che si sono occupati della preparazione del pranzo e del servizio in sala.

“La sezione di Taranto – spiega Anna Fiore, commissario da 6 anni del comitato femminile – vuole essere concretamente vicina a chi ha bisogno. La solidarietà è il tema dominante del nostro impegno. Ricordiamo che le iniziative della Croce Rossa sono organizzate grazie alle periodiche raccolte fondi organizzate in diverse occasioni come ad esempio la scorsa settimana, al concerto Gospel presso la chiesa di San Domenico. Sento doveroso ringraziare le associazione panificatori e pasticceri – prosegue Fiore - per il prezioso contributo che ci hanno dato grazie alla donazione di dolci, orecchiette e panettoni. A sostegno dell’iniziativa, anche il Consorzio produttori vini di Manduria che ha fornito il vino per il pranzo per tutti i nostri ospiti”.

La calda sala del circolo, addobbata come un salone casalingo, ha visto festeggiare anziani e bambini e per la prima volta, anche un nutrito gruppo di ospiti di religione musulmana: per loro, il comitato ha organizzato un menù differente a base di pesce nel rispetto delle diverse tradizioni alimentari. Nel gruppo dei tarantini, salta subito all’occhio Antonio che non perde tempo ad avvicinarsi e a raccontare il perché si trova lì: “Sono un cuoco in pensione. Ho fatto questo lavoro per 35 anni ma ho perso tutto, lavoro e famiglia per via di un vizio che mi ha rovinato la vita. Ho sofferto di una grave dipendenza dal gioco d’azzardo ed oggi i miei due figli non vogliono più vedermi. Così sono finito a vivere per strada. Oggi ho risolto il mio problema ed è grazie a queste occasioni che riesco ad andare avanti. Certo, non sono sufficienti ma è già qualcosa”.

Un ruolo importante è stato rivestito dai 42 ragazzi dell’Istituto alberghiero di Pulsano, intimiditi all’idea di servire in sala così tante persone. Per questi ultimi il pranzo ha avuto un duplice aspetto: da una parte quello di attività didattica, una vera e propria messa alla prova per i ragazzi delle seconde classi che, per il lavoro svolto, saranno giudicati dai loro insegnanti e, dall’altra, l’esperienza umana più formativa ed emozionante: “Per me è la prima volta in assoluto che servo in sala – ha raccontato un’alunna della II° E – sono un po’ emozionata. Spero che vada bene. Ho dato la mia disponibilità perché credo che sarà una bella esperienza”.

A parlarci dei dettagli della partecipazione dell’Istituto, è stato il preside Francesco Terzulli, che ci ha raccontato il perché e come avviene questa collaborazione con la Croce Rossa: “La nostra partecipazione a queste iniziative è ormai una consuetudine da circa 10 anni. Per i miei ragazzi, quella di oggi, è una doppia lezione didattica e morale. Pretendo che ogni anno siano presenti ad attività di solidarietà come questa per toccare con mano la realtà che stiamo vivendo. I giovani hanno bisogno di essere indirizzati e guidati”.

Presente anche il presidente della provincia della Croce Rossa di Taranto, l’onorevole Amalfitano che ha parlato dell’iniziativa come di un’intenzione più che di un’azione: “ Iniziative come questa dovrebbero esserci ogni giorno. Il pranzo di oggi serve a poco se, a seguire, non si diffonde un vero e proprio costume che prevede gesti di solidarietà comuni. Però è un segnale, so che nei prossimi giorni ci saranno diverse iniziative simili”.

Per qualsiasi informazione è possibile rivolgersi alla seguente mail: cptaranto@virgilio.it 


Le emozioni di monsignor Guglielmo Motolese al Concilio Vaticano II

In un libro, il vescovo Filippo Santoro e don Antonio Rubino hanno raccolto le loro riflessioni

di Alessandro Greco

      Il testo “Il Concilio Vaticano II e la partecipazione di monsignor Guglielmo Motolese” costituisce un importante contributo per la recezione del Concilio Ecumenico Vaticano II a cinquant’anni dall’apertura. Non si tratta, però, di una generica riflessione come tante che vengono offerte ai lettori, ma di un eccezionale contributo del pensiero di S. E. monsignor Filippo Santoro, arcivescovo metropolita di Taranto, e della riflessione di don Antonio Rubino, vicario episcopale per la cultura.

     Quest’ultimo, nella prima parte, con stile giornalistico, tratteggia i momenti salienti della storia del Concilio, a partire dall’indizione e dall’apertura, evidenziando con saggezza non  i  momenti sensazionali dal punto di vista della cronaca e dello spettacolo comunque suggestivo, ma il loro significato, narrando il cammino della Chiesa all’inizio degli anni ’60 nella linea della tradizione e mettendo in evidenza il volto nuovo della sua identità e della sua missione, mentre dischiude ampie prospettive per il suo cammino storico soprattutto nel dialogo con il  mondo contemporaneo.

      Il quadro delineato, molto essenziale in sé, ma completo e ben articolato, offre la possibilità, agli anziani, di ritornare con la memoria a quell’evento e di riviverlo, mentre fa sorgere nei giovani lo stimolo per la curiosità di conoscere la splendida primavera della Chiesa.

      La seconda parte del libro contiene il contributo di S. E. monsignor Filippo Santoro che parla del Concilio attraverso la presentazione di uno dei tanti protagonisti, S. E. monsignor Guglielmo Motolese, suo predecessore sulla cattedra di S. Cataldo, di cui tratteggia la personalità e il prezioso contributo, anche nella fase preparatoria, ai lavori del Concilio, insieme agli altri illustri presuli pugliesi.

      Quello che fa monsignor Filippo Santoro non è un semplice ricordo, che pure sa di freschezza, ma è la viva presentazione di un giovane vescovo che partecipa ad un’assise mondiale non da semplice spettatore, ma da protagonista. Infatti, monsignor Guglielmo Motolese non rimanda alla conclusione dei lavori l’applicazione dei contenuti delle costituzioni, dei decreti e delle dichiarazioni ma, mentre i lavori procedono e le novità conquistano coloro che li seguono nelle proprie diocesi, comunica, attraverso una fitta corrispondenza, in modo sollecito, le sue personali risonanze, le emozioni, le nuove idee che circolano e alimentano il dibattito, esortando l’intera comunità diocesana a vivere la lettera e lo spirito del concilio senza attendere la sua conclusione.

     Monsignor Guglielmo Motolese trasmette il suo entusiasmo e il suo fervore specialmente ai sacerdoti, considerati i primi attuatori delle sostanziali novità del Concilio.

      Dall’esame della fitta corrispondenza si evince la predilezione dell’allora arcivescovo di Taranto per l’ecclesiologia di comunione, per la formazione sacerdotale, per la formazione e l’impegno dei laici, per l’esercizio della carità; avvia la riforma liturgica, sollecita il ritorno alla Parola di Dio, esorta a dialogare con il mondo, dà vita agli organismi di partecipazione.

     Una novità caratterizza il suo ministero permeato dallo spirito e dal magistero conciliare: l’apertura missionaria che diventa uno dei suoi obiettivi prioritari. Nell’Ad gentes, si legge: «La Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine» (n. 2).

      Questa affermazione dei padri conciliari induce monsignor Guglielmo Motolese ad entusiasmare la chiesa diocesana ad aprirsi alla mondialità e, già da Roma, sostiene che proprio l’apertura missionaria avrebbe reso grande la sua diocesi. Infatti, avvia immediatamente i contatti con le Chiese nelle quali operano i missionari e le missionarie diocesani, specialmente in Africa, in India e in Brasile.

        La partecipazione del vescovo al Concilio è un fatto storico di notevole portata. Fino al 2005, monsignor Guglielmo Motolese è uno degli ultimi protagonisti ancora viventi che ha potuto, con il suo magistero e con la sua illuminata azione pastorale, esprimere concretamente lo straordinario significato del Concilio più delle cronache e di quanto alcuni documenti contengono sul suo significato e sull’incidenza nella storia contemporanea.

      Questo agile volume è molto prezioso prima di tutto perché è un segno che richiama  l’attenzione al Concilio che merita di essere ripreso, conosciuto e attuato; in secondo luogo svolge una funzione pedagogico-didattica in quanto offre a tutti la possibilità di comprendere cosa sia un concilio, di conoscere una pagina importante della storia della Chiesa. Possono trarne vantaggio, dalla lettura del testo, coloro che sono estranei a specifiche tematiche storico-teologiche, ma è utile anche a coloro che ne abbiano familiarità, per l’ulteriore possibilità che hanno di poterlo riprendere o di scoprire aspetti ancora non conosciuti.

      In ultimo, va evidenziata l’originalità della testimonianza di monsignor Filippo Santoro che presenta un protagonista del Concilio e di un attuatore della sua dottrina e della disciplina e fa conoscere, inoltre, eventi inediti, che fanno parte della  historia  minor,  fonte di ricchezza culturale.

      Tutto ciò rimane, nella maggior parte dei casi, sconosciuto, mentre merita di essere messo in luce, mostrando in tal modo che la Chiesa e il Magistero sono vivi e vivificanti.

Monsignor Filippo Santoro che ha promosso il Convegno sul Concilio Vaticano II (Taranto, 30-31 ottobre 2012) ha voluto dare risonanza e visibilità nell’anno della fede, quale opportunità per riprendere la ricchezza di un ingente tesoro, per molti aspetti ancora nascosto.

      Auguri ai lettori affinché possano trarne beneficio spirituale e culturale e grazie agli autori per il prezioso contributo offerto.