Arc2012ottobr28-Nuovo Dialogo

Archivio ottobre 2012 N°28

L'ARGOMENTO 

Il matrimonio tra moda e scelta consapevole

“Bastano anche 5 mila euro per organizzare una giornata indimenticabile”: intervista ad Emanuela Formoso, wedding planner di casa nostra

Marina Luzzi

“Facevo l’avvocato –ci racconta – poi ho deciso di cambiare rotta. Il giorno del mio matrimonio mi ha così emozionato che ho pensato che avrei voluto renderlo speciale anche ad altre donne. Perché, diciamolo, sono le donne che sognano quel giorno, lo immaginano nei dettagli e vogliono che tutto vada per il meglio”.

Quanto costa rivolgersi ad un professionista nell’organizzazione di matrimoni?

“I prezzi sono contenuti, convenienti ed accessibili a tutti.  La prima domanda che facciamo è quale sia il budget di spesa, poi si valutano le esigenze delle coppie. Ovviamente più la coppia pretende, più aumenta il lavoro e dunque il costo. Io e la mia collaboratrice, Angela Altamura, ci occupiamo di ogni esigenza, seguiamo passo passo gli sposi fino alla conclusione della festa di matrimonio. Il nostro slogan è “Solo giorni perfetti”, perché in quella giornata nulla può essere lasciato al caso, ci deve essere un piano alternativo per tutto. La nostra soddisfazione è nell’emozione degli sposi, che ci ringraziano e magari ci consigliano ad altri. Se lavori bene non c’è miglior pubblicità del passaparola”.

Facciamo degli esempi pratici utilizzando un budget basso ed uno medio-alto. Mettiamo il caso che venga da Lei una coppia che non può spendere più di 5000 mila euro per un pacchetto completo, cosa proporrebbe?

“Sotto quella cifra diventa difficile ma considerando i 5000 euro può venir fuori davvero qualcosa di bello. In questo caso punterei su un pret-a- porter o su qualche outlet di abiti da sposa. Solo un occhio tecnico potrebbe accorgersi che il Valentino indossato non è dell’ultima collezione ma di quella precedente, eppure così si abbattono i costi, da 2500 euro si può arrivare anche a 600 euro. Vale lo stesso per i fiori: se li scegli di stagione e non addobbi tutta la navata ma solo alcune parti, ovviamente senza che questo faccia sembrare misere le decorazioni, risparmi tanto. Poi c’è la tegola ristorante, anche a questa si può ovviare”.

In che modo?   

“Con un buffet di dolci, prosecco e torta nuziale. Oppure con un cocktail party con cibo da stuzzicare in piedi e da assaggiare con le mani. Se si è in pochi e si vuole un’atmosfera più familiare si può pensare di organizzare pranzo o cena a casa degli sposi con un servizio catering che si occupi di tutto e per le bomboniere fare solo dei semplici aprifesta o delle mini “married cake” che valgano da ricordo e non costano più di due euro l’una. Altrimenti regalare sacchettini da riempire con i confetti offerti durante il matrimonio”.

Davvero tutto questo è possibile rientrando nei 5000 euro?

“Sì, ci si riesce grazie alla convenzioni con i fornitori. Io so a chi rivolgermi per le varie esigenze degli sposi. Ovviamente loro possono decidere di scegliere un altro fiorista, un’altra sala ricevimenti ma se si affidano a noi, con le nostre partnership garantiamo il risparmio”.

Su cosa non si dovrebbe proprio risparmiare?

“Si cerca di avere sempre un risultato di qualità, ma non si può prescindere, a mio parere, dal servizio fotografico affidato a professionisti. La “Ela wedding” ha un sodalizio con “Morlotti studio”, agenzia fotografica di Milano  famosa a livello internazionale, che collabora tra gli altri anche con il guru degli organizzatori di eventi, Enzo Miccio (conosciuto dai più per essere il protagonista maschile di “Ma come ti vesti”, in onda su Realtime, ndr). Le foto sono ciò che resta della giornata, un giorno potranno guardarle i figli, non si può improvvisare. Ora va molto di moda il fotoreportage delle nozze ma non tutti quelli che lo sponsorizzano poi sono capaci di creare un prodotto artistico».

Adesso sogniamo un po’, quanto costa un matrimonio da favola?

“Può costare tantissimo. Più servizi ci sono più costa. Noi ad esempio garantiamo il servizio di dog-sitter se sposi ed invitati hanno amici a quattro zampe che non sanno a chi lasciare, oppure l’animazione che intrattiene i bambini facendo in modo che non si annoino per tante ore. Gli inviti, i menù, possono essere personalizzati. Opere uniche per ogni ospite. Un abito da sposa firmato può arrivare a cifre a sei zero, di solito invece non si superano i 3000 euro. Per un pranzo classico poi si spende, con una media di 120 invitati, anche 20mila euro. Ci sono padri e madri che decidono di indebitarsi pur di rendere speciale quel giorno ai propri figli ed invece con poco si potrebbe vivere una giornata altrettanto bella”.

Un esempio di cerimonia da sogno?

“Quello all’abbazia di San Lorenzo, a Fasano. Cerimonia in chiesa e festa su una delle spiagge che su Vogue Sposa viene considerata tra le più belle d’Italia. In quel caso si pensa alle candele, ai cuscini per gli invitati e alle sedute per i più anziani. Ci occupiamo addirittura delle babbucce più comode per ballare e divertirsi al mare. In molti ci fanno questo genere di richieste. La Puglia in questo mesi è gettonatissima, e tanti stranieri, soprattutto tedeschi, decidono di sposarsi da queste parti”.

La richiesta più strana?

“Direi singolare ed emozionante. L’organizzazione di una proposta di matrimonio. Anche questa sulla spiaggia, con uno stabilimento riservato ai fidanzati ed un viale di candele culminato in un cuore con dentro una lettera del futuro sposo ed un bracciale per la sua lei. Abbiamo organizzato tutto in due giorni. Lui avrebbe voluto anche i fuochi d’artificio ma occorrevano le autorizzazioni della capitaneria di porto, in così poco sarebbe stato impossibile”.

Cosa invece non deve mai esserci in un matrimonio?

“Le damigelle che precedono la sposa al posto dei bambini, le invitate vestite di rosso, nero o bianco, i colori sgargianti o lo smoking”.

Proliferano a Taranto le imprese che organizzano i matrimoni. Come si distingue chi lo fa con professionalità da chi si improvvisa?

 “E’ un lavoro che non si impara con un paio di giorni di corso intensivo, come fanno credere. Io ho seguito un master e come me altre professioniste su Taranto. Perché un organizzatore sia serio occorre che abbia partita Iva, iscrizione alla Camera di Commercio ed un sito internet da consultare. Molto poi lo fa anche la capacità di creare un rapporto empatico con gli sposi”.   


Perché le coppie finiscono in tribunale?   

Intervista all'avvocato matrimonialista Cesare Paradiso

Tecla Caforio

Quando due persone decidono di sposarsi scelgono, consapevolmente, la strada
della condivisione della vita, dei momenti belli ma anche dei giorni scanditi dalla
monotonia alla quale naturalmente si va incontro. È una questione di equilibri, che
diventano via via sempre più fragili.
Inizialmente nulla fa pensare che un giorno questi equilibri potrebbero spezzarsi.
Oggi scegliere di separarsi ha un costo e porta a conseguenze imponderate. È quello
che racconta così bene l’ultimo film di Ivano De Matteo, Gli Equilibristi, che
scandisce la routine ed i problemi post-separazione, dei personaggi coinvolti. La
storia racconta uno spaccato di vita di una famiglia normale, un lavoro normale ed
una quotidianità così normale da diventare noiosa. La separazione, però, diventerà un evento tragico e deflagrante.

Perché i matrimoni finiscono in tribunale?
Alla scoperta dei perché della separazione e l’iter legale che ne deriva
Aumentano sempre più le coppie sposate che si separano benché non sia mai
un’esperienza facile. I motivi che spingono una coppia a separarsi sono tanti e
diversi e, spesso, si vive una terribile agonia fatta di dispetti e ricatti che possono
coinvolgere, oltre l’ambito del Diritto civile, quello penale. Molti rapporti di coppia
vanno avanti pur non funzionando, per la paura di affrontare il trauma del distacco
con tutto quello che ne consegue: avvocati, tribunali, denunce, affidamento dei
figli… 
Ma perché i matrimoni finiscono in tribunale? Cosa succede alle coppie una
volta arrivate davanti a giudici ed avvocati?
Abbiamo rivolto queste domande all’avvocato Cesare Paradiso, matrimonialista.
Di cosa si occupa un avvocato matrimonialista?
L’avvocato matrimonialista si occupa di tutte le tematiche connesse al diritto di
famiglia ed in particolare delle separazioni, divorzi e delle problematiche attinenti
all’affidamento dei figli.
Quali sono i motivi principali per cui oggi si arriva al divorzio?
In realtà il termine divorzio è usato spesso in maniera impropria: solo dopo molti
anni dalla separazione si arriva a divorziare la maggior parte delle volte in maniera
consensuale, altre no. I motivi sono quasi sempre gli stessi: infedeltà, l’incombenza
della famiglia d’origine, difficoltà economiche e a stare insieme. Io preferisco
pensare che il vero motivo sia quello che si legge anche nel nostro Codice Civile,
ossia quando diventa intollerabile la prosecuzione della convivenza.
Qual è la differenza tra separazione consensuale e giudiziale?
La separazione consensuale implica che le parti abbiano raggiunto un accordo.
Se questo accordo non è stato raggiunto, si ricorre alla separazione giudiziale che
è molto dispendiosa sia a livello economico che di tempo ed anche in termini di
sofferenza personale. Sono più numerose le separazioni che diventano consensuali
strada facendo, quando ormai gli attriti sono scemati. All’inizio c’è sempre una
grossa conflittualità.
Qual è la durata media di un matrimonio che si conclude con una rottura?
Ci sono matrimoni che possono durare anche solo 3 mesi ed altri che arrivano anche a 40 anni. Aumentano sempre di più le coppie che si separano in età avanzata.
Perché alcune separazioni sono così aspre?
Dopo aver preso la decisione di lasciarsi, si tende a creare focolai anche per le
piccolezze. La comunicazione tra ex coniugi è inesistente, si cerca di annientare
l’altro con colpi bassi, infamie e qualsiasi mezzo a disposizione tanto che a volte
si sfocia nel penale e ne pagano le conseguenze peggiori i figli. Io cerco sempre di
portare le coppie al dialogo e soprattutto a far capire che l’altro non è un nemico ma
una risorsa fondamentale per andare avanti.
Per quanto riguarda l’affido dei figli, le parità tra madre e padre non risultano
rispettate. È un ulteriore motivo di inasprimento questo?
Oggi le cose sono cambiate. Non è più come prima, quando la mamma era l’unico
genitore affidatario del figlio. Dopo le lunghe lotte dei papà separati, si è arrivati alla
legge del 2006 dell’affidamento congiunto o condiviso. L’allocazione del minore
presso casa di uno dei due genitori resta obbligatoria ma il tempo da passare con i
propri figli è identico. Come avvocato consiglio sempre ai miei clienti di non usare i
figli come un mezzo di dispetto o ripicca proprio per i figli stessi. Un bambino o un
ragazzo arriva ad accettare già molto tempo dopo l’avvenuta separazione il nuovo
status della propria famiglia, se vede e vive i suoi genitori in un continuo litigio può
subire danni irreparabili per la formazione della propria persona. Ripicche, ricatti e
rivalse sono motivi di grande sofferenza per i più giovani che meritano una serenità
maggiore dopo aver subito un grande distacco.

Un sacramento per condividere la vita 

Le riflessioni di don Ciro Santopietro, per anni direttore dell’Ufficio di pastorale familiare

Claudia Spaziani

Parlare di matrimonio come sacramento e chiamata cristiana all’amore e alla vita, nei tempi moderni, in cui le crisi, i divorzi e le separazioni sono all’ordine del giorno, è un compito difficile, delicato, ma quanto mai necessario e attuale. Don Ciro Santopietro, attuale direttore dell’Ufficio diocesano di cooperazione missionaria tra le Chiese, è stato per anni direttore dell’Ufficio di pastorale famigliare. Di coppie in cammino verso o dopo il matrimonio, mature, collaudate oppure in crisi, ne ha viste e seguite tante. Ma i ricordi del suo ministero in questo settore sono tutti positivi. 

“Uno degli elementi più belli e significativi che ho vissuto durante la mia esperienza di direttore dell’Ufficio di pastorale famigliare è la relazione tra il sacerdote e la coppia. Avviene infatti uno scambio importante: il sacerdote umanizza il suo ministero grazie alla coppia, che a sua volta, invece, apprende dal prete l’apertura alla preghiera e al ministero, diventando così più forte e sicura nel proprio cammino”. 

Oggi più che mai sono in pochi a comprendere il senso più autentico e profondo del matrimonio come scelta e vocazione cristiana, realtà in cui Gesù stesso è coinvolto e che rende necessaria la fede. “Il contesto socio-culturale in cui viviamo” conferma don Ciro “non è più di supporto a certe scelte cristiane come il sacramento del matrimonio. In questo senso, tendiamo a scoraggiarci e a essere pessimisti. Invece dobbiamo pensare a questo aspetto come a una risorsa, nel senso che proprio perché non c’è più il sostegno della società, la scelta del matrimonio cristiano diventa più consapevole perché maturata entro un cammino specifico e serio. L’ufficio di pastorale famigliare è un ottimo  strumento per le parrocchie della diocesi, in grado di aiutare le coppie a prepararsi al sacramento del matrimonio, ovvero a una scelta che comporta una profonda responsabilità nei confronti dell’amore e della vita, di cui il matrimonio è espressione già nel suo dato naturale. Ma l’ufficio serve anche come aiuto e accompagnamento nei primi anni del matrimonio. 

L’accompagnamento agli inizi del percorso è diventata una necessità anche per noi preti. Subito dopo l’ordinazione sacerdotale, infatti, è previsto un periodo di accompagnamento da parte delle diocesi nel cammino di formazione e servizio iniziali. Lo stesso avviene per le coppie appena sposate. Occorre ricordare l’importanza del matrimonio come scelta cristiana.  Quando una coppia vive la propria unione sponsale con gioia e responsabilità, con Gesù al centro, il matrimonio diventa un cammino di santità che ti fa innamorare della bellezza del vangelo e di questa missione e vocazione come espressione dell’amore eterno di Dio. Ecco, dunque, l’importanza di prepararsi a questa scelta. Infatti, se manca la maturità e la possibilità di aprirsi all’azione della grazia, il matrimonio diventa una tortura e ingabbia. Si innescano dinamiche che creano dolori e ferite che poi diventa difficile rimarginare. 

Sicuramente la famiglia cristiana ha bisogno della grazia sanante del Signore: è necessario che si apra continuamente alla Parola di Dio e alla preghiera per proseguire salda e sicura nel cammino”. Non bisogna temere allora di scegliere il matrimonio come sacramento, come cammino cristiano che dà le ali per amare universalmente, e di spalancare le porte della propria famiglia a Cristo, perché la renda una “piccola chiesa domestica”, così come vuole Dio.


Il turismo: una risorsa alternativa? Per ora è un settore in crisi nera

Silvano Trevisani 

La vicenda Ilva sta creando l’illusoria prospettiva di un rilancio del comparto, che a Taranto parte da un punto molto vicino allo zero, per precise responsabilità e per insipienza politica. La grande confusione tra flussi turistici e sagre paesane

La crisi che investe Taranto viene da lontano, ma è sostanzialmente il frutto della mancanza di una vera governance che ha caratterizzato la sua storia negli ultimi decenni. Almeno a partire dal raddoppio dello Stabilimento siderurgico, decisione che, avallata dal Consiglio comunale quasi contemporaneamente alla scellerata scelta di non varate l’Università di Taranto, di fatto segnò la rinuncia alla possibilità di continuare a scrivere la propria storia.

Da allora in poi, tutte le iniziative politiche hanno rappresentato il frustrante tentativo di riconquistare spazio decisionale per dare alla città un futuro diverso da quello pseudo industriale, indotto da colonizzazioni monosettoriali, dell’Arsenale e della cantieristica prima, della siderurgia poi.

Nel corso degli ultimi dieci anni, dalle pagine di questo giornale abbiamo continuamente segnalato il rischio che il ricatto occupazionale finisse per ritorcersi contro chi lo aveva impostato come sua strategia, nonostante le intese fasulle che venivano firmate a ripetizione. Oggi si scopre che l’Ilva – lo sostiene la magistratura – ha tirato troppo la corda e che rischia di strozzarcisi dentro, assieme alle speranze occupazionali dei lavoratori e a quelle di chi vorrebbe un’industria econcompatibile.

In queste settimane di incontri a vari livelli, di sentenze, di convegni, marce, dibattiti, abbiamo più volte sentito ripetere che Taranto può rinunciare all’Ilva poiché ha grandi risorse, in particolare può puntare al turismo. Un adagio che viene ripetuto da decenni anche da una classe politica che, quando non ha contribuito a devastare le potenzialità turistiche, non ha fatto assolutamente niente per questo settore per il quale poteva fare molto e che adesso torna di moda sulla scia di mozioni emotive, illusorie. Il turismo, infatti, è la pecora nera nell’economia tarantina, molto labile e suscettibile di scossoni, come quello cui abbiamo assistito proprio nei mesi scorsi, con un calo vertiginoso di presenze.

Precisiamo: non che Taranto non abbia le potenzialità, rappresentare dal mare, dalle bellezze paesaggistiche e dai Beni culturali. Ma queste potenzialità sono “sepolte”, proprio come i reperti archeologici che la soprintendenza, non avendo la possibilità di tutelare e valorizzare, riseppellisce consegnando ai posteri, in attesa di …tempi migliori, che noi non vedremo.

Vogliamo fare una breve ricognizione dei tesori utili per il turismo ma mal gestiti e malridotti?

Cominciamo dal mare: la politica ha consentito, innanzi tutto, il saccheggio delle coste, soprattutto orientali, che Beppe Severgnini definì, nel suo libro “Italiani con valigia” come le peggio ridotte di tutta l’Italia: totale abusivismo edilizio, distruzione delle coste, assoluta mancanza di spazi comuni (giardini, parcheggi, lungomari, servizi per l’igiene…), inquinamento delle acque, malfunzionamento o inesistenza dei depuratori, ecc…

Veniamo alla città: il centro storico, che qualcuno vorrebbe candidare addirittura a patrimonio Unesco, è mal ridotto, in evidente peggioramento negli ultimi anni, con una crescente occupazione abusiva di alcune zone. E’ inutile l’elenco dei beni cultuali in deperimento, inutilizzabili, occupati da presunti senza tetto o mal gestiti. Ma è lunghissimo.

Passiamo al territorio urbano: la circummarpiccolo è alla deriva: il fiume Galeso dopo il restauro è stato abbandonato. Gli insediamenti militari e quelli ex industriali deperiscono senza che nessuno se ne occupi, mentre potrebbero rappresentare siti turisticamente molto appetibili.

Demanio: la Marina ha impedito che Taranto facesse la sua parte nelle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia e non ha intenzioni di fare significative concessioni. Ci si nasconde dietro alla creazione dell’agenzia per le dismissioni ed è chiaro che lo Stato è sempre interessato a far soldi, ma è evidente che la città avrebbe tutti i titoli per pretendere la restituzione di alcuni suoli, se avesse un minimo di forza politica. Sempre che sui suoli restituiti non si intendesse costruire “palazzine”, come il Comune ha dichiarato invece di voler fare.

La ricognizione potrebbe continuare a lungo, ma ognuno di noi può immaginare quante cose non vanno come andrebbero. Semplicemente estendendo il discorso alle infrastrutture, che non agevolano l’arrivo di turisti, o all’analisi della situazione di tutti i Comuni della provincia.

Sono sempre mancati, e continuano a mancare, un qualsiasi progetto credibile e una volontà politica, mentre un alibi viene rappresentato dal successo di sagre e manifestazioni similari che vengono contrabbandate per iniziative turistiche, ma sono semplicemente riedizioni delle feste popolari religiose di qualche decennio fa (Piero Massafra ci ricorda, in un suo libro, che nel 1500 a Taranto c’era una festa ogni tre giorni!): utili a far passare una serata in allegria ma non certo a far giungere turisti. Turisti, tanto per essere chiari, non sono quelli che si spostano da Grottaglie a Martina, o da Taranto a Pulsano, ma quelli che vengono da lontano e pernottano nei nostri alberghi per visitare le nostre contrade e portarvi valuta fresca! E non sono tanti!

Questa lunga premessa ci sembrava indispensabile per approcciare un argomento così serio, così sconosciuto come il turismo, che rappresenta una delle poche voci attive del Paese, ma che nel Sud trova ancora una situazione di arretratezza.


ECCLESIA 

Al via il Sinodo dei vescovi 

Parlare di Cristo ai vicini: la relazione del cardinal Wuerl prima della discussione

“Siamo chiamati a trasmettere fedelmente al mondo il Vangelo di Gesù Cristo”, perché “la missione primaria della Chiesa è l’evangelizzazione”, in una società “che sta cambiando in modo drammatico” ed è alle prese “con una drastica riduzione della pratica della fede tra coloro che sono già battezzati”. È l’invito rivolto dal card. Donald William Wuerl, arcivescovo di Washington e relatore generale del Sinodo dei vescovi, durante la relazione prima della discussione con cui si sono aperti oggi i lavori in Vaticano. Prima della relazione introduttiva Benedetto XVI si è rivolto ai vescovi con una meditazione a braccio, dopo la lettura e l’Inno iniziali: “Il cristiano non deve essere tiepido”, perché “la tiepidezza discredita il cristianesimo”; al contrario, ha ribadito il Santo Padre, “la fede deve divenire in noi fiamma dell’amore, fiamma che realmente accende il mio essere; diventa grande passione del mio essere e così accende il prossimo. Questo è il modo dell’evangelizzazione”. Per il Papa, Dio solo “può creare la Chiesa”, e “quando noi facciamo nuova evangelizzazione è sempre cooperazione con Dio”.

Un faro di luce. “Una delle sfide che oggi fa crollare la nuova evangelizzazione e allo stesso tempo crea una barriera è l’individualismo”, ha precisato il card. Wuerl, secondo il quale “la nostra cultura e l’enfasi in gran parte della società moderna esaltano l’individuo e minimizzano il necessario rapporto di ognuno con gli altri”. “Nella nostra società, che esalta la libertà individuale e l’autonomia, la realizzazione e la supremazia della persona, è facile perdere la nostra dipendenza dagli altri, insieme alle responsabilità che abbiamo nei loro confronti”, ha ammonito il relatore generale. Da parte sua, “la Chiesa non si stanca mai di annunciare il dono che ha ricevuto dal Signore”, perché “l’evangelizzazione è proprio al cuore della Chiesa”, come ci ricorda il Concilio e in particolare la “Lumen Gentium”, “testo e nucleo fondamentale del messaggio del Concilio sulla vita della Chiesa”. “Noi non siamo solo discepoli, noi siamo evangelizzatori”, ha spiegato il cardinale, secondo il quale un’altra risorsa preziosa a cui attingere per “riproporre il Vangelo” agli uomini di oggi è il Catechismo della Chiesa cattolica, “un faro di luce in quello che, purtroppo, è diventato in troppi casi il buio dell’ignoranza religiosa”.

Difficoltà e segnali positivi. “Ciò che oggi distingue la nostra fede cattolica - ha esordito il porporato - è la comprensione che la Chiesa è la presenza permanente di Cristo, la mediatrice dell’azione salvifica di Dio nel nostro mondo, e il sacramento degli atti salvifici di Dio. La separazione intellettuale e ideologica di Cristo dalla sua Chiesa è una delle prime realtà che dobbiamo affrontare nel proporre una nuova evangelizzazione della cultura e della società moderna”. “La secolarizzazione - ha affermato il relatore generale soffermandosi sui motivi della ‘drastica riduzione della pratica della fede tra coloro che sono già battezzati’, come fenomeno che non riguarda solo le chiese di antica tradizione, ma anche le ‘società evangelizzate più recentemente’, come i Paesi del terzo mondo - ha modellato due generazioni di cattolici che non conoscono le preghiere fondamentali della Chiesa. Molti non percepiscono il valore della partecipazione alla messa, non ricevono il sacramento della penitenza e spesso hanno perso il senso del mistero o del trascendente”. Tutto ciò ha fatto sì che “una grande parte di fedeli fosse impreparata ad affrontare una cultura caratterizzata dal secolarismo, dal materialismo e dall’individualismo”. Non mancano, però, segnali “positivi”, ad esempio da parte dei giovani insoddisfatti delle “risposte” del mondo laico alle loro domande, o della famiglia tradizionale, spesso sottovalutata o ridicolizzata dalla società contemporanea, mentre ancora “rappresenta il contesto naturale e normale per la trasmissione sia della fede che dei valori, ed è quella realtà a cui spesso si ritorna per sostegno durante tutta la vita”.

Attenzione ai “vicini”. Oggi, è dunque la tesi del relatore generale, “i nostri sforzi per diffondere il Vangelo non ci portano più necessariamente in terre straniere e verso popoli lontani. Coloro che hanno bisogno di sentir parlare di Cristo sono vicini a noi, nei nostri quartieri e nelle nostre parrocchie, anche se i loro cuori e le loro menti sono lontani da noi. L’immigrazione e la diffusa emigrazione hanno creato un nuovo ambiente per l’evangelizzazione”. “I missionari della prima evangelizzazione - ha fatto notare il card. Wuerl - hanno coperto immense distanze geografiche per portare la Buona Novella. Noi, missionari della Nuova evangelizzazione, dobbiamo superare distanze ideologiche altrettanto immense, spesso prima ancora che usciamo fuori del nostro quartiere o della nostra famiglia”. Di qui la necessità, per i credenti, di “superare la sindrome dell’imbarazzo”, a favore della “volontà e il desiderio di condividere la fede” anche con chi se ne è allontanato o è in ricerca. “La nostra sfida - ha detto il cardinale - è quella di smuovere e riaccendere nella loro vita quotidiana e nelle situazioni concrete, una nuova consapevolezza e familiarità con Gesù. Siamo chiamati non solo ad annunciare, ma a migliorare il nostro metodo in modo da attrarre e sollecitare un’intera generazione a ritrovare il tesoro semplice, genuino e tangibile dell’amicizia con Gesù”.

Fiducia e testimonianza. “La nuova evangelizzazione non è un programma”, ma “un modo di pensare, di vedere e di agire”, ha puntualizzato il cardinale”, e “inizia con ciascuno di noi”, dalla nostra capacità di ritrovare “una nuova fiducia nella verità del nostro messaggio”. Una fiducia, questa, “per troppo tempo erosa dalla sostituzione di un sistema di valori laici che negli ultimi decenni si è imposto come uno stile di vita superiore e migliore rispetto a quello proposto da Gesù, dal suo Vangelo e dalla sua Chiesa”. “Il nostro messaggio oggi deve essere radicato nella testimonianza della vita”, perché “questi sono i momenti per accogliere e non per allontanare”, ha concluso il relatore generale, soffermandosi sulla “necessità di parlare con convinzione ad una comunità piena di dubbi circa la verità e l’integrità di realtà come il matrimonio, la famiglia, l’ordine morale naturale e la distinzione fra bene e male”.


OTIUM

Partono le stagioni dell’Ico Orchestra della Magna Grecia e dell’Amici della musica Arcangelo Speranza 

Marina Luzzi e Tecla Caforio

All’Orfeo arriveranno Gino Paoli, Nina Zilli, Michele Riondino, Fabio Concato e Corrado Augias

Amici della musica 69esima edizione

Cartellone ricco di artisti per i novant’anni della fondazione Arcangelo Speranza

Gianluca Terranova, Peppe Servillo, Fabio Concato, Corrado Augias e Daniel Ezralov sono solo alcuni dei protagonisti della 69esima stagione concertistica degli ‘Amici della musica, Arcangelo Speranza’ che partirà il prossimo 6 novembre ed è stata presentata la scorsa settimana dal presidente Paolo Ruta. Organizzata dal ministero per i Beni e le attività culturali, dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto, quest’anno la consolidata manifestazione festeggia i 90 anni: il 22 novembre 1922, ci fu il primo concerto al cinema teatro Vittoria a Taranto.

Quest’anno il cartellone è degno di nota e non tradirà le aspettative del pubblico tarantino con una vasta scelta tra musicisti e ballerini di valore internazionale. Dopo due anni, la stagione torna in scena al teatro Orfeo per 6 dei 12 appuntamenti previsti: l’altra sede dei concerti sarà l’accogliente Auditorium Tatà. Si parte con il recital ‘Caruso’ interpretato da Gianluca Terranova, che dà il via ai 12 appuntamenti (2 in via di definizione) per proseguire con eventi in esclusiva nazionale come il recital del soprano Arianna Savall (8 febbraio): al centro del suo spettacolo ci sarà il suono brillante delle arpe ed il violino di Petter Johansen. L’altra esclusiva è rappresentata dallo spettacolo del chitarrista Josemi Carbona (15 febbraio) che presenterà 12 temi tra composizioni proprie e rivisitazioni di pezzi altrui e mostrerà la sua versatilità strumentale e stilistica. Grande attesa anche per il concerto di Stefano Montanari (8 gennaio), tra i più richiesti violinisti barocchi.

Previsti anche due spettacoli di danza: ‘Open’ di Daniel Ezralov (16 gennaio) e ‘Romeo e Giulietta’ ( 18 marzo) della RBR Dance Company.

Ezralov, noto coreografo e ballerino statunitense, torna in scena dopo 4 anni di assenza dai palcoscenici italiani. La sua arte si fonda su un’idea di danza fatta di divertimento, agilità, sorpresa e coinvolgimento diretto del pubblico, tanto da rendere le sue coreografie dei veri eventi mediatici.

Lo spettacolo di Romeo e Giulietta, si ispira ad un viaggio fantastico che i due protagonisti compiono nell’aldilà dopo la morte terrena. La danza diventa simbolo dell’amore passionale.

Da non dimenticare anche l’appuntamento con il cantautore Fabio Concato (25 gennaio), con il suo ultimo lavoro discografico ‘Tutto qua’.

Corrado Augias omaggerà Verdi in ‘La vera storia di Traviata’ (28 febbraio); l’operetta ‘Scugnizza’ (11 marzo), in collaborazione con l’associazione musicale ‘Mario Costa’ diretta da Sabino Dioguardi celebrerà il maestro tarantino.

La stagione si chiuderà venerdì 5 aprile, con lo spettacolo di uno dei migliori pianisti italiani, Gianluca Luisi, con all’attivo venti dischi. L’attività concertistica lo ha visto esibirsi in tutto il mondo.

È partita nei giorni scorsi la campagna abbonamenti in vendita esclusivamente nella sede degli Amici della Musica, in via Toscana 24.

I biglietti dei singoli eventi saranno disponibili presso il ‘Box office’ e ‘Basile strumenti musicali’.

Per informazioni: 0997303972

Abbonamento generale

Posto unico/galleria  230,00 euro

Ridotto/seconda galleria  190,00 euro

Biglietti

I costi variano in base all’evento da un minimo di 15,00 euro ad un massimo di 35,00.

Bambini

Per i bambini fino ai 13 anni è previsto un biglietto speciale di 5,00 euro.


Gli appuntamenti con l’orchestra della Magna Grecia 

Trasformare in musica le difficoltà di una Taranto divisa tra il diritto alla salute e quello al lavoro, provata dalla fatica di una nuova resistenza. Tenterà di farlo l’Ico orchestra della Magna Grecia, che nel variegato cartellone artistico presentato per la sua XXI stagione concertistica, come sempre diviso in “sinfonica”, “eventi musicali” e “domeniche in concerto”, ha pensato al tema del mare, per una trilogia  di ouverture che raccontino da dove siamo partiti, chi siamo e verso quale orizzonte potremmo tendere. “Ci siamo interrogati su quanto per gli operatori culturali fosse necessario, in questo momento così difficile per la città, lanciare un messaggio rivolto alla nostra terra, non estraniarci da quanto sta avvenendo, così è nato questo progetto” – ha spiegato il direttore artistico dell’orchestra della Magna Grecia, Piero Romano. “La forza del mare nostro”, lunedì 5 novembre, è il primo dei tre appuntamenti al teatro Orfeo dedicati all’attualità, in cui nelle vesti di direttore degli strumentisti ci sarà Luigi Piovano, che vanta anche il pregio di essere il primo violoncello dell’orchestra romana di Santa Cecilia e che per un biennio sarà il direttore musicale dell’orchestra ionica. Durante la serata verrà eseguita in prima mondiale la ouverture “Mare Metallico” di Giovanni Tamborrino, mentre per ascoltare le altre due bisognerà attendere il 7 febbraio, quando nel concerto “Ispirazione tzigana”, con Piovano a dirigere il violinista Gèza Hosszu-Legochy ed il cimbalon di Jiulius Csik, verrà introdotta “Mare leggendario” di Maurizio Lomartire ed il 28 febbraio, con l’ultima ouverture in prima mondiale, “Mare futuro”, di Nicola Locritani.

Il cartellone degli appuntamenti con l’orchestra della Magna Grecia si aprirà come sempre con tre concerti di sinfonica: il 26 ottobre si comincerà con il fisarmonicista jazz Richard Galliano diretto da Giovanni Rinaldi in “I love fisarmonica”, il 5 novembre toccherà a “Mare Nostro” e quattro giorni dopo, il 9 novembre, si terrà “Chopin in concerto” insieme all’orchestra Ico “Provincia di Bari”. L’apertura della stagione di “eventi musicali”, il 5 dicembre, porterà all’Orfeo il passato ed il futuro della musica italiana d’autore per la prima volta sullo stesso palco e diretti da un’orchestra, parliamo di Gino Paoli e Nina Zilli, coppia inedita del panorama leggero italiano. Il 20 dicembre, stavolta in Concattedrale, l’Ico della Magna Grecia augurerà buon Natale alla città con il tradizionale concerto dedicato alle più famose canzoni dei musical ed ai più celebri canti natalizi, proponendo un altro duetto, quello tra Graziano Galatone, il “Febo” di Notre Dame de Paris” di Riccardo Cocciante e Simona Galeandro, tarantina vincitrice del festival di Castrocaro.

Il 9 gennaio, concluse le festività, all’Orfeo tornerà la sinfonica con “Un romantico al piano”, che avrà per protagonista il grande pianista Roberto Cappello, diretto da Elisabetta Maschio. Il 30 gennaio  un duello a suon di opere buffe, tra due baritoni, il pugliese Domenico Colaianni e Noris Borgongelli. Per San Valentino la rassegna prevede uno spettacolo tutto particolare, “Sonics-Duum”, con una compagnia di acrobati italiana che giocherà con la fantasia del pubblico.  Il 20 febbraio sbarcherà nuovamente a Taranto la pianista Ilia Kim, diretta dal messicano Julius Medina, che proporrà il concerto folklorico per pianoforte ed archi di John Carmichael. Un altro nome di spicco del cartellone è quello di Michele Riondino, che arriva nella sua città il 6 marzo per presentare un lavoro dedicato ai Beatles, nel cinquantenario della loro nascita artistica. Nell’ atto unico intitolato “The fool on the Hill”, il “giovane Montalbano” dà voce a David Chapman, assassino di Lennon, con l’orchestra a fare da colonna sonora suonando i più celebri pezzi della band di Liverpool. Per la Pasqua gli strumentisti si trasferiscono nuovamente in Concattedrale per un concerto dedicato a Verdi, nel duecentesimo anniversario della sua nascita, con la voce del mezzosoprano Agata Bienkowska. Il 5 aprile ancora un duetto, a proseguire quello che sembra essere il filo conduttore di tutta la stagione, con il famoso trombettista Fabrizio Bosso sul palco dell’Orfeo insieme al collega Sergei Nakariakov. La serata del 17 aprile sarà dedicata a Paganini, con le esecuzioni di Mariangela Vacatello mentre il sipario calerà a maggio con il premio Oscar Luis Bacalov, direttore principale dell’orchestra, che in chiave sinfonica proporrà le più belle colonne sonore del cinema. Anche quest’anno del cartellone faranno parte le domeniche in concerto che da gennaio a marzo si svolgeranno alle 19.00 nel circolo ufficiali della Marina Militare e grazie alla sponsorizzazione della banca Carime, per ogni evento di tutta la rassegna saranno messi a disposizione biglietti gratis per giovani e categorie svantaggiate. In tempi di crisi la nota dolente sono gli abbonamenti: poltronissima 279 euro, platea centrale  e prima galleria 259 euro, seconda e terza galleria 235 euro.  

Circa undici euro a concerto. Per chi può, ne vale la pena.