OMELIA NELL INGRESSO ALLA COLLEGIATA
DI MARTINA FRANCA
29 GENNAIO
2012
Carissimi fedeli,
carissimo Mons. Luigi Angelini, vicario zonale,
carissimo
Mons. Franco Semeraro, parroco della collegiata di San Martino, carissimi
sacerdoti, religiosi, religiose e diaconi.
Eccellenza Signor Commissario prefettizio, autorità civili e
militari, carissimi fedeli.
Sono davvero contento di poter
incontrare la comunità di Martina Franca, questo popolo nobile, insigne,
generoso e ricco di fede, di cultura e di grandi tradizioni popolari. Permettetemi
di manifestarvi tutta la gioia, lammirazione e la gratitudine, per questo
ingresso nella Città di Martina Franca e di presiedere la celebrazione
eucaristica in questa splendida basilica, che già da sé in ogni angolo, altare,
specchiatura, scultura, linea architettonica riporta il messaggio della
bellezza del credere in Cristo, unico salvatore del mondo. Qui pulsa viva la
testimonianza che rende onore ai vostri padri e stimola tutti noi a preparare
un avvenire altrettanto solido e bello per i nostri figli.
Oggi vengo a ringraziare il Signore
con voi per la grande fede che ha animato e che anima questo popolo, e per voi,
quale successore di San Cataldo, vengo a confermare quello che lo Spirito opera
in ciascuno.
Vengo con grande gioia in questa
città, patria di tanti uomini illustri nella società e nella Chiesa come Mons.
Alberigo Semeraro e Mons. Guglielmo Motolese, mio grande predecessore che è
nato a pochi passi da questa basilica. Il suo tratto nobile, inconfondibile e
la sua sensibilità pari a quella di pochissimi altri, erano squisitamente
martinesi. Con la sua voglio venerare la memoria di tanti sacerdoti defunti che
hanno onorato la vostra comunità e che hanno servito questo gregge con grande
amore a Dio e alla Chiesa. Hanno seminato, con dovizia, una fede robusta,
percettibile ancora oggi nella ricchezza delle vostre devozioni e nella
tradizione plurisecolare delle vostre confraternite.
Da questo luogo simbolo della vostra storia di fede, di arte, di
lavoro, anche io, come il Beato Giovanni Paolo II in quellindimenticabile
visita del 29 ottobre 1989, voglio esaltare della vostra città la comunione fra
religione e lavoro, tra fatica e croce, tra sudore e preghiera, tra creatività
e redenzione.
Ventitré anni orsono, in tempi
sicuramente meno duri di questi, il Santo Padre, non senza profezia, ebbe a
sottolineare le difficoltà della complessa evoluzione del mondo del lavoro e
scelse la vostra città come pulpito per ribadire limportanza della salvaguardia
dei diritti specifici dei lavoratori del Sud Italia.
Sempre da qui, dalla Città della
Valle dItria, con lungimiranza impressionante il Papa, invitandovi a
salvaguardare lambiente, i vostri boschi, lacqua pura e limpida, le terre
coltivate, invitandovi a conservare il vostro spirito di accoglienza
operosa e cordiale, vi mise in
guardia mettendovi a parte di un principio fondamentale. Sembrava che il Papa
guardasse alla Martina dei nostri giorni, sballottata dai venti tempestosi non
solo della crisi economica, dalla perdita di una leadership competitiva nel
campo dellartigianato, ma altresì da quelli di una politica incerta, tantè
che disse che la qualità della vita non è soltanto il risultato di un ambiente
sano e pulito, ma della promozione globale di valori economici, culturali e
morali di un popolo. Tali valori devono essere sempre riproposti e resi
armonici mediante la sapienza del Vangelo.
La liturgia di oggi ci presenta Gesù che nella sinagoga di
Cafarnao libera un pover uomo da uno spirito maligno al quale dice: taci ed
esci da lui. Domenica scorsa il Vangelo proclamava Il tempo si è compiuto. Il
Regno di Dio è in mezzo a voi. Oggi vediamo che il regno è la persona di Gesù
che libera dal male.
Ho visitato il carcere Circondariale di Taranto il 15 gennaio
in un momento di grande commozione. Nelle mani protese dei detenuti ho
sperimentato il desiderio di incontrare la forza redentrice di Cristo.
Il vangelo di Marco afferma che Gesù insegnava con autorità, e tutti lo ascoltavano ammirati. La
nostra fede nasce dallammirazione, dallattrazione. Siamo conquistati dalla
bellezza di Cristo, Verbo fatto carne, e dalla sua bontà: lui libera dal male.
Per questo la nostra fede è piena di entusiasmo. Pensiamo cosa
possa aver provato quelluomo liberato dal male. Come avrà seguito Gesù con
passione e gratitudine.
È grande lo stupore davanti a Cristo che ci abbraccia, ci
chiama e ci accoglie.
Ci libera dal male, dallegoismo, dalla vita senza Dio, senza
infinito. E Cristo ci viene incontro attraverso la Chiesa. Sono andato in Brasile perché la Chiesa
me lo ha chiesto. Quando sono partito in aeroporto di Bari cerano tanti amici.
Al mio ritorno, meno di un mese fa, ho trovato tanti altri amici che mi hanno
accolto festosamente, e mi sono sentito di nuovo in casa. È Cristo che ci dona
il centuplo già oggi se sappiamo fidarci di Lui, se sappiamo ascoltarlo.
Ho cominciato il mio ministero di arcivescovo il 5 gennaio e
sono venuto dal mare come San Cataldo. Il giorno dopo ho fatto visita agli
ammalati nell Ospedale Maria SS
Annunziata e domenica 8 ho
incontrato tutte le Associazioni dei laici. E poi sono stato alla mensa dei
poveri della caritas, ho incontrato i pescatori, le autorità e tanti altri
incontri hanno caratterizzato queste giornate. Un numero impressionante di
incontri, che hanno una ragione evangelica. Lincontro è importante perché Gesù
ci raggiunge attraverso un incontro che accade oggi. Questa è la Chiesa: un
incontro vivo che accade oggi.
Dicevo il 5 gennaio nella messa di inizio del mio ministero
episcopale nella Concattedrale che il mio obiettivo è: rendere possibile e immediato l incontro con Cristo.
Cristo è la fonte autorevole, la
fonte autentica, che purifica le fonti inquinate del nostro cuore di peccatori.
Gesù con potenza indiscutibile toglie a ciascuno di noi i lacci delluomo
vecchio donandoci una vita nuova. Gesù di Nazareth, che comanda allo spirito
immondo di uscire dalluomo posseduto, ci incoraggia a rialzarci se siamo
piegati, se abbiamo dimenticato la nostra dignità davanti agli idoli del
potere, del denaro, dellegoismo.
Davanti a Cristo il male va in rovina.
Facciamo sì che Egli possa pronunciare la sua parola sulle nostre vite. Il
Cristo che comanda come chi ha autorità al demonio di allontanarsi, è un invito
chiaro al cristiano ad opporsi risoluto ad ogni forma di male e a fare
comunione con i fratelli. Il Diavolo divide, Cristo unisce! Anche nel nostro tessuto ecclesiale
cerchiamo con sereno abbandono in Dio, di superare ogni difficoltà e di essere
lunico popolo in cammino con lunico Signore.
Non ho un programma prefissato, questo lo faremo insieme con
i sacerdoti e con tutti i fedeli laici. Oggi posso solo proporvi non un
progetto, ma uno sguardo, lo sguardo a Cristo.
Per questo esistiamo come Chiesa e desideriamo vivere insieme
l avventura di seguire oggi il Signore e di proporlo a tutta società.
Anche se il momento è particolarmente
incerto, il nostro è uno sguardo di immensa fiducia verso i giovani e verso ciascuno di voi. Cari
fratelli e sorelle, che cosa viene a fare oggi larcivescovo in mezzo a voi?
Viene ad esortarvi a non perdere il sapore del vostro essere cristiani. Viene a
portare anche a Martina, come nella nostra amata città di Taranto, labbraccio
forte di Gesù Cristo perché ognuno di voi possa essere portatore di speranza in
questo momento di prova! Siate sale di questa terra, luce del mondo in tutti
gli ambiti della vostra vita.
Siamo chiamati a rivitalizzare, con
la nostra passione per luomo e per Dio, i luoghi della formazione, della politica, della scuola. Dobbiamo
portare fuori dalle chiese, senza timore, dai vicoli della Città Antica fino
agli stradoni della zona industriale lannuncio della Vita buona del Vangelo. Siamo
chiamati alla missione, allannunzio;
a consumare la suola delle scarpe valorizzando
la fede del nostro popolo, la fede del popolo martinese, la sua religiosità
e la sua cultura per vivere nel presente quello che i nostri padri ci hanno
insegnato come preziosa eredità del passato. In questi tempi di crisi siamo
chiamati a continuare lopera di Gesù, ad essere annunziatori della sua
presenza che è fonte di speranza per tutti.
La nostra missione è fonte di solidarietà, secondo la grande
tradizione della carità dellArcidiocesi di Taranto e , in particolare, di
Martina Franca, devota del Santo Vescovo della carità, San Martino. Guardando a
Cristo che comanda e insegna, aggrappati alla sua stessa sicurezza, vi invito
ad un atto profetico e di coraggioso. Nella casa di San Martino, che da giovane
soldato partì dalla Pannonia per incontrare Cristo nelle Gallie, dobbiamo come
lui dividere il nostro mantello, con chi ne ha bisogno.
La solidarietà ci tirerà fuori dalla crisi e soprattutto ci renderà
persone migliori. Lo Spirito Santo, proprio nei momenti più bui della storia,
ha suscitato nella Chiesa i grandi santi della carità, delleducazione, della
giustizia sociale.
Sarei felice se proprio Martina, forte per storia e per fede,
fosse protagonista nella nostra provincia di un grande inversione di tendenza.
Vorrei che fosse in prima linea a rialzare la testa e, continuando senza
vacillare, ad essere un faro luminoso nel cuore della Puglia.
Il Vescovo vuole essere oggi uno che sta con voi, vi invita a guardare Gesù, a seguirlo con
ardore, ad annunziarlo con entusiasmo, a testimoniarlo con la carità e la
solidarietà.
Oggi invoco per le nostre famiglie di
Martina Franca la benedizione del Signore, per intercessione della Vergine
Maria alla quale siete tanto devoti e che venerate sotto il titolo di Madonna
della Sanità o del Monte Carmelo. E non ultima venerate la Madre di Dio
attraverso questa icona tenerissima della Madonna Pastorella che ci
protegge dal maligno. San Martino e Santa Comasia proteggano il nostro cammino!
Conto su di voi, vi abbraccio e vi
benedico tutti.
Sia lodato Gesù Cristo!