Otium-Nuovo Dialogo

OTIUM

Coniugare la sobrietà

Emanuele Carrieri

È inutile girarci intorno: viviamo in un tempo di crolli. Tutti i crolli degli ultimi decenni – il Muro di Berlino, le Torri Gemelle, l’economia mondiale, il governo Berlusconi – costituiscono la prova che finora siamo stati comodamente seduti su delle bolle di sapone, quelle che si ottengono soffiando dell’aria in acqua e sapone.

In primis, la bolla dell’economia, basata sulle speculazioni finanziarie e non sulla produzione di beni e di servizi, poi la bolla della scienza e della tecnologia, sempre più prive di chiare finalità e sempre meno al servizio dell’uomo, la bolla della democrazia, che ha espropriato gli italiani del diritto di esprimere le preferenze di voto, la bolla dell’informazione, costruita sulla bugia e sulla falsità, la bolla della politica, edificata sui senza partito e sui senza politica, la bolla del potere, eretta sulle grandi disponibilità economiche.

Che ci attende? Una nuova progettualità, sociale, politica, culturale, economica, in cui non sono sufficienti, anche se necessarie, nuove norme e nuove regole, ma è necessario e insostituibile un profondo cambiamento di stile del vivere di questo Paese. Perché, per dirla con il Mahatma Gandhi, oggi come non mai, è impossibile separare i mezzi dai fini: il fine dell’amore non può realizzarsi che attraverso l’amore, il fine dell’onestà con mezzi onesti, il fine della pace attraverso la legge della pace. Un cambiamento di stile che affermi la centralità della persona, quale vincolo essenziale di ogni azione politica, economica e sociale e valore fondamentale per un modello di sviluppo veramente al servizio dell’uomo. Un modello che richiede una autentica equità, economica, fiscale, giudiziaria, retributiva, sociale, orientata al superamento delle diseguaglianze lesive della dignità umana e all’acquisizione dei mezzi per la realizzazione del proprio piano di vita, nel rispetto dei bisogni e riconoscendo il contributo di tutti alla creazione del valore politico, sociale ed economico del Paese. Urge abbandonare l’atteggiamento da commedia dell’arte e dirigersi a grandi passi verso la responsabilità, quale attenzione e cura, costante e perseverante, di tutti verso tutti e, in particolare, alle ricadute politiche, sociali ed economiche di ogni azione. Bisogna conferire una nuova architettura al concetto di segreto e alle decine di aggettivi che lo accompagnano, bancario, fiscale, industriale, massonico, politico, statistico, telefonico: incombe fare della trasparenza lo stile che caratterizza le relazioni e la comunicazione fra tutti, fondato sul riconoscimento del diritto di tutti a conoscere le informazioni per consentire a tutti di valutare scelte e comportamenti e decidere così in modo libero e paritario.

Necessita riscoprire il concetto originario di solidarietà, come capacità di captare le istanze di tutti, come impegno a trovare soluzioni di comune interesse che tornino a vantaggio di tutti, come sforzo atto a venire incontro alle esigenze di tutti, come attività svolte dalle istituzioni per sollevare chi è costretto ai margini della società. Occorre ritrovare il gusto della partecipazione, come agire personale e responsabile, come insieme di azioni che mirano a dare voce ai senza voce, come impegno a svolgere un ruolo attivo, come riconoscimento del diritto di tutti di prendere parte a tutte le decisioni, come volontà di determinare l’orientamento della vita del Paese. Non sappiamo quanto durerà realmente la crisi in atto, non immaginiamo quanto costerà alle famiglie che si dovranno confrontare con disagi che mai avrebbero immaginato di sperimentare, non sappiamo neppure quanti ne resteremo colpiti. Ma un risultato lo dovrà produrre: quello di imparare a coniugare, a declinare la parola sobrietà. La sobrietà è il guardare il mondo con lo sguardo dei poveri e dalla parte dei poveri, è un concetto ricco di significati che evocano la semplicità, l’equilibrio, l’essenzialità, il senso della misura, l’armonia, la delicatezza, la sensibilità verso l’altro, è la disponibilità alla condivisione dei beni, senza egoismo e senza sprechi. Parlare di sobrietà significa mettersi in una prospettiva educativa prima che economica, favorire un uso responsabile del denaro, un debito responsabile, un consumo etico, ricollocare al centro l’uomo, la responsabilità, il bene comune, l’ambiente, aiutare il mondo a scoprire il senso della storia, la sua destinazione, il cammino dentro il quale si trova collocato.

Per gentile concessione del mensile ‘Cercasi un fine’