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L’ARGOMENTO

Arriva una carrettata di “cose” che sanno di vigilia elettorale

L’attivismo eccessivo, e un po’ scomposto, del Comune rischia di essere controproducente. E se vietassimo per legge, negli ultimi mesi di mandato, patrocini, progetti, sovvenzioni e cose del genere?

Silvano Trevisani


Abbiamo più volte sottolineato, in queste pagine, come il Paese abbia vissuto, negli ultimi anni, in un permanente clima di campagna elettorale, perché la politica è diventata l’unico sbocco lavorativo per milioni di connazionali che ovunque riuscissero a ritagliarsi un posto (in Parlamento, nelle Regioni, Province, Comuni, Circoscrizioni, enti consortili, municipalizzate, ecc…) vedevano garantito un reddito fisso. Gli scandali di questi giorni (vedi caso Lusi) e l’enorme mole di dati diffusi, dai quali apprendiamo, per esempio, che il presidente della provincia autonoma di Bolzano guadagna il doppio del presidente degli Stati Uniti d’America, ci danno conferma e rinnovano l’urgenza di riportare la politica a quella dimensione di servizio che dovrebbe caratterizzarla.

La città di Taranto sta vivendo, ormai da molti mesi, questo fastidioso clima di campagna elettorale che emoziona solo che vi si pone da protagonista, ma infastidisce la città che diviene persino intollerante nei confronti delle continue sollecitazioni a cui è sottoposta e che potrebbe sortire un clima di sfiducia dannoso, dopo che più volte si era lasciata sedurre dalla speranza nel personaggio taumaturgico di turno.

Quello che si coglie, nelle ultime settimane, è un attivismo del tutto fuori luogo, anche se umanamente comprensibile, da parte dell’ente locale che, così come aveva fatto Rossana Di Bello nella chiusura del suo primo mandato, e sullo stesso modello di quasi tutte le compagini amministrative, a partire dalla Provincia, sta sfornando quotidianamente iniziative, conferenze stampe, progetti manifestazioni col chiaro intento di convincere l’elettorato.

Ci chiediamo, prendendo a prestito i concetti espressi dal presidente del Consiglio Monti (per quanto riguarda il comportamento dei ministri, i patrocini da eliminare, i regali da ridurre), se non sarebbe opportuno vietare per legge ai singoli enti locali, negli ultimi mesi di mandato, di dare patrocini, finanziare certi tipi di manifestazioni e progetti che, tra l’altro, sono quelli che in genere seminano poi i debiti fuori bilancio.

Anche questa giunta si è caratterizzata, quindi, per una vera e propria raffica di progetti, richiami, di quotidiane conferenze stampa, di inaugurazioni, tavole rotonde, iniziative, annunci, non tutti opportuni, non tutti apprezzabili, comunque macchiati dal sospetto di elettoralismo.

Facciamo qualche esempio, partendo proprio da una delle più recenti iniziative: l’inaugurazione di Palazzo Pantaleo. Non disconosciamo il merito della Giunta di aver promosso la ristrutturazione del Palazzo che ci auguriamo definitiva (in quanto, a partire dagli anni ’80, è stato già ristrutturato e inaugurato almeno tre o quattro volte, segno che qualcosa non va in ciò che è stato fatto). Ebbene, lo scorso 10 febbraio il palazzo è stato inaugurato assieme al Museo Majorano, allestito al secondo piano, ma non sarà aperto al pubblico perché mancano ancora autorizzazioni e agibilità. Ma si è messa al sicuro una “inaugurazione” che rischiava di essere lasciata in eredità alla prossima giunta.

Sempre per rimanere nel settore culturale, nel gennaio scorso è stato insediato il comitato che dovrebbe occuparsi della candidatura della Città vecchia a rientrare tra i siti che l’Unesco ha dichiarato patrimonio mondiale dell’Umanità.

Sorvoliamo sui sistemi con i quali sono stati reclutati i componenti della commissione, non proprio chiarissimi, anche se aver posto alla presidenza Fossimo Damiano Fonseca (e una consulente esterna) ha fatto recuperare autorevolezza scientifica che alla commissione rischiava di mancare. Ma proprio l’accademico dei Lincei ha detto, più o meno chiaramente, a seconda delle orecchie d chi lo ha ascoltato, che non c’è da farsi illusioni sulla possibilità che il progetto venga coronato da successo. Noi diremmo chiaramente che Taranto non ha nessuna possibilità. Del resto se tutto ciò che si fa per la città vecchia è trasformarla, di tanto in tanto, in una babele invasa da una mare di curiosi che cercano solo un posto per mangiare, lasciando più squallore e sporcizia di prima, attraverso l’”Isola che vogliamo” (che, ahimè, tornerà il 18!) e intanto si consente una nuova, progressiva acquisizione da parte della malavita, non avremo mai vere speranze di riscatto.

Il 18 gennaio, ancora per rimanere nella sfera turistico-culturale, il Comune, assieme alla Provincia, hanno presentato alla città alcune idee di utilizzo di aree demaniali, trasformando la presentazione dell’elenco dei beni che la Marina deve vendere, imposto dal ministero, in una ipotesi progettuale, per fare di necessità virtù. Non entriamo nel merito delle idee (ci riserviamo un approfondimento), che sono semplici esercizi, scarsamente plausibili e non fondamentali nel processo di recupero della “città nascosta” dalla Marina (che avevano già sentito ventilare da Legambiente e da un ex amministratore). Il problema è, semmai, quello di intavolare una trattativa vera e propria con il Governo per ottenere la restituzione di aree gratuitamente, secondo gli accordi stipulati già nel 1991 col ministero della Difesa.

Questo ci dà lo spunto per venire a un argomento “di fondo”: il confronto con il governo che avrebbe avuto una prima tappa in un incontro sui temi del risanamento ambientale e dello sviluppo dell’area ionica, che il sindaco e il presidente della Provincia hanno avuto il Mario Torsello, che è il capo di gabinetto del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, il quale non si è presentato. Questo incontro è stato salutato dai due protagonisti come un fatto positivo perché avrebbe aperto la strada a un tavolo di confronto. Noi che per lavoro abbiamo assistito a decine di incontri con vari governi per il prosieguo della vertenza Taranto tra gli anni Ottanta e Novanta, rivelatisi improduttivi, (ci abbiamo anche scritto un libro), sappiamo che non si è partiti col piede giusto e che, forse, bisogna attrezzarsi meglio.

L’elenco sembra lungo ma è stato solo accennato. Che dire dell’inaugurazione affrettata delle Cripta del Redentore, nella quale piove e che, secondo lo stesso ex assessore promotore, andrebbe ripensata? E della plurima inaugurazione dell’ex Convento San Francesco, che ancora mancarebbe dell’agibilità?

E che dire degli annunciati viaggi per anziani, sui cui costi e modalità bisognerebbe tornare? E sull’idea, lanciata con entusiasmo ma subito eclissata, dei parcheggi nella rotonda del Lungomare? Che dire del “nutritissimo” programma per il Carnevale che vorrebbe far dimenticare la “tristezza” dei quattro Carnevali precedenti? E dell’ultimissima idea di realizzare una fontana a piazza Castello, senza nessuna autorizzazione della soprintendenza? Ma, anche se andiamo a memoria senza consultare i giornali, ci balzano alla mente i titoli roboanti letti nell’autunno scorso, che giuravano pressappoco così: “L’idrogeno è il futuro di Taranto!”, che era poi l’annuncio del Comune. Andando in profondità: se anche questo fantasioso progetto andrà in porto, il Comune risparmierà, a regime, poche decine di migliaia (o centinaia!?) di euro, ma di sicuro non sarà quello il futuro di Taranto.

Che ne dite? L’elenco, ve lo assicuriamo, potrebbe continuare a lungo ma ormai ci manca lo spazio e il concetto lo riteniamo chiarito. Sappiamo di far torcere il naso a qualcuno ed è quello che ci proponevamo, perché non riteniamo corretto questo comportamento e non possiamo far sconti a nessuno. Anche perché abbiamo imparato già al catechismo che “L’albero si riconosce dai frutti”. E non dalle “aspettative”. Tanto meno dalle promesse dall’ultima ora.


Promessa e promossa la raccolta differenziata rimane ‘un bidone’
Ancora troppo bassa la percentuale della raccolta nella città di Taranto

Elena Modio


Quella della raccolta differenziata è, tra le altre, una delle attività che più di ogni altra è stata oggetto di annunci da parte dell’amministrazione Stefàno e del presidente della municipalizzata Amiu, Pucci, che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Svariati i progetti lanciati che poco o nulla hanno contribuito a migliorare la percentuale di rifiuto differenziato della città capoluogo che la vede tristemente fanalino di coda nella classifica di quelli italiani. A fronte di un dato, già di per sé pessimo, del 11,6% di raccolta al sud d’Italia, Taranto si attesta intorno ad un dubbio 8,7%. Sperimentale, e approssimativa aggiungiamo noi, è ancora la raccolta ‘palazzo a palazzo’ nel quartiere Solito Corvisea. Tutto è ancora affidato alla buona volontà dei cittadini che non sono nemmeno ben informati su come suddividere i rifiuti e questo inficia la qualità della raccolta. Nulla è la collaborazione degli esercizi pubblici: pizzerie e fruttivendoli, ne siamo testimoni, smaltiscono abitualmente umido e vetro nei contenitori del tal quale.

La tante volte annunciata raccolta differenziata nelle contrade di Lama e San Vito pare sia partita da una decina di giorni, ma i residenti non ne sanno granché. In città i cassonetti adatti allo scopo sono pressoché spariti; di tanto in tanto è possibile individuarne qualcuno per la raccolta indiscriminata di carta, alluminio e plastica. Nemmeno la raccolta differenziata più facile da gestire è stata organizzata. Bar, pizzerie, ristoranti, supermercati, fruttivendoli, smaltiscono tutto nei normali cassonetti ed è un dolor di cuore vedere tutto quel materiale sprecato e destinato alla discarica.  Basta fermarsi davanti ad uno dei mercati rionali per avere conferma di quanto descriviamo: plastica, legno, umido e perfino scarti di macelleria, tutto nello stesso cassonetto. Altro discorso per le isole ecologiche che devono raccogliere quello che pochi cittadini volenterosi differenziano.

Poche e alcune, come quella del quartiere Salinella che appare come un indegno cumulo di rifiuti ingombranti, difficilmente raggiungibili a piedi, sono spesso in attesa di ‘nuove disposizioni’ e non consentono con continuità lo smaltimento di pile o olio esausto. Una nostra anziana lettrice ci ha chiamato per denunciare che, avendo portato un contenitore di olio esausto all’isola ecologica del quartiere Tamburi, invece di essere accolta come una buona cittadina, le sia stato detto che non potevano più accettarlo e che avrebbe dovuto recarsi in quella di via Crispi al Borgo!

Bene la formazione dei bambini nelle scuole che l’Amiu e l’amministrazione comunale hanno avviato nelle scuole con il progetto RI-CICLO-NE, ma gli alunni ‘puliziotti’ e le loro famiglie dovranno pur essere messi nelle condizioni, prima, e obbligati, poi, di onorare il loro diritto/dovere. Ma è proprio tanto difficile organizzare un progetto virtuoso? Come si legge nel dossier che Legambiente ha prodotto per il 2011, il comune di Salerno ha raggiunto il 70% di raccolta differenziata in meno di due anni, grazie al sistema domiciliare esteso a tutta la città per i suoi 140mila abitanti, una percentuale impensabile fino a qualche tempo fa per un capoluogo di provincia, soprattutto in una regione difficile come la Campania. Stesso discorso per le raccolte domiciliari secco/umido attivate con ottimi risultati in una parte delle città di Napoli e Palermo. 
Al nord, nella città di Torino la raccolta domiciliare integrata ha raggiunto la quota di oltre 400mila abitanti serviti, con una percentuale di differenziata compresa tra il 43% ed il 71%, e una media del 61%. Nelle Marche dove il consorzio Cosmari gestisce il ciclo dei rifiuti per 300mila abitanti in 57 comuni maceratesi, la percentuale di raccolta differenziata per tutto il bacino ha raggiunto il 70%. Più vicino a noi, il comune di Statte ha intrapreso una strada che consentirà a breve di eliminare tutti i cassonetti dalla strada e di portare a regime la raccolta differenziata.

“La strada per avviare il ciclo dei rifiuti di tutto il Paese verso gli standard europei è ormai tracciata – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -. Gli obiettivi della nuova direttiva europea sui rifiuti e della legge italiana di recepimento sono chiari: entro il 2013 occorre varare un programma nazionale di prevenzione ed entro un anno si deve raggiungere il 65% di raccolta differenziata da avviare a riciclaggio.

Per raggiungerli serve promuovere le politiche di prevenzione, la raccolta domiciliare e la tariffazione puntuale in tutte le città italiane, completare la rete impiantistica per il recupero, soprattutto della frazione organica, e il trattamento dei rifiuti per minimizzare lo smaltimento in discarica, i cui costi dovranno essere aumentati anche rivedendo lo strumento dell’ecotassa regionale.

Solo così riusciremo a voltare pagina una volta per tutte rispetto all’immagine del Paese delle emergenze rifiuti che ci ha contraddistinto più volte negli ultimi anni anche a livello internazionale”.


Anziani, in gita a spese del Comune ma pochi servizi per quelli non autosufficienti

Ne abbiamo parlato con Tommaso Bruno, segretario dei pensionati della Cisl

Annarita Palmisani


«L’assessorato ai servizi sociali del comune di Taranto, nell’ambito delle attività ricreativo-culturali programmate in favore di 50 cittadini anziani, ha organizzato un viaggio a Roma dal 6 all’8 marzo, per i cittadini anziani che abbiano compiuto 60 anni per le donne e 65 per gli uomini.

Il viaggio consisterà nella partecipazione, giorno 7 marzo, all’Udienza Generale del Santo Padre in Vaticano.

Gli interessati devono presentare domanda corredata dalla certificazione ISE entro il 20 febbraio alle ore 12:00 e saranno ammessi a partecipare entro i limiti dei posti disponibili sulla base di una graduatoria di priorità delle domande formulate in base al modello ISE”.

Questo è l’oggetto del bando redatto dal comune di Taranto, per permettere ad un gruppo di tarantini anziani, di fare un viaggio a Roma. Bando non molto gradito dai sindacati dei pensionati.

Dei 50 posti messi a disposizione, 15 sono disponibili, con un contributo di 30 euro, per chi ha un reddito ISE da 0 a 10.000euro; 25 sono messi a disposizione di chi ha un reddito ISE da 10.000 a 30.000 euro, con un contributo di 75 euro; e 10 posti sono destinati al prezzo di 150 euro a chi ha un reddito ISE da 30.000 euro in su.

«L’organizzazione di questo viaggio da parte dall’amministrazione comunale di Taranto – ci ha detto il segretario della Federazione nazionale pensionati della Cisl, Tommaso Bruno – ha il sapore di essere più che altro propaganda pre elettorale. Anche i criteri, come spesso accade, sembrano tarati su persone già in “elenco”. Amici di amici che vengono privilegiati a discapito di chi realmente non ha possibilità economiche».

La critica di Bruno nei confronti dell’amministrazione comunale di Taranto, ente definito molto distratto quando si parla delle problematiche degli anziani, è dura.

«Anche i Piani sociali di zona – ha ricordato – stanno andando a singhiozzi. Non si organizzano più tavoli per definire la destinazione dei fondi regionali. Le notizia, ormai, le apprendiamo dalla stampa».

E sono diversi i progetti che avrebbero dovuto partire con i fondi dei Piani sociali di zona. Fra questi, ci sono i servizi per gli anziani non autosufficienti che sarebbero partiti, grazie all’intervento dell’Asl, solo per poche decine di anziani, quando l’obiettivo regionale era quello di coprire il 3,6% di loro. Percentuale che a Taranto, corrisponderebbe a qualche decina di migliaia.

Un altro progetto, che fa da esempio di ciò che le associazioni sindacali stanno ancora attendendo che venga realizzato, riguarda i centri di aggregazione sociale, o centri polivalenti che dir si voglia.

«Siamo costretti troppo spesso – ha denunciato Bruno – ad elemosinare di poter mettere in campo attività per gli anziani.

Anche le strutture di questi centri sono ormai fatiscenti, ma nessuno fa nulla per risistemarle».

E questi sarebbero solo due esempi di ciò che ci sarebbe da fare per gli anziani del capoluogo jonico.

Tutto ciò, nonostante la Regione abbia stanziato dei fondi, rientranti all’interno dei Piani sociali di zona, sui quali l’amministrazione comunale di Taranto non avrebbe ancora relazionato. Non si sa, infatti, come e se questi fondi sono stati utilizzati. Intanto, stanno per arrivare altri fondi dei Piani sociali di zona che, molto probabilmente, faranno la stessa fine.

I sindacati dei pensionati sono tutti in attesa che qualcosa si muova e che, finalmente, il tavolo dei Piani sociali di zona, venga convocato.


I giovani tarantini per il sindaco? Fantasmi!
Mario Panico

Il mio augurio è che questo silenzio sia dovuto ad una pausa di riflessione: insomma sono sicuro che non sia una vera assenza di passioni sociali e di  distanza dal “bene comune”.

Gli studenti, i giovani sono la speranza della comunità, tra i giovani vi sono tanti talenti, tante risorse, tante energie, menti fresche ed idee innovative che daranno forma e costrutto al futuro della nostra società.

Tutto questo si prepara oggi anche con le giuste richieste degli autotrasportatori, dei pescatori o di altre categorie, ma senza una partecipazione attiva, corretta,propositiva, propulsiva dei giovani poco di nuovo si potrà programmare.

Dunque, vi è l’urgenza di unirsi. Un invito, uno stimolo a tutti gli studenti, ai giovani ad impegnarsi per sostenere chi reclama giusti diritti e condizioni migliori di lavoro con metodi civili e in piena legalità, per dare forza alla democrazia al fine di far prevalere le scelte migliori per il maggior numero di persone.

In questo ben più ampio scenario, un impegno particolare deve essere profuso dai giovani per una ambiziosa risurrezione di Taranto e per contribuire a costruire, tappa dopo tappa, il loro futuro.

Il Sindaco

Dott. Ippazio Stefàno


Le parole del sindaco di Taranto non hanno lasciato indifferenti i giovani concittadini che da più fronti hanno risposto a questa accusa di sedentarietà. Stando alle parole del primo cittadino, la nuova generazione non ha un ruolo nella rivalutazione della città, non riesce ad associarsi per mirare verso un orizzonte comune.

Un giudizio miope, considerate le innumerevoli iniziative in piazza e i tanti seminari nelle facoltà organizzati dalle associazioni studentesche, che in questi anni hanno mirato a rendere gli under 25 i veri protagonisti del cambiamento.

Basta andare scorrere il calendario, arrivare allo scorso inverno, per ricordare il fiume di ragazzi che ha manifestato per le vie della città gridando forte il suo ‘’No’’ alla riforma Gelmini, che stava (sta) impedendo loro di limare la spada della cultura, unico strumento rimasto per provare a combattere la crisi. Hanno occupato aule universitarie, mobilitato l’intera città, erano al fianco dei lavoratori precari che scioperavano contro la dicotomia tipica di questa città: salute-lavoro.

Dinamismo mosso da passione e da rabbia che la politica cieca non ha avvertito.

‘’Eppure tutti questi anni abbiamo sempre coinvolto l’amministrazione comunale in ogni nostra richiesta di miglioramento delle condizioni della vita degli studenti universitari e medi all’interno della città.

Abbiamo proposto ad esempio dei miglioramenti per il bando di borse di studio del Comune di Taranto; abbiamo presentato il progetto di Student Card (probabilmente rimasto in qualche cassetto) e siamo stati gli unici interlocutori dell’amministrazione per quanto riguarda i problemi del Polo Universiario Jonico – basta considerare che nella consulta degli studenti universitari, istituita su nostra proposta, si può contare solo sulla nostra presenza ed elaborazione. Siamo stati gli unici a pretendere che venissero migliorate le condizioni della biblioteca comunale Acclavio, chiedendo ed ottenendo l’istituzione della rete wi-fi, il riscaldamento (ora purtroppo nuovamente non funzionante), l’estensione dell’orario di apertura affinché gli studenti avessero un luogo dove studiare dopo la chiusura delle facoltà.’’- si legge nella lettera di risposta scritta dai ragazzi e dalle ragazze del sindacato studentesco Link.

Esaminando la questione da un punto di vista demografico, negli ultimi dieci anni la popolazione tarantina fra i 14 e i 34 anni è diminuita di trentamila unità (senza considerare i tantissimi che, pur lontani da Taranto, continuano a conservare la residenza) e nell’ultimo triennio in tutta la provincia si sono persi 12 mila posti di lavoro nella fascia d’età che va dai 25 ai 34 anni. In risposta alla lettera del sindaco, le organizzazioni giovanili hanno prontamente riesumato le richieste di spazi condivisi, di centri culturali, di sistemi industriali che rispettino l’ambiente, che non hanno mai ricevuto risposta.

Come se l’urlo del malessere non fosse arrivato. Ecco come si sono sentiti i giovani tarantini, dopo aver letto le parole del sindaco della loro città.

A scuola, sin dalle classi elementari insegnano che la generalizzazione è l’anticamera dell’errore.  Stona leggere una lettera del proprio rappresentante politico che si riferisce ‘’a tutti giovani’’.

Un disegno sbagliato, che è stato subito smentito dalla prontezza delle risposte. C’è un sostrato della città che crede ancora nei due mari (meno nella sua classe dirigente, qualsiasi sia il colore), lo stesso sostrato che è stanco di respirare accuse controproducenti, basta e avanza la diossina.

 

--- Nuovo Dialgo ---

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