settimana170912-Nuovo Dialogo

Settimana del 17 settembre 2012


ECCLESIA

Il viaggio del Papa in libano

“Il perdono unica via  per costruire la pace”


papa_in_libano“Perché tanti orrori? Perché tanti morti? Faccio appello alla comunità internazionale! Faccio appello ai Paesi arabi affinché, come fratelli, propongano soluzioni praticabili che rispettino la dignità di ogni persona umana, i suoi diritti e la sua religione! Chi vuole costruire la pace deve smettere di vedere nell’altro un male da eliminare.” Numerosissimi sono stati gli appelli alla pace, come questo dell’Angelus del 16 settembre, pronunciati da Benedetto XVI durante il viaggio in Libano appena concluso.

Il Papa è andato in Libano durante una lunga e delicata fase di trasformazione degli equilibri e del clima mediorientale. La primavera araba sta producendo frutti notevoli in Tunisia, incontra passaggi delicati probabilmente fecondi in Egitto e trova sangue, tanto sangue, in Siria. Con una coincidenza che potrebbe essere stata cercata, i giorni della visita sono coincisi con l’esplosione delle proteste intorno all’ennesimo e inutile intervento antislamico - una pellicola in questo caso - i cui trailer sono comparsi in rete nei giorni scorsi. Per quanto alcuni media europei abbiano parlato di movimenti di popolo a protestare contro il film e gli Usa accusati di avere ospitato la produzione, in realtà nelle capitali arabe si sono mossi solo poche centinaia di manifestanti. A differenza delle centinaia di migliaia di persone scese in piazza durante le proteste della primavera araba, in questo caso chi ha dato vita alle proteste aveva armi, obiettivi precisi e non è stato seguito dalla popolazione, come le testimonianze dirette da ogni capitale riportano. Sono state attaccate con precisione le ambasciate Usa e le polizie locali, colte impreparate, non sono riuscite a contenere le violenze. Il prezzo è noto: l’assassinio dell’ambasciatore Usa e di tre suoi collaboratori in Libia, morti e feriti negli altri Paesi.

Il viaggio papale si è sviluppato in questo clima, sotto gli occhi attenti di tutti. La maggior parte guardava al passaggio di Benedetto XVI come ad una opportunità preziosa per rilanciare parole di dialogo, ma non mancava chi era pronto a cogliere passi falsi per alimentare la tensione. In questa fase di ricomposizione dell’area mediorientale non vi è solo il fondamentalismo violento o terrorista che agisce. Vi sono molti gruppi, non classificabili facilmente con categorie politiche né etniche, che, privati dei legami con i poteri dittatoriali di ieri, oggi cercano anche attraverso il disordine di rioccupare gli spazi di potere - soprattutto economico - perduto. Ci si chieda, infatti, chi giova di queste violenze oggi in Tunisia o in Libia o chi può profittare del perdurare dello stato di guerra in Siria: non certo le organizzazioni politico culturali che partecipano alla vita pubblica. Oggi nessuno tra la gente vuole guerra e disordine in Medioriente e chi parla di violenza non raccoglie fiducia né consenso. I facinorosi vengono usati come pedine sacrificabili, nel senso letterale del termine, da attori che non si mostrano pubblicamente e attuano giochi di potere spregiudicati.

Quando quei giochi vengono mimetizzati con argomenti etici e religiosi, l’unica arma disponibile è l’educazione: la ripetizione testarda delle ragioni del dialogo e della pace, fondate sulla dignità della persona umana, sulla sacralità e inviolabilità della sua vita, in quanto unica, originale e irripetibile, patrimonio insostituibile per l’intera umanità. In qualche modo questo è quanto ha fatto il papa in questi giorni. “Per aprire alle generazioni di domani un futuro di pace, il primo compito è dunque quello di educare alla pace” e “bandire la violenza verbale o fisica”, ha detto nel discorso alle autorità, ricordando che la pace “non può esistere senza la fiducia nell’altro, chiunque sia” e che “le differenze culturali, sociali, religiose, devono approdare a vivere un nuovo tipo di fraternità, dove appunto ciò che unisce è il senso comune della grandezza di ogni persona, e il dono che essa è per se stessa, per gli altri e per l’umanità”. Non è mancato l’appello più difficile: “si tratta di dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e ricevuto pone le fondamenta durevoli della riconciliazione e della pace per tutti.”

Non è possibile prevedere quanto l’appello del Papa sarà seguito. Ma è interessante notare che Hezbollah, il partito islamico sostenuto sino a ieri dal regime siriano e dall’Iran, ha rimandato le manifestazioni di protesta contro il film antislamico a viaggio papale concluso e le testate vicine al movimento hanno riferito con attenzione e rispetto della visita del papa. La manifestazione si è tenuta effettivamente lunedì scorso e il leader Nasrallah, in una delle sue rare apparizioni, ha preso la parola ricordando la consapevolezza e la voglia di coesistere di musulmani e cristiani. La folla scandiva slogan di odio verso gli Usa, ma le parole di Nasrallah erano attente e non ci sono stati incidenti. I prossimi mesi diranno se è un ennesimo gioco di sponda o se stanno maturando, come speriamo da tempo, le condizioni per una collaborazione autentica. Non c’è alternativa alla pace. Ne hanno bisogno il Libano, la Siria, e l’intera comunità internazionale.

Riccardo Moro


L'ARGOMENTO

Stop agli impianti: 

Ilva costretta a fermarsi

Giunte le direttive da parte dei custodi giudiziari


Ilva6Dalle parole ai fatti. Sabato scorso il procuratore capo della Repubblica, Franco Sebastio, aveva ribadito che gli impianti dell’Ilva non avrebbero più dovuto produrre. Ieri in tarda serata è giunta la notizia dello stop agli altiforni ed all’acciaieria, decisa dai custodi giudiziari, Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudia Lofrumento. Nelle disposizioni notificate al presidente Ferrante da parte dei custodi,  ci sarebbe il  completo rifacimento delle batterie 3,4,5,6,9,10 delle cokerie degli altiforni, lo spegnimento delle torri che vanno dall’1 alla 7 eccetto la torre 2, lo spegnimento degli altiforni 1 e 5 a  partire dall’altoforno 1, il fermo dell’acciaieria 1, l’adeguamento dell’acciaieria 2 e il rifacimento del reparto Grf, gestione materiali ferrosi. Indicazioni sarebbero giunte anche per quanto concerne il personale in esubero, dovuto al fermo: andrebbero collocati nelle operazioni di bonifica.


ECONOMIA

L'Italia respira

Si intravede un barlume: tre anni per provare a risolvere la crisi


borsa

Mentre continuano le difficoltà nel mercato del lavoro negli ultimi giorni sono arrivate due notizie positive, una di natura finanziaria, l’altra dall’economia reale. Si tratta del calo dei tassi di interesse pagati dal debitore Tesoro Italiano che si propagano ai tassi di interesse pagati dalle imprese; inoltre a luglio la bilancia commerciale è tornata ad essere positiva.

Nella prima notizia il merito è frutto del lavoro dei due Mario, Monti e Draghi. Il governo italiano sta lavorando per il risanamento dei conti pubblici e la Banca Centrale Europea cerca, con il consenso degli stati, di attuare una politica monetaria espansiva. Senza entrare nei tecnicismi, gli investitori stanno credendo all’impegno, assunto da Mario Draghi, di intervenire per stabilizzare i tassi di interesse pagati dagli stati in difficoltà. Un impegno che riguarda i titoli con vita residua fino a tre anni che può trasmettersi a tutte le scadenze. In sostanza gli stati in difficoltà guadagnano tre anni di tempo per tentare di risolvere i problemi attuali.. Gli effetti si sono già visti nella discesa dei rendimenti. Confrontando i rendimenti odierni con quelli del 9 novembre 2011 (il picco massimo finora raggiunto nel nuovo millennio) ecco quanto ottiene l’investitore che compra i titoli di stato italiani: a) titoli con scadenza a 1 anno tasso attuale 2,10% (tasso al 9 novembre 2011 9,47%); b) titoli con scadenza a tre anni 2,95% (7,68%); c) titoli con scadenza a 5 anni 3,87% (7,65%); d) titoli con scadenza 10 anni 5,08% (7,49%). Se i tassi si stabilizzano su questi importi il bilancio dello stato migliorerà senza bisogno di ulteriori manovre fiscali a meno che, per scelleratezza, non riparta la spesa pubblica.

Più positivi sono i dati della bilancia commerciale aggiornati a fine luglio. Nei primi 7 mesi dell’anno il saldo commerciale è positivo e raggiunge i 4,4 miliardi di euro. E’ la prima volta che accade dall’inizio del nuovo millennio. Da paese che viveva al di sopra delle proprie possibilità consumando più di quanto produceva siamo diventati un paese che produce più di quanto consuma. Anche questa volta l’economia reale è diventata virtuosa prima del previsto e senza alcun aiuto pubblico. Nei primi sette mesi in volume le esportazioni sono risultate stabili, in diminuzione dello 0,3%, mentre le importazioni sono calate del 9,7%. Dato che i valori medi unitari di vendita e di acquisto sono aumentati rispettivamente del 4,5% e del 4,6% in termini monetari le esportazioni sono aumentate del 4,2% e le importazioni sono scese del 5,6%. Le nostre imprese sono riuscite a vendere nel Mondo senza sacrificare i margini in un contesto difficile di rallentamento dell’economia globale.

Concentrando l’attenzione sulle tipologie di prodotti possiamo osservare:

- gli imprenditori italiani riescono a vendere in maggiore quantità i beni di consumo non durevoli (+6,6%) grazie alla forza del marchio, i prodotti intermedi (+2,8%) grazie all’integrazione con il sistema produttivo tedesco, i beni strumentali (+2,7%), e i beni di consumo durevoli (+1,5%);

- le importazioni calano drasticamente invece su tutte le tipologie di beni partendo da quelli intermedi (-11,6%), strumentali (-11,5%), beni di consumo durevoli (-7,2%), e non durevoli (-1,9%); le cause vanno da ricercarsi nel basso tasso di utilizzo degli impianti industriale che fanno calare gli investimenti in macchinari e nel calo dei consumi delle famiglie che fanno rinviare le spese soprattutto di beni durevoli.

Una voce che diminuisce marcatamente nelle importazioni riguarda l’acquisto di autoveicoli dalla Germania, sarà questo fatto uno di quelli che convincerà i tedeschi a non chiudersi nei loro confini nazionali.

Si alza invece il saldo negativo dei prodotti petroliferi complice una stagione meteorologica pesante (freddo in inverno e caldo in estate); gli investimenti in risparmio energetico che proseguono fanno sperare in un ridimensionamento del deficit nei prossimi mesi.

Ci attenderanno mesi difficili che comporteranno un aumento della disoccupazione, sia con casi noti ai media (Sulcis, Alcoa, Ilva, Fiat), che con quelli che non fanno notizia (la chiusura e le perdite del posto di lavoro nelle piccole imprese);  ma incomincia a intravedersi un barlume di speranza purché la si coltivi incoraggiando e non penalizzano le imprese che esportano.

Sergio Pierantoni


NOTA STAMPA

Il 27 settembre XXXIII Giornata Mondiale del Turismo

Turismo e sostenibilità energetica: propulsori di sviluppo sostenibile

 

turisti

Riportiamo integralmente la nota di monsignor Gino Romanazzi, incaricato regionale della conferenza episcopale pugliese per la pastorale del tempo libero, del turismo e dello sport.

L’organizzazione mondiale del turismo indica nel rapporto tra turismo e sostenibilità energetica il tema della prossima Giornata mondiale che viene celebrata, come ogni anno, il 27 settembre. La Chiesa cattolica da sempre recepisce il tema, lo approfondisce e offre il suo pensiero come un’opportunità per dialogare con il mondo civile, offrendo il suo apporto concreto, basato sul Vangelo, e per sensibilizzare tutta la Chiesa sull’importanza che questo settore riveste a livello economico, sociale e, particolarmente, nel contesto della nuova evangelizzazione.

Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, nel messaggio rivolto agli operatori in questa occasione, vuole offrire un suo contributo, partendo dalla convinzione che “la Chiesa ha una responsabilità per il creato e deve far valere questa responsabilità anche in pubblico”. Non spetta tuttavia alla Chiesa proporre soluzioni tecniche concrete, ma far vedere che lo sviluppo non può ridursi a semplici parametri di carattere tecnico, politico o economico. Lo stesso Santo Padre nel messaggio che ha inviato al VII Congresso mondiale di Pastorale del turismo che si è tenuto a Cancun nell’aprile scorso, ha sottolineato l’importanza di “illuminare questo fenomeno con la dottrina sociale della Chiesa, promuovendo una cultura del turismo etico e responsabile, in modo che giunga ad essere rispettoso della dignità delle persone e dei popoli, accessibile a tutti, giusto, sostenibile ed ecologico”.  

Il tema dell’ecologia ambientale non può essere separato dalla preoccupazione per un’ecologia umana adeguata, intesa come interesse per lo sviluppo umano integrale. E’ importante, per questo, un grande sforzo educativo al fine di promuovere un effettivo cambiamento di mentalità che porta ad adottare nuovi stili di vita. Esiste, oggi, una maggiore sensibilità ecologica; tuttavia si corre il rischio di dimenticare queste motivazioni durante le vacanze, in quanto si crede di avere diritto a determinate comodità, senza riflettere sulle loro conseguenze. Occorre coltivare l’etica della responsabilità e della prudenza e riflettere sulle proprie azioni. Come dice la dottrina sociale della Chiesa, “la tutela dell’ambiente costituisce una sfida per l’umanità intera”, si tratta del dovere comune e universale di rispettare un bene collettivo.

Il turismo può contribuire non solo alla salvaguardia e alla conservazione dell’ambiente ma soprattutto alla custodia degli ecosistemi, del creato; lo sviluppo turistico non deve stravolgere l’assetto dei territori ma riconoscere e valorizzare l’identità, la cultura e gli interessi delle popolazioni locali.

Occorre invitare tutti a promuovere e utilizzare il turismo in modo rispettoso e responsabile, perché si sia in grado di sviluppare tutte le sue potenzialità, nella certezza che contemplando la bellezza della natura e dei popoli si possa giungere all’incontro con Dio.