settimana300712-Nuovo Dialogo

Settimana del 30 Luglio 2012


Ci siamo appena ritrovati con l’edizione web, eppure è già tempo di salutarsi.

Solo qualche settimana di meritato riposo per ritornare sempre più entusiasti e desiderosi di raccontarvi la città, le sue contraddizioni ed i suoi punti di forza. Nuovo Dialogo in edizione cartacea e web torna a settembre.

Resta aperto il canale di facebook per postarci segnalazioni, pensieri, suggerimenti.

Buone vacanze a tutti!


BENEDETTO XVI

Non manchi il pane

All'Angelus una riflessione sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci. 
Apprensione e speranza per  l'Ilva
papa
“Vogliamo pregare perché non manchi mai a nessuno i e siano abbattute le disuguaglianze non con le armi della violenza, ma con la condivisione e l’amore”. Nel cuore del Papa le difficoltà degli operai dell’Ilva di Taranto: dopo la recita dell’Angelus da Castel Gandolfo un pensiero e una preghiera. 

Operai dell'’Ilva “
Il Santo Padre segue “con preoccupazione le notizie relative allo stabilimento Ilva di Taranto”: “Desidero manifestare la mia vicinanza agli operai e alle loro famiglie, che vivono con apprensione questi difficili momenti”. Assicurando la sua “preghiera e il sostegno della Chiesa”, ha esortato “tutti al senso di responsabilità” e incoraggiato “le Istituzioni nazionali e locali a compiere ogni sforzo per giungere ad una equa soluzione della questione, che tuteli sia il diritto alla salute, sia il diritto al lavoro, soprattutto in questi tempi di crisi economica”.

Un piccolo gesto
Prima della recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha commentato l’episodio della moltiplicazione dei pani: “L’insistenza sul tema del ‘pane’, che viene condiviso, e sul rendere grazie, richiamano l’Eucaristia, il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo”. La Pasqua era ormai vicina e “lo sguardo si orienta verso la Croce, il dono totale di amore, e verso l’Eucaristia, il perpetuarsi di questo dono: Cristo si fa pane di vita per gli uomini”. L'’Eucaristia è “il permanente grande incontro dell’uomo con Dio, in cui il Signore si fa nostro cibo, dà Se stesso per trasformarci in Lui”. Nella scena della moltiplicazione, “viene segnalata anche la presenza di un ragazzo, che, di fronte alla difficoltà di sfamare tanta gente, mette in comune quel poco che ha: cinque pani e due pesci”. Il miracolo, ha sostenuto il Papa, “non si produce a partire da niente, ma da una prima modesta condivisione di ciò che un semplice ragazzo aveva con sé”. Gesù “non ci chiede quello che non abbiamo, ma ci fa vedere che se ciascuno offre quel poco che ha, può compiersi sempre di nuovo il miracolo: Dio è capace di moltiplicare ogni nostro piccolo gesto di amore e renderci partecipi del suo dono”. 

Un re che serve
In realtà, “la folla è colpita dal prodigio: vede in Gesù il nuovo Mosè, degno del potere, e nella nuova manna, il futuro assicurato, ma si ferma all’elemento materiale”. Ma “Gesù non è un re terreno che esercita il dominio, ma un re che serve, che si china sull’uomo per saziare non solo la fame materiale, ma soprattutto la fame più profonda, la fame di orientamento, di senso, di verità, la fame di Dio”. Il Pontefice ha invitato a chiedere “al Signore di farci riscoprire l’importanza di nutrirci non solo di pane, ma di verità e di amore, del corpo di Cristo, partecipando fedelmente e con grande consapevolezza all’Eucaristia, per essere sempre più intimamente uniti a Lui”. Allo stesso tempo, “vogliamo pregare perché non manchi mai a nessuno il pane necessario per una vita dignitosa, e siano abbattute le disuguaglianze non con le armi della violenza, ma con la condivisione e l’amore”. 

La Gmg di Rio
Dopo l’Angelus, il Santo Padre ha ricordato che “tra un anno, proprio in questo periodo, si terrà la 28ª Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro, in Brasile. Si tratta di una preziosa occasione per tanti giovani di sperimentare la gioia e la bellezza di appartenere alla Chiesa e di vivere la fede”. “Guardo con speranza a questo evento - ha aggiunto - e desidero incoraggiare e ringraziare gli organizzatori, specialmente l’arcidiocesi di Rio de Janeiro, impegnati a preparare con solerzia l’accoglienza ai giovani che da tutto il mondo prenderanno parte a questo importante incontro ecclesiale”. 

FILIPPO SANTORO 

Non siamo soli

L'arcivescovo mons. Filippo Santoro commenta le parole di papa Benedetto XVI

Dopo l’intervento del Santo Padre Benedetto XVI sui fatti dell’'Ilva, l’arcivescovo di Taranto ha scritto una nota. Monsignor Filippo Santoro nei giorni scorsi si è recato a Rio de Janeiro e a Petropolis, un viaggio da lungo tempo nella sua agenda per organizzare la Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà in Brasile  l’'estate prossima e della quale ha anche parlato il Papa nell'Angelus. Vista la situazione a Taranto monsignor Santoro ha annullato tutti i suoi impegni e il primo di agosto rientrerà in sede per manifestare concretamente la sua vicinanza agli operai e alla città.  

filippo-santoro-bianco

Amati tarantini,

nell’'ora di una delle prove più dure per la città, le parole del Santo Padre Benedetto di XVI ci sono di grande conforto. Non siamo soli e le nostre intenzioni sono dinanzi a Dio, ora conosciute a tutto il mondo grazie al Pastore universale della Chiesa.

Ringraziate con me il Papa perché egli prega per noi. Il suo ricordo nell’'angelus di questa mattina sollecita tutti coloro che hanno responsabilità e facoltà a trovare vie concrete, fattibili e immediate perché a nessuno venga sottratto il pane e la dignità, perché a tutti sia garantito un ambiente sano e, che la Giustizia, a schiena dritta, continui il suo corso necessario.

La frase del Pontefice che assicura il «sostegno della Chiesa», è una chiamata improrogabile per me e per tutta la chiesa diocesana per una presa in carico spirituale e morale delle sorti cittadine.

Per questo motivo, pur avendo da mesi programmato un mio viaggio in Brasile per impegni importanti e, dove mi trovo, da appena due giorni, ho deciso di cancellare le voci in agenda per rientrare immediatamente in sede.

Sento il bisogno e il dovere di condividere con voi questa croce e di presiedere un momento di preghiera per il quale chiedo all’intera chiesa diocesana di farsi promotrice.  Mi darebbe una grande gioia che tutti gli uomini e donne di buona volontà scendessero per le strade accanto agli operai.

Il problema dell’'Ilva è un problema di tutti.

Auspico che quello che sta avvenendo non si traduca in una guerra fra vittime ma, che tutti, uniti e con forza, si pretenda, a diritto, l'’assunzione di responsabilità dello Stato, dell’'azienda siderurgica, delle istituzioni, della politica, dei sindacati, dei media…

Chissà che in questo momento di recessione economica mondiale, Taranto non diventi un esempio geniale di risposta alla crisi!  

Mi raccomando solo che una necessità non prevalga sull’'altra paventandone l’urgenza.

Per Taranto non si chieda il lavoro in alternativa all'’ambiente sano.

A Taranto, ora, in nome di Dio, si chieda che si possa vivere, lavorando dignitosamente, in sicurezza, senza minacce volontarie per la salute.

Dio benedica tutti, il vescovo vi abbraccia uno ad uno. 

Petropolis Brasile 29 luglio ’12  

+Don Filippo Santoro

Arcivescovo Metropolita di Taranto


La dignità dei lavoratori 

Una grande testimonianza che con quella della città ha scosso e fatto riflettere l'intero Paese 

ferro_e14Alle luci dell’alba dell’ultimo sabato di questo luglio, le ansie dei lavoratori tarantini sembrano dipanarsi in un clima di momentanea distensione. L’interpretazione effettiva dell’ordinanza di sequestro e degli arresti, ha consentito di allentare la rivolta operaia nel capoluogo ionico, che i quotidiani nazionali hanno ormai bollato come città dell’acciaio.

Gli inquirenti, alla stampa, hanno asserito la necessità improrogabile di un tale passo e, al contempo, che lo spegnimento degli impianti non è imminente né tantomeno semplice. Così, con i nervi più saldi, è possibile addentrarsi con maggiore padronanza nel dedalo del caso Ilva. In buona sostanza non si potevano ignorare i morti di tumore, le vittime dell’inquinamento, né si poteva oscurare il disastro ambientale in sé, come le gravi accuse rivolte agli esponenti di spicco della dirigenza, delle quali dovranno rispondere. Ma la chiusura, se ci sarà, è comunque rimandata.

Di quello che è avvenuto in queste ore raccogliamo la dignità e la tenerezza dei lavoratori. Scesi a presidiare, sotto il sole cocente, per difendere lo stipendio. Senza eccessivi disordini, se si considerano le migliaia di persone coinvolte.

Un occhio attento però non può non notare la prudenza delle istituzioni e dei politici nel presentarsi ai manifestanti, il pudore dei sindacati, i rischi degli operatori della stampa per le vie di Taranto. La solidarietà arriva per lo più dal canale asettico dei comunicati stampa. Nel mucchio i coraggiosi sono pochi. È come se tutti temessero il linciaggio. Sì perché gli operai sono stufi di essere presi in giro. Non si sentono rappresentati. Anni di accuse, di polemiche e di promesse. Sono soli!

È improbabile ricavare adesso una ricetta salvagente per la città, si spera solo che chi ne ha facoltà abbia finalmente a cuore questa gente e questa terra senza mandare allo sbaraglio le vittime del dramma. Gli operai non potranno uscire fuori dal pantano tirandosi per i capelli.

Per questo, la magistratura ha oggi dei grandi meriti. In una Taranto che è lo specchio del Paese, dove tanta gente ormai non va più a votare, dove i più hanno smarrito l’orgoglio e l’appartenenza, dove i politici vengono indistintamente circoscritti nell’ombra del sospetto, si è risvegliato qualcosa, anche solo per paura, ma è un nuovo inizio. Per anni si è elemosinata l’attenzione nazionale sull’Ilva. Ma niente. Se ne sono visti di giornalisti e di troupe televisive a Taranto, ma per ben altri fatti di cronaca che non occorre menzionare.

Un inizio che non deve arenarsi. “Non vi lasceremo soli”, ha detto l’arcivescovo Santoro ai dipendenti Ilva. Perché la voce di questi primi 12.000 potenziali disoccupati non si attenui nel tempo serve la voce e l’impegno delle loro mogli, dei loro figli, serve la voce degli ambientalisti, dei politici, degli ammalati di cancro, di tutti i tarantini, la voce delle parrocchie e delle associazioni. Serve la regione Puglia, serve l’Italia. Occorre una coscienza nuova per il bene comune. Serve di più! Profetiche ancora una volta le parole dell’arcivescovo alla celebrazione del precetto pasquale nello stabilimento siderurgico.

“Sarei felice - aveva detto - che dal livello più semplice delle nostre chiacchierate al bar, a quello più tecnico dei tavoli con la politica e sindacati, non si paventasse più lo scambio tra lavoro e salute; disoccupazione e difesa dell’ ambiente. Il Signore non ci chiede di scegliere tra lavoro e ambiente ma ci dona l’intelligenza e la creatività per difendere il lavoro e per custodire l’ambiente e la vita”.

L'’appuntamento è il 3 di agosto per il riesame.

Emanuele Ferro - direttore 'Nuovo Dialogo'



AMBIENTE

"I delfini di Taras" 
il documentario dell'associazione Jonian Dolphin Conservation allo Yachting Club di San Vito


Giovedì 26 luglio alle 21.00, allo Yachting Club San Vito, a Taranto, verrà proiettato in “prima mondiale” il documentario “I Delfini di Taras” dell'associazione Jonian Dolphin Conservation. Un filmato dedicato al rapporto della città con il mare ed ai delfini presenti nel Mar Grande, anche a poche centinaia di metri dal Lungomare, e nel Golfo di Taranto. Saranno presentate spettacolari immagini inedite, con la registrazione delle “voci” dei delfini tramite idrofono, girate in oltre due anni di uscite in mare nelle acque di Taranto.La proiezione è con ingresso libero e gratuito.


SPORT

I giochi e l'Europa

Lo spirito olimpico invita a sperare nonostante la crisi


Certo tra sponsor, strutturati secondo una ferrea e precisa gerarchia, e diritti televisivi, i Giochi olimpi ci sono uno dei massimi eventi del sistema della comunicazione e del consumo globale. Fanno parte a pieno titolo di un quadro che pure dimostra, nel vivo della sua più grave e strutturale crisi finanziaria, tutti i suoi limiti.

Eppure, nonostante tutto, i Giochi non possono essere ridotti solo ad un "grande evento". C'è una sostanza culturale, etica, fondamentale, che fa delle Olimpiadi un grande appuntamento mondiale, ricco di molteplici significati.
I giochi tornano a Londra per la terza volta. È stato a Londra, nel 1908, che l'arcivescovo di Baltimore lanciò la famosa formula, erroneamente attribuita a Coubertin, per cui l'importante non sarebbe vincere, ma partecipare. In realtà il fondatore dei giochi moderni aveva utilizzato una formula molto più pertinente, per cui l'importante non è tanto vincere, quanto l'essersi ben battuto: la semplice partecipazione non basta.La sostanza etica dei giochi si può proprio riassumere in questi due temi: l'incontro di tutto il mondo e il pungolo agonistico a migliorarsi, a dare il meglio.È un duplice messaggio che si rivolge in primo luogo ai giovani, ma vale per tutte le età e vale anche per tutti i soggetti istituzionali. Da sempre infatti lo spazio olimpico, che è uno spazio libero ed aperto, è anche uno spazio politico, nel senso alto del termine, è lo spazio in cui non solo i singoli, ma anche i popoli si possono e si debbono incontrare: i popoli, gli Stati, le strutture e le organizzazioni internazionali.I due valori e i due messaggi dell'incontro e dell'agonismo si riassumono nel simbolo e nel motto olimpico. I cinque cerchi - protetti da un rigorossissimo copyright universale - rappresentano l'incontro, anzi, qualcosa di più, la fratellanza, e il motto, in un facile latino, "citius, altius, fortius", invita a fare meglio, ad avanzare. Sono due messaggi di impegno e di fiducia, che fanno molto bene oggi, in questo tempo di crisi e di incertezza. Due messaggi che interpellano anche l'Europa, che sta cercando le nuove vie della sua unità e che qualcosa potrebbe cominciare a costruire in termini unitari anche nello sport, con la sua bella bandiera e il suo inno.Lo spirito olimpico invita a sperare. Perché l'impegno e la fiducia olimpici poggiano sulle persone concrete, sugli sforzi, sul cimento atletico, sul sacrificio degli atleti, dei preparatori, dei responsabili organizzativi e insieme sulla festosa partecipazione degli spettatori, sullo spettacolo dello sport. E questo è quello che conta. La festa non cancella i problemi, ma permette di affrontarli con miglior vigore. Per l'Europa questo è un messaggio importante.Per questo tutti i Papi, a partire da Pio X, con cui lo stesso Coubertin ebbe diversi contatti, hanno seguito con "particolare simpatia ed attenzione" lo sport e le olimpiadi. Lo stesso Benedetto XVI ha sottolineato nei giorni scorsi il loro significato in termini di fraternità e di speranza di pace, augurando un felice svolgimento dei giochi di Londra.

Francesco Bonini