Tracce-Nuovo Dialogo


TRACCE

Sentenza ETERNIT: traguardo di giustizia


“Si tratta di una sentenza che restituisce ai cittadini la percezione di una giustizia attenta e vicina e sottolinea anche una precisa via da seguire: è la persona, ogni persona, il centro della vita sociale; e tutelare questo valore nell’ambiente di vita e di lavoro non può mai essere soltanto un costo e un obbligo”. Così mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza episcopale piemontese, ha commentato la sentenza del Tribunale di Torino, che ieri ha condannato a 16 anni di reclusione i due proprietari della Eternit, Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier, per disastro doloso permanente e rimozione di cautele, per le condizioni di lavoro negli stabilimenti di Cavagnolo e Casale Monferrato, dove si produceva la fibra di amianto.

“Le tante persone morte a causa dell’amianto e della superficialità e incuria con cui nel passato si è gestito questo problema sono un peso troppo grande – ha aggiunto mons. Nosiglia -. Anche per questo, oggi, ci sentiamo vicini alle famiglie e comunità che hanno lottato in questi anni per avere giustizia e in particolare a quelle che, anche se confortate da questa sentenza favorevole, vivono oggi con rinnovato dolore la mancanza dei propri cari”.

a concluso l’arcivescovo: “Prego per loro il Signore affinché dia conforto e forza per guardare avanti con rinnovata speranza in Lui e per continuare a impegnarsi insieme per una società più giusta e solidale nelle fabbriche come nella politica e nei confronti di chi chiede giustizia”.


Traguardo di giustizia

“È una sentenza di giustizia, una decisione dovuta, un modo, per quanto umanamente possibile, di rendere giustizia a quanti hanno perso la vita e a quanti, parenti e familiari, hanno sofferto accanto ai malati”, ha dichiarato al SIR il vescovo di Casale Monferrato, mons. Alceste Catella.

“Questa sentenza - ha detto mons. Catella - si deve all’impegno di coloro a cui spetta il compito di amministrare la giustizia, ma anche all’unità di tutti i casalesi, grazie alla cui determinazione è stato possibile raggiungere questo traguardo di giustizia, affinché vicende analoghe non abbiano a ripetersi”. “Mi auguro - ha affermato il vescovo - che ne venga una lezione: ricercare al di sopra di tutto l’unità della comunità casalese per andare avanti, continuando a sostenere chi soffre, proseguendo nello studio e nella ricerca contro il mesotelioma, attuando le opere di bonifica di cui la città di Casale ha bisogno. Deve rimanere alta l’attenzione di tutti, da parte del governo che si è interessato alla questione, dell’amministrazione regionale, locale, di ciascuno”.


La vita dei lavoratori

Secondo il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, ieri è stata “una giornata memorabile per il mondo del lavoro, perché si è affermato in maniera drammatica ma incontrovertibile che il diritto alla vita e alla salute dei lavoratori non è un valore negoziabile, da nessuno e per nessuna ragione”. La sentenza del Tribunale di Torino “non può risarcire il passato - ha affermato Olivero - ma può farci guardare al futuro con più fiducia; perché rafforza nel Paese la consapevolezza che il diritto alla vita e alla salute dei lavoratori è inalienabile, e non può essere messo a repentaglio per ragioni di profitto, neanche con l’alibi della crisi economica”: “troppi rischi - ha concluso il presidente delle Acli - permangono ancora nel mondo del lavoro segnato tragicamente da incidenti mortali, infortuni e malattie professionali”.