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Suicidi: nasce l’Osservatorio nazionale perché la luce vinca sul buio

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02 Apr 2022

Un dolore mentale insopportabile e un profondo senso di abbandono, spesso accompagnati dall’idea che chiedere aiuto sia un gesto di cui vergognarsi in una società dominata dalla logica dell’efficienza e del successo, all’interno della quale spesso la fragilità è difficilmente accolta e ascoltata. Se ne è parlato il 24 marzo a Torino, presso la sede della Regione Piemonte, nel corso dell’evento di presentazione alla stampa dell’Osservatorio nazionale suicidi (Ons) che prevede un Centro di ricerca nazionale di cura e di prevenzione del suicidio ma soprattutto, esordisce Raffaele Abbattista, ideatore dell’Osservatorio, “un luogo dove la consapevolezza generi sensibilità e attenzione” per “sviluppare strumenti preventivi e terapeutici di contrasto al fenomeno dei suicidi, creando una cultura della vita che sia responsabilità collettiva”. Raffaele sa bene di che cosa sta parlando: il fratello Giuseppe si è suicidato a 28 anni. Per ricordarlo, per tentare di scongiurare gesti disperati come il suo e per trasformare il dolore in speranza, Raffaele e i genitori Antonio e Nunzia hanno pensato all’Ons, acronimo che, spiegano, significa anche “Operazione nuova speranza”.

Secondo l’Oms, ogni anno nel mondo si suicidano circa un milione di persone: una persona ogni 40 secondi. In Italia, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nel solo 2019 i suicidi sono stati 3.680, con un’incidenza maggiore nelle regioni del nord. Altri istituti di ricerca parlano di circa 4mila suicidi l’anno. Il tasso più alto in Piemonte: 0,82 ogni 10mila abitanti. E se il Rapporto sull’uso dei farmaci rivela la presenza di almeno 3 milioni di persone depresse su tutto il territorio nazionale, il fenomeno ha conosciuto una crescita drammatica con la pandemia. Per questo i genitori e il fratello hanno dato vita al “Comitato per la Fondazione Giuseppe Abbattista” con il compito di supportare il progetto Ons che prevede la nascita di una struttura ambulatoriale specializzata con studi medici, laboratori e un centro diagnostico dove svolgere visite ed esami anche in regime di day hospital, sia in modalità privata sia in supporto al Centro di salute mentale territoriale. Il progetto prevede inoltre un coworking medico-scientifico, una biblioteca, uno spazio eventi e un percorso di alta formazione con l’istituzione di tre master dedicati al tema del suicidio: uno in sociologia, uno in psicologia e uno in giornalismo.

“Il fatto che nel mondo si tolga la vita, mediamente, una persona ogni 40 secondi rappresenta un dato inaccettabile, ma anche uno stimolo per affrontare con convinzione ed efficacia un tema trattato in passato in maniera forse superficiale, o ritenuto da alcuni quasi ineluttabile”, afferma Chiara Caucino, assessore regionale alla Famiglia e alle fragilità. La scienza ci dice che una prevenzione tempestiva è in grado di evitare migliaia di suicidi – prosegue -, ed è nostro dovere, come istituzioni, andare in questa direzione”. Di qui il pieno sostegno all’iniziativa.

Per Roberto Merli, direttore Struttura complessa Psichiatria Asl Biella, “considerate le dimensioni del fenomeno e la stretta relazione con molti aspetti della sofferenza umana”, il suicidio è “un’importante questione sanitaria e sociale e quindi pertinente alla salute pubblica”.

Tuttavia, per “organizzare un’azione preventiva” è indispensabile “conoscere sempre più e meglio i numerosi elementi in gioco”, tenendo conto che la pandemia ha contribuito ad aggiungere “ulteriori fattori di rischio” colpendo “direttamente o indirettamente settori cruciali come scuola e lavoro”. Essenziale per la prevenzione il lavoro in rete: azioni di supporto, accompagnamento e superamento delle crisi suicidarie da parte del Sevizi di salute mentale, ma anche “mirate misure di sostegno da parte degli amministratori pubblici” e “un’operazione culturale di formazione ed informazione sull’argomento rivolta sia ai professionisti della salute sia al pubblico”.

“Il silenzio è il rumore più violento che l’essere umano possa udire – conclude Abbattista -. Il buio il luogo più impervio in cui ci si possa perdere. Per questo immaginiamo uno spazio dove la luce vinca sul buio e il dialogo sia consapevolezza”. Declinare l’acronimo Ons come Operazione nuova speranza significa allora “sensibilizzare tutti i cittadini creando una coscienza rispetto al tema dei suicidi” e costruire uno spazio “dove tutte le istituzioni, le associazioni e gli enti del Terzo Settore che lavorano su questi temi, possano trovare casa”. Il suicidio, “non è una questione strettamente personale o familiare, la sua prevenzione non è responsabilità esclusiva del sistema sanitario nazionale, riguarda la società nel suo complesso. Il suicidio riguarda ciascuno di noi”.

Ma rimane ancora molto da fare affinché non sia più avvolto nel silenzio e chiedere auto non sia più una vergogna.

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