Francesco

Abbiamo bisogno del Risorto “per sperare nella riconciliazione”

Roma 15–4-2022 Colosseo Papa Francesco celebra la Via Crucis al Colosseo Servizio realizzato durante la pandemia Corona Virus/Covid-19 Ph: Cristian Gennari/Siciliani
19 Apr 2022

di Fabio Zavattaro

L’immagine simbolo di questa Pasqua, le quattro mani che sorreggono la croce al Colosseo, prima Via crucis dopo la pandemia; e i volti di Irina, dell’Ucraina, e Albina, della Russia, gli occhi lucidi che si specchiano gli uni negli altri. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”: tredicesima stazione. “La morte intorno. La vita che sembra perdere di valore. Tutto cambia in pochi secondi”, si legge nella riflessione preparata per questa penultima sosta della Via crucis. Dove sei Signore, scrivono Irina e Albinia: “quale colpa abbiamo commesso? Perché ci hai abbandonato? Perché hai abbandonato i nostri popoli? Perché hai spaccato in questo modo le nostre famiglie? Perché non abbiamo più la voglia di sognare e di vivere? Perché le nostre terre sono diventate tenebrose come il Golgota?”. Le lacrime sono finite. La rabbia ha lasciato il passo alla rassegnazione”. Il papa lascia al silenzio il commento il passo che fa memoria della morte di Gesù, alle tre del pomeriggio. Scriveva don Tonino Bello dopo aver letto un cartello – collocazione provvisoria – su un crocifisso in una: “da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio”.

Quello sguardo silenzioso, dolce, di Irina e Albinia sono anche il commento più bello a quelle tre ore sul Golgota: c’è la sofferenza, la morte, ma c’è la certezza che la pietra del sepolcro sarà rotolata via. E sarà una donna, Maria di Magdala – “si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio” leggiamo in Giovanni – la prima a testimoniare la resurrezione del Signore. Sono le donne, la tenerezza delle madri la vera alternativa alla logica scellerata del potere e della guerra, diceva papa Francesco.

Celebra in piazza san Pietro la messa di Pasqua, il sagrato abbellito da fiori, la folla arriva fino a metà via della Conciliazione. Subito l’Ucraina: “troppo sangue abbiamo visto, troppa violenza”. I discepoli sono chiusi in casa, pieni di paura, leggiamo nel Vangelo; così i nostri cuori “riempiti di paura e di angoscia, mentre tanti nostri fratelli e sorelle si sono dovuti chiudere dentro per difendersi dalle bombe”, dice Francesco. Ma Cristo è veramente risorto, “non è un’illusione”; oggi “abbiamo bisogno di lui” in questa “Quaresima che sembra non voler finire”. Dopo la pandemia ecco “lo spirito di Caino, che guarda Abele non come un fratello, ma come un rivale, e pensa a come eliminarlo”. Abbiamo bisogno del Risorto allora “per credere nella vittoria dell’amore, per sperare nella riconciliazione”.

Ai discepoli chiusi nel cenacolo, Gesù dice pace a voi. E pace chiede Francesco; Cristo porta “le nostre piaghe” procurate a lui “dai nostri peccati, dalla nostra durezza di cuore, dall’odio fratricida”; sono il segno “della lotta che lui ha combattuto e vinto per noi, con le armi dell’amore, perché noi possiamo avere pace, essere in pace, vivere in pace”. Pace allora per l’Ucraina “duramente provata dalla violenza e dalla distruzione della guerra crudele e insensata in cui è stata trascinata. Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre. Per favore, non abituiamoci alla guerra, impegniamoci tutti a chiedere a gran voce la pace […] si ascolti il grido di pace della gente”. Per due volte cita le parole di Albert Einstein e Bertrand Russell nel loro manifesto contro la guerra nucleare: “Metteremo fine al genere umano, o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”.

Nel cuore del papa le numerose vittime ucraine, i milioni di rifugiati e di sfollati interni, le famiglie divise, gli anziani rimasti soli, le vite spezzate e le città rase al suolo; ancora lo sguardo dei bambini rimasti orfani e che fuggono dalla guerra. Guardandoli non possiamo non avvertire il loro grido di dolore, insieme a quello dei tanti altri bambini che soffrono in tutto il mondo”. In questa terza guerra mondiale a pezzi, Francesco ricorda guerre dimenticate e chiede pace in Libano, Siria, Iraq, Yemen, in tutto il Medio Oriente; in Myanmar, Africa, Sahel, Congo, America Latina.

 

foto Vatican Media/Sir

Leggi anche
Ecclesia

Don Nino Borsci e i Tamburi, una storia lunga 53 anni

Cinquantatré anni di presenza assidua, di ascolto e di cammino condiviso. Ci sono storie che non si limitano a riempire le cronache di una comunità, ma finiscono per coincidere con la vita stessa di un intero quartiere. È il caso della parrocchia San Francesco De Geronimo, la prima realtà parrocchiale nata nel quartiere Tamburi di […]

San Pasquale Baylon a Lizzano: incontro con mons. Angelo Massafra

A Lizzano, nell’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, la parrocchia di San Pasquale Baylon e l’ordine francescano secolare – con il prezioso supporto dell’associazione ‘Pietre Vive’ – ospiteranno, sabato 17 ottobre, mons. Angelo Massafra, arcivescovo emerito di Scutari-Pult (Albania). Mons. Massafra alle ore 18.30 presiederà in chiesa la solenne celebrazione eucaristica e successivamente […]

Agli auguri al Papa segua la voglia di pace

Diceva Giulio Andreotti: “Un ordine del giorno non si nega a nessuno”, nel senso che è una formalità che non impegna. Parafrasando il leader democristiano, oggi si potrebbe dire “gli auguri di pronta guarigione non si negano a nessuno, men che meno al Papa”. Vediamo in questi giorni un fiume di auguri a papa Leone, […]
Hic et Nunc

Don Nino Borsci e i Tamburi, una storia lunga 53 anni

Cinquantatré anni di presenza assidua, di ascolto e di cammino condiviso. Ci sono storie che non si limitano a riempire le cronache di una comunità, ma finiscono per coincidere con la vita stessa di un intero quartiere. È il caso della parrocchia San Francesco De Geronimo, la prima realtà parrocchiale nata nel quartiere Tamburi di […]

Ilva, dopo l'incontro a Bari il governo convoca, ma altre vertenze incombono

La vertenza Ilva tiene ancora banco, con la mobilitazione dei lavoratori diretti e indiretti del gruppo, una cui nutrita rappresentanza, partita all’alba con alcuni pullman appositamente allestiti, ha manifestato a Bari davanti alla sede della Regione. Una delegazione ha partecipato all’incontro organizzato dal presidente della Regione Antonio Decaro, presenti il sindaco Bitetti e il presidente […]

Padre François-Marie Dermine: una vita al servizio della verità e del discernimento

La Chiesa e il mondo della ricerca socio-religiosa salutano padre François-Marie Dermine, sacerdote domenicano, teologo moralista, esorcista e presidente nazionale del Gris (Gruppo di ricerca e informazione socio-religiosa), spentosi nella serata di ieri, 14 ottobre. Con la sua scomparsa viene meno una figura che ha dedicato gran parte della propria vita allo studio delle nuove […]
Media
15 Ott 2026