Ecclesia

Grottaglie si gode il restauro della facciata della Chiesa madre

21 Giu 2022

di Silvano Trevisani

Le stille di acquasanta con cui l’arcivescovo Filippo Santoro ha asperso la facciata della Chiesa madre collegiata di Maria S. Annunziata di Grottaglie, hanno vivificato gli sguardi della comunità che ha riscoperto la bellezza intrigante di un’architettura sacra che il tempo aveva ingrigito. Così la benedizione della ristrutturazione è stata l’occasione per ritrovare anche un po’ della storia della chiesa che fu la primogenita di Taranto e che è solidamente legata da circa un millennio.

Dopo il saluto del sindaco Ciro D’alò, dell’ingegner Domenico Mancini della Tms Engineering srl Di S. Giorgio Jonico, dell’assessore Maurizio Stefani, il parroco don Eligio Grimaldi, ha rimarcato come i lavori si siano svolti con precisione ed efficacia straordinarie e come essi si inseriscano all’interno di un programma di ristrutturazioni e valorizzazioni che riguardano l’intero complesso della collegiata, e che hanno già riguardato, tra le altre cose, l’organo rinascimentale, il cappellone di San Ciro e altri tesori presenti nell’antica chiesa, che più volte è stata rimaneggiata nel corso dei secoli.

Dopo gli interventi di Ciro De Vincentis, per la Pluriassociazione San Francesco de Geronimo, e Giovangualberto Carducci, per la Società di storia patria, è toccato allo storico Rosario Quaranta relazionare, in maniera efficace ed esauriente, su: “La facciata della Chiesa Madre Collegiata Maria SS.ma Annunziata di Grottaglie tra storia e arte”. Dopo aver mostrato immagini fotografiche della facciata, a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, e proposto una rilettura delle fonti storiche, non moltissime ma importanti, ha ripercorso le questioni fondamentali della storia del monumento, a cominciare dalla sua fondazione, che sarebbe di molto anteriore alla data del 1379 indicata dall’epigrafe posta sulla stessa facciata, che la vuole realizzata in quella data dall’architetto Domenico da Martina, per committenza dell’arcivescovo Giacomo d’Atri. Ma sia l’impianto romanico, sia gli evidenti rifacimenti farebbero retrodatare la chiesa di almeno due secoli, in periodo comunque di poco posteriore alla rifondazione di Taranto e della cattedrale di San Cataldo. Gli elementi decorativi del portale, inoltre, farebbero pensare che lo stesso sia stato realizzato in un’epoca anteriore al completamento del 1379. Ma anche la facciata completata nel 1379 non era quella che oggi si presenta a noi. La cuspide originale, infatti, sarebbe stata tagliata, come si vede chiaramente per i residui elementi decorativi, e innalzata agli inizi del XVIII contestualmente alla costruzione del Cappellone di san Ciro, voluto dal santo gesuita grottagliese Francesco de Geronimo, semplicemente per non essere superata in altezza dallo stesso cappellone. Queste e molte altre notizie sono state proposte da Quaranta che, tra l’altro, è anche autore di un grosso volume dedicato proprio alla Chiesa madre, il quale ha inoltre mostrato in dettaglio tutti gli elementi presenti sulla facciata e i ricchi decori che arricchiscono il grande rosone, purtroppo anch’esso rimaneggiato e privato degli archetti interni di pietra.

È, quindi, intervenuto l’architetto Beppe Fragasso, direttore tecnico “Garibaldi Costruire & Restituire”, il quale si è intrattenuto nella descrizione dei lavori di restauro realizzato sulla facciata e sui decori di straordinaria fattura, e sulle tecniche utilizzate per consolidare la pietra e preservarla dall’usura del tempo e degli agenti atmosferici. Ha, inoltre, spiegato la scelta di dare uniformità cromatica al rosone.

Nel suo intervento di chiusura monsignor Filippo Santoro ha espresso grande apprezzamento per il lavoro di pulitura e risistemazione della Chiesa madre, che dimostra un attaccamento del popolo di Grottaglie alle sue radici storiche ed ecclesiali ma ha anche auspicato, rivolgendosi alle autorità cittadine, che lo stesso massiccio intervento di risanamento sia riservato anche al castello episcopio, che viene ora gestito dal Comune, che è un simbolo evidente dell’antico legame della città delle ceramiche con la Chiesa di Taranto, auspicando che tale rapporto ne venga vivificato.

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