Angelus

Lo stile di Dio? Vicinanza con tenerezza e misericordia

Gesù morendo sulla croce ha abbracciato “la nostra morte, il nostro dolore, le nostre povertà, le nostre fragilità e le nostre miserie”

foto Vatican media/Sir
21 Nov 2022

di Fabio Zavattaro

La liturgia, questa domenica, ci fa vivere un passaggio, come il tempo nelle nostre città, con le giornate che lentamente stanno lasciando da parte i colori autunnali per accompagnarci nella stagione invernale. Tempo di passaggio, dunque. Abbiamo lasciato Gesù a Gerusalemme, è il Vangelo di domenica scorsa, e dopo una settimana Luca ci parla della crocifissione e della sua morte; tra sette giorni entreremo in Avvento, iniziando così il cammino verso Betlemme, che è un po’ anche il nostro viaggio verso la mangiatoia e quella nascita che ha cambiato la storia dell’uomo. Forse non è un caso che prima di iniziare in nostro pellegrinaggio verso Betlemme, e vederlo neonato, lo salutiamo, in questa domenica, come re dell’universo. Una regalità diversa da quella terrena.

Francesco e il “sapore delle radici”

Francesco celebra messa nella cattedrale di Asti, dopo aver incontrato la cugina Carla novantenne a Portacomaro, visitato una casa di riposo e salutato un’altra cugina in un paese vicino, Tigliole. Viaggio per ritrovare il “sapore delle radici”; da queste terre – rese preziose da buoni prodotti del suolo e dalla genuina laboriosità della gente” – sono partiti per l’Argentina i nonni e il padre. Le radici personali sono occasione, per papa Francesco, per sottolineare le radici della nostra fede, che si trovano “nell’arido terreno del Calvario, dove il seme di Gesù, morendo, ha fatto germogliare la speranza: piantato nel cuore della terra ci ha aperto la via al Cielo; con la sua morte ci ha dato la vita eterna; attraverso il legno della croce ci ha portato i frutti della salvezza”.

Il papa ci invita a riflettere sulla regalità di Gesù che muore sulla croce: “non è seduto su un comodo trono, ma appeso ad un patibolo; il Dio che rovescia i potenti dai troni opera come servo messo in croce dai potenti; ornato solo di chiodi e di spine, spogliato di tutto ma ricco di amore, dal trono della croce non ammaestra più le folle con la parola, non alza più la mano per insegnare. Fa di più: non punta il dito contro nessuno, ma apre le braccia a tutti. Così si manifesta il nostro Re: a braccia aperte”.

Gesù abbraccia le nostre fragilità

Gesù morendo sulla croce ha abbracciato “la nostra morte, il nostro dolore, le nostre povertà, le nostre fragilità e le nostre miserie”. Si è fatto servo “perché ciascuno di noi si senta figlio”; si è lasciato “insultare e deridere, perché in ogni umiliazione nessuno di noi sia più solo; si è lasciato spogliare, perché nessuno si senta spogliato della propria dignità; è salito sulla croce, perché in ogni crocifisso della storia vi sia la presenza di Dio”. È un re che “ha valicato i confini più remoti dell’umano, è entrato nei buchi neri dell’odio, nei buchi neri dell’abbandono per illuminare ogni vita e abbracciare ogni realtà”.

Ricordava il teologo luterano tedesco Dietrich Bonhoeff che “Cristo non aiuta in forza della sua onnipotenza, ma in forza della sua debolezza e della sua sofferenza … La Bibbia rinvia l’uomo all’impotenza e alla sofferenza di Dio; solo il Dio sofferente può aiutare”.

Lo stile di Dio? Vicinanza con tenerezza e misericordia. Francesco dice, nell’omelia in cattedrale, che il Vangelo ci pone di fronte a due strade: essere spettatori – “sono molti, la maggioranza” – oppure coinvolti. Anche sotto la croce ci sono spettatori che “guardano da lontano curiosi e indifferenti”. E l’indifferenza verso Gesù è “indifferenza verso i malati, i poveri, i miseri della terra”. È il “contagio dell’indifferenza” che crea distanze con le miserie. Contagio letale dice Francesco: “l’onda del male si propaga sempre così: comincia dal prendere le distanze, dal guardare senza far nulla, dal non curarsi, poi si pensa solo a ciò che interessa e ci abitua a girarsi dall’altra parte”. Parliamo tutti i giorni di cosa non va nel mondo, nella chiesa, “ma poi facciamo qualcosa, ci sporchiamo le mani come Gesù inchiodato al legno, o stiamo con le mani in tasca a guardare”.

All’Angelus, un pensiero ai giovani, nelle chiese si celebra la Giornata della gioventù. Li invita a guardare a Maria, a non restare fermi inseguendo comodità e mode: “ci vogliono giovani veramente trasgressivi, non conformisti, che non siano schiavi del cellulare, ma cambino il mondo”, realizzando “sogni di pace”. Pace e preghiere per la martoriata Ucraina e per altri luoghi flagellati dalla guerra: “il nostro tempo sta vivendo una carestia di pace”.

close

Iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti dal nostro sito!
Inserisci l'indirizzo mail e premi "iscriviti"!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Leggi anche
Francesco

La domenica del Papa - Una voce nel deserto

Questo tempo di attesa ci offre l’opportunità di cogliere i tanti deserti delle nostre vite, di individuare quei rumori che ci distraggono e ci allontanano da quella mangiatoia di Betlemme

Papa Francesco: “Le migrazioni sono essenziali per il bene del Mediterraneo“

“Il Mediterraneo , oggi, stenta ad essere vissuto come luogo di incontro, di scambio, di condivisione e di collaborazione. Eppure, nello stesso tempo, è proprio in questo crocevia di umanità che ci attendono tante opportunità”. Lo scrive papa Francesco nel suo messaggio ai partecipanti all’VIII Conferenza Rome MED Dialogues, in corso a Roma dal 1° al […]

Francesco in Congo e Sud Sudan dal 31 gennaio al 5 febbraio

Dieci discorsi, due omelie e un angelus. Sono i “numeri” del viaggio di Francesco in Congo e Sud Sudan, dal 31 gennaio al 5 febbraio e di cui è stato diffuso oggi il programma. L’aereo con a bordo papa Francesco partirà alle 7.55 del 31 gennaio per Kinshasa, nel cui aeroporto atterrerà alle 15, per l’accoglienza […]
Hic et Nunc

“Per abbandono e cementificazione di terreni fertili, in Italia persi 400 milioni di kg di prodotti agricoli in 10 anni”

È quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati Ispra diffusa in occasione della Giornata mondiale del suolo che si celebra oggi, 5 dicembre

Don Milani: a Firenze, si insedia il comitato nazionale per il centenario della nascita

Martedì 6 dicembre 2022 si riunirà, alle 14.30, nella sala Pistelli di palazzo Medici Riccardi (con ingresso da via Cavour 9) il Comitato nazionale per il centenario della nascita di don Lorenzo Milani (1923-2023), nato per iniziativa della Fondazione don Lorenzo Milani, dell’istituzione don Milani di Vicchio e del gruppo don Milani di Calenzano. Il […]

La domenica del Papa - Una voce nel deserto

Questo tempo di attesa ci offre l’opportunità di cogliere i tanti deserti delle nostre vite, di individuare quei rumori che ci distraggono e ci allontanano da quella mangiatoia di Betlemme
Media
05 Dic 2022
newsletter