Città

La legge salva-Ilva scatena la reazione della città. Interviene la Commissione diocesana

16 Gen 2023

di Silvano Trevisani

“Chiunque agisca al fine di dare esecuzione ad un provvedimento che autorizza la prosecuzione dell’attività di uno stabilimento industriale o parte di esso dichiarato di interesse strategico nazionale, non è punibile per i fatti che derivano dal rispetto delle prescrizioni dettate dal provvedimento dirette a tutelare i beni giuridici protetti dalle norme incriminatrici se ha agito in conformità alle medesime prescrizioni”. Recita così, tra l’altre, l’articolo 7 del decreto 2/23 n. 6 sulle “imprese strategiche”, che riguarda specificamente l’ex Ilva. Una norma che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha definito “di buon senso” ma che invece ha scatenato il dissenso netto, a Taranto, un po’ a tutti i livelli. E così questa mattina alle 10, per iniziativa del Coordinamento cittadino, ci sarà ci sarà un presidio sotto la prefettura di Taranto (via Anfiteatro 4) per manifestare solidarietà ai magistrati e opposizione al nuovo decreto salva-Ilva.

Dopo aver espresso le proprie motivazioni alla stampa, i rappresentanti dei manifestanti chiederanno di essere ricevuti dal prefetto. Il coordinamento contesta lo scudo penale e il relativo decreto salva Ilva “che serve a bloccare la magistratura”. “Consideriamo importanti – si legge nella nota diffusa ieri e che sarà consegnata al prefetto – le 4 valutazioni preventive del danno sanitario relative agli impianti Ilva in quanto tutte forniscono “rischio sanitario inaccettabile” e pertanto sottolineiamo che non ha senso richiedere o attendere valutazioni predittive che sono state già effettuate e che indicano la persistenza anche per il futuro, anche con prescrizioni Aia attuate, di conseguenze inaccettabili per la salute”

Si respinge decisamente anche la proposte di collocare un eventuale rigassificatore “perché già in passato la VIA lo ha considerato incompatibile con un’area industriale ad alto rischio di incidente rilevante” e si sostiene la necessità di usare il fondo europeo per la transizione ecologica Jtf per salvare Taranto e riconvertire i lavoratori Ilva. “Tale fondo è stato istituito dalla Commissione europea proprio per investire in settori diversi rispetto all’Ilva; quella è la strada, tutte le altre sono solo tentativi fallimentari; lo dimostra l’esperienza fin qui condotta con vari esperimenti di salvataggio e rilancio, uno peggiore dell’altro”.

Anche la Commissione diocesana per la salvaguardia del creato ha diffuso una nota sulla impunibilità introdotta dalla salva-Ilva, così rispondendo alla sollecitazione del mondo associativo jonico.

“In merito al documento che le associazioni hanno stilato – si legge nel documento – la Commissione non può che condividere molte delle preoccupazioni espresse ed in particolare quella riguardo al primato della vita, diritto indisponibile anche sul piano giuridico, rispetto ad ogni altro diritto sebbene costituzionalmente garantito. Altrettanto grande è la preoccupazione perla tutela della salute che costituisce il presupposto indispensabile dello stesso diritto alla vita. Parimenti condivisibile è la volontà di assicurare un lavoro degno che non costringa ancora una volta alla terribile ed intollerabile scelta tra il diritto alla vita ed il diritto al lavoro”.

“Condivisibile, inoltre, – continua il documento – la contrarietà alla conversione green dell’ex Ilva in tempi eccessivamente lunghi perché si continuerebbe ad esporre chissà per quanti anni ancora la popolazione ad un inaccettabile rischio sanitario. Ed in particolare i bambini che per le loro caratteristiche sono i soggetti maggiormente esposti, e già prima della nascita”.

Spiegando la rinuncia a pronunciarsi, invece, sulle scelte tecnologiche che potrebberro preferirsi per abbattere l’inquinamento, non potendosi arrogare specifiche competenze tecniche, la Commissione rivolge a tutti l’appello “di essere all’altezza della sfida che riguarda il futuro dei nostri bambini. Riprendendo le parole dell’ultimo messaggio del nostro arcivescovo, monsignor Filippo Santoro, chiediamo che: il sacrificio della nostra terra e dei suoi abitanti diventi davvero e finalmente occasione propizia per una nuova umanità, capace di vivere fino in fondo la responsabilità di ciò che le è affidato, senza ricorrere a ciniche ed ingiustificabili scorciatoie”.

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