Editoriale

Dopo trenta anni, vince il metodo Falcone

(Foto: ANSA/Sir)
23 Gen 2023

di Emanuele Carrieri

Sono tante, troppe le cose dette e scritte da tutti, nessuno escluso, dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro, capo della mafia nell’area di Trapani, uno dei boss più potenti di tutta Cosa nostra, arrivato a esercitare il potere oltre i confini della provincia. Da trenta anni era nella lista nazionale dei latitanti più ricercati e, dal 2008, nell’elenco informale dei dieci latitanti più ricercati al mondo, pubblicato ogni anno dalla rivista americana Forbes. Non una latitanza classica, alla Salvatore Riina o alla Bernardo Provenzano, cioè da sepolti vivi, ma una latitanza aurea, dorata, disinibita, disinvolta. Tanto da far dire a una anziana conoscente: “In questi trenta anni, ha trascorso i suoi compleanni, i suoi onomastici, le festività di Natale e di Pasqua fuori dal carcere. Altre persone, per colpa sua, nella tomba e quel povero bambino, ucciso e sciolto nell’acido, neanche la tomba toccò!”. Ed è tutto vero. Chi vive a una distanza di anni luce da quel contesto, da quell’ambiente vitale, non può cogliere cosa significhi operare in un territorio non disposto a collaborare con lo Stato, in cui parlare con i carabinieri dà il marchio dell’infamia, in cui il familismo è pervasivo e costituisce una delle colonne su cui si basa il patto sociale. Prima di lui, di Diabolik, di Matteo Messina Denaro, Castelvetrano era nota a tutto il mondo per il parco archeologico di Selinunte, il più esteso del continente europeo: è quel che rimane di una antica città greca fondata nel 650 avanti Cristo e fiorente fino alla conquista di tutto il suo territorio da parte dei dominatori romani. È probabile, è molto probabile che se non ci fosse stato di mezzo un tumore, la latitanza del capo della mafia sarebbe potuta continuare ancora per diverso tempo, anche se la storia non si scrive con i qualora e con i se. Ma il fatto è vero, la cattura di Matteo Messina Denaro lunedì mattina c’è stata, la sua trentennale latitanza è proprio terminata e tutto ciò ha avuto una risonanza mondiale. Alcuni osservatori, nei giorni scorsi, hanno dichiarato che l’arresto di Messina Denaro è paragonabile ai titoli di coda per Cosa Nostra 2.0 ma forse non ci si è accorti che lui, Diabolik, è stato quello che ha avviato il fenomeno mafioso verso la nuova fase, verso Cosa Nostra 3.0. Tre giorni fa, il deputato Federico Cafiero de Raho, ex procuratore della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, nel corso del dibattito sulla giustizia, ha dichiarato che le mafie sono pervasive e sono presenti e forti nel loro altrove e sono cioè esondate nel centro e nel Nord Italia. Una denuncia che, peraltro, dimostra che la lotta alla mafia è stata fin qui condotta in modo inefficace. Una lotta per teoremi, infrantisi nelle insufficienze probatorie, e che ha determinato clamorosi processi risoltisi in un nulla di fatto. È necessario ribadire a onore del vero che i magistrati della Procura di Palermo, che coordinava l’indagine, hanno lavorato nel massimo silenzio, ben lontani dalle telecamere, dai microfoni e dai taccuini dei giornalisti, radunando le informazioni che venivano loro fornite dai carabinieri del raggruppamento operativo speciale. Un metodo ben conosciuto dagli uomini della procura palermitana, in quanto vi fu introdotto da Giovanni Falcone e da Paolo Borsellino e che si fonda su un elementarissimo binomio: lavoro e intelligenza. Giorni e giorni a studiare sui documenti, sugli incroci di notizie, sui riscontri positivi e negativi, uno sforzo singolare e non comune che condusse al maxiprocesso di Palermo e alla condanna nei tre gradi di giudizio di poco meno di quattrocento mafiosi, tutti destinati al regime carcerario previsto dall’articolo. Uno sforzo del genere non si è mai ripetuto. Lo stesso binomio segna il sistema di indagine dei carabinieri del raggruppamento operativo speciale, che nasce sulle ceneri del nucleo speciale antiterrorismo istituito presso la Legione Carabinieri di Torino, dal generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Quindi una felice intuizione istituzionale, non sempre molto gradita in giro. Ciò che interessa ora è che, proseguendo nelle attività investigative questi magistrati, lontani da facili pubblicità, da conferenze stampa e da progetti di carriera politica, riescano rapidamente a ricostruire la mappa delle complicità, mafiose e non, concretizzatesi intorno al capo appena catturato e a disarticolare così ciò che resta dell’antica feroce organizzazione. In conclusione, la vera strategia antimafia ha vinto sul campo l’antimafia delle parole. Per oggi e per il futuro, che riguarderà l’Italia intera, c’è da sperare e da esigere che questa lotta sia continuata sul solco delle vittorie fin qui ottenute. In onore delle numerose vittime lasciate sul terreno. Soprattutto di quel bambino, Giuseppe Di Matteo, di nemmeno tredici anni, morto strangolato e il cui corpo non fu mai ritrovato perché venne disciolto in un fusto di acido nitrico.

Leggi anche
Editoriale

Quel grande vuoto da riempire

“Per gioco, lo abbiamo fatto per gioco, ci annoiavamo”. Questa è, forse, la dichiarazione più sconvolgente di tutta la vicenda legata alla minicar che, per giorni, ha generato lo spavento nella zona di Monteverde, a Roma. È quasi un rivale da combattere la noia, ma è soprattutto un indispensabile passaggio per la consapevolezza di sé […]

Cisgiordania, gli ulivi sradicati e la terra che grida

Quando mia figlia, prossima alle nozze, mi mostrò la bomboniera per gli invitati fui piacevolmente sorpresa: si trattava di un’ampollina colma d’olio degli ulivi delle nostre colline umbro-marchigiane, verde come la speranza. Ho poi visto anche in Sicilia come molte coppie facciano spesso la stessa opzione col loro olio gravido di sole. Il mio pensiero […]

Padroni anche della morte

L’idea è venuta al ministro della guerra Pete Hegseth, approvata subito con entusiasmo da Trump, il presidente dei moniti globali in punta di mitra: fucilare in diretta streaming Nidal Hassan, reo della strage di Fort Hood, nel Texas, dove aprì il fuoco uccidendo tredici persone. Il 3 dicembre, in mancanza di ricorsi, il ministero della […]
Hic et Nunc

Innovazione, tre fronti aperti su: Ilva, imprese e un concorso internazionale

Taranto punta sull’innovazione seguendo diverse piste. Produzione industriale, finanziamenti locali per le imprese, concorsi internazionali per l’innovazione sono tre fronti diversi che stanno riguardando in questi giorni la città. Proviamo a raccontare con ordine cosa sta accadendo iniziando dalla notizia più recente in ordine di tempo, che viene comunicata dal Comune. Capitale europea dell’innovazione: Taranto […]

Martina, La fragilità tra corpo e mente: incontro alla San Francesco

Per ‘Il Portico di Salomone’, la parrocchia San Francesco d’Assisi-santuario Cristo spirante terrà per venerdì 23 alle ore 20.15 in parrocchia l’incontro sul tema ‘La fragilità tra corpo e mente: opportunità o minaccia?’. Il ‘Portico di Salomone’ spiega il parroco don Vincenzo Annicchiarico, è il luogo d’incontro di credenti e non, nella consapevolezza che “oggi […]

I dialoghi di Lourdes con padre Serighelli, al santuario della Madonna della Sanità di Martina

‘I dialoghi di Lourdes: l’esperienza spirituale di Santa Bernadette a Nevers’ è il tema dell’incontro che padre Giuseppe Serighelli, sacerdote passionista, cappellano di lingua italiana al Santuario di Nostra Signora di Lourdes, terrà venerdì 23 ottobre alle ore 19.30 nel santuario della Madonna della Sanità, a Martina Franca, su invito del parroco don Damiano Nigro. […]
Media
25 Ott 2026