Angelus

La domenica del Papa – Il silenzio che aiuta a discernere

foto Vatican media/Sir
11 Dic 2023

di Fabio Zavattaro

È via maestra la Dichiarazione universale dei Diritti umani, firmata, 75 anni fa il 10 dicembre, dall’Assemblea generale delle Nazioni unite a Parigi. Testo quanto mai importante, oggi, alla luce dei conflitti che insanguinano il nostro mondo, e delle “repressioni a più livelli degli stessi diritti”. Papa Francesco, tornato ad affacciarsi dal Palazzo Apostolico per il consueto appuntamento dell’angelus, ricorda questa dichiarazione e dice: “molti passi avanti sono stati fatti, ma tanti ancora ne mancano e a volte purtroppo si torna indietro. L’impegno per i diritti umani non è mai finito”. Per questo il vescovo di Roma si dice vicino “a tutti coloro che, senza proclami, nella vita concreta di ogni giorno, lottano e parlano di persona per difendere i diritti di chi non conta”.

Partendo da questo testo “estremamente attuale”, Francesco ha rinnovato il suo appello per la pace, chiedendo di continuare “a pregare per le popolazioni che soffrono a causa della guerra. Andiamo verso il Natale: saremo capaci, con l’aiuto di Dio, di fare passi concreti di pace?”. Domanda che ha come conseguenza l’attenzione a situazioni di conflitto nel mondo, e, in modo particolare, la “martoriata Ucraina, la Palestina, Israele”.

Torna quindi sul tema dei diritti umani chiedendo che “si proteggano i civili, gli ospedali, i luoghi di culto, siano liberati degli ostaggi e garantiti gli aiuti umanitari”.

Certo, lo dice anche il papa, “non è facile” fare quei passi concreti, perché “certi conflitti hanno radici storiche profonde ma abbiamo anche la testimonianza di uomini e donne che hanno lavorato con saggezza e pazienza per la convivenza pacifica. Si segua il loro esempio si metta ogni impegno per affrontare e rimuovere le cause dei conflitti”. Uomini e donne che hanno speso la loro esistenza per le popolazioni sfinite dalla miseria e dalla fame, per i profughi spesso rifiutati, per coloro che subiscono violazioni dei loro diritti.

Angelus nella seconda domenica di Avvento in cui le letture – Isaia, il Vangelo di Marco – propongono un messaggio di speranza, annuncio di salvezza profetico perché in Cristo si sono compiute la “antiche promesse”. Ecco allora l’immagine di Giovanni Battista che fa il suo ingresso nella narrazione vestito di pelli di cammello; ecco il deserto, in cui si scontrano assenza e presenza, aridità e fecondità. In questo luogo, essenziale per definizione, ecco che risuona la “voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”

Il deserto, afferma Francesco, “è il luogo del silenzio e dell’essenzialità, dove non ci si può permettere di indugiare in cose inutili, ma occorre concentrarsi su quanto è indispensabile per vivere”. Richiamo quanto mai attuale ricorda, perché per procedere “nel cammino della vita è necessario spogliarsi del di più”. Vivere bene “non vuol dire riempirsi di cose inutili, ma liberarsi del superfluo” e cogliere “ciò che è veramente importante davanti a Dio”. Silenzio e preghiera, dice il Papa, per fare spazio a Gesù, e per “liberarci dall’inquinamento delle parole vane e delle chiacchiere”. Il silenzio e la sobrietà, “nelle parole, nell’uso delle cose, dei media e dei social – ricorda ancora – non sono solo fioretti o virtù, sono elementi essenziali della vita cristiana”.

Dopo il deserto ecco la voce, “strumento con cui manifestiamo ciò che pensiamo e portiamo nel cuore”. Per Francesco è molto collegata al silenzio: “se non si sa tacere, è difficile che si abbia qualcosa di buono da dire; mentre, più attento è il silenzio, più forte è la parola”.

Nelle parole del vescovo di Roma, dopo la preghiera mariana, non poteva mancare un riferimento alla “liberazione di un numero significativo di prigionieri armeni e azeri”: l’Azerbaigian ha accettato di rilasciare 32 prigionieri di guerra armeni, e l’Armenia libera 2 militari azeri. Francesco afferma di guardare con speranza questo segno positivo e incoraggia le parti a concludere il trattato di pace.

Infine, la Cop28 in corso a Dubai: chiede preghiere perché “si arrivi a buoni risultati per la cura della nostra casa comune e la tutela delle popolazioni”.

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