Ricorrenze

Mons. Ciro Miniero: “A Benigno Papa la memoria grata di tutti noi assieme alla nostra preghiera”.

06 Mar 2024

L’arcivescovo Ciro Miniero ha celebrato ieri, 5 marzo 2024, alle ore 17, nella Basilica Cattedrale di San Cataldo, una solenne celebrazione eucaristica ad un anno dalla dipartita dell’arcivescovo Benigno Luigi Papa.
Riportiamo qui di seguito l’omelia integrale pronunciata dall’arcivescovo Ciro Miniero.

 

 

 

 

Venerato confratello, cari familiari di mons. Benigno Papa, carissimo don Alessandro Greco, Padre Giampaolo, provinciale della Puglia, cari sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi, cari fratelli e sorelle laici, da una domanda di Pietro al Maestro sul perdono, la parabola del Vangelo appena ascoltata illustra lo stravolgimento di una logica unicamente quantitativa in favore di un’apertura incondizionata agli orizzonti di Dio. Solo chi li accetta può vivere realmente il perdono nella sua vita.

 

Il servo della parabola, che non può pagare il debito, riceve il dono incommensurabile della misericordia di Dio. Il Padrone “ebbe compassione” ci dice il testo: questa è la parola chiave! Il re si impietosisce, ebbe compassione, è colpito nell’intimo; agisce non in base a criteri economici, ma secondo una regola che è data dal cuore, dall’intimo della compassione.

Il dono ricevuto impone al servo di trasferire nel suo quadro quotidiano della relazione con i fratelli la rivoluzione che ha sperimentato, pena la constatazione amara che il dono ricevuto può essere ritirato. Per comprendere l’atteggiamento sdegnato del re, bisogna tener presente che tra il servo che aveva cento denari di debito e il re esiste una misteriosa solidarietà. Il primo servo si illudeva di tener separati i conti, mentre invece esiste un rapporto molto stretto!

Quello che lui aveva fatto al collega, il re lo ha ritenuto fatto a se stesso. Di conseguenza, rifiutare il perdono al fratello colpisce Dio, lo ferisce personalmente, come ferisce ad un padre la discordia tra fratelli. Nel nostro rapporto con l’uomo, si gioca il nostro rapporto con Dio. Non possiamo essere in rapporto con la infinita ricchezza di Dio se non siamo in relazione con la povertà del fratello.

Miei cari, forse abbiamo un senso così alto del perdono da non usarlo mai realmente. Ricordo a voi e a me la conclusione della parabola ascoltata: “Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello” (Mt18,35).
Tale versetto vuole imprimere in noi che il perdono deve essere “di cuore”, non finto!

È possibile questo? Le persone perdonano oppure fingono: al massimo pensano che non si vogliono vendicare, ma che non possono comunque dimenticare. È vero: umanamente non è possibile perdonare; il perdono è soltanto dono di Dio, cioè un dono intenso. Per questo si chiama “per-dono”: deriva da una parola usata nel medioevo, la quale significa, appunto, “dono profondo”. “se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”: si può e si deve perdonare perché siamo stati perdonati.

 

Nel caso in cui questo non avvenga, la crisi che ne consegue mina il proprio rapporto fra creatura e Creatore. Ma perdonare è possibile grazie al dono di Dio che previene ogni nostra iniziativa e come risposta a un amore che è più grande. Se invece ci limitiamo ad una logica da bilancia di precisione, non possiamo comprendere chi è il Signore per noi, né tanto meno siamo capaci di lasciarcene “condizionare”.

Solo in un percorso di fede possiamo esercitare il perdono nella vita concreta, ad esempio verso chi neppure riesce a metterlo in conto nel proprio orizzonte di uomo: il perdono non è la debolezza di chi non sa far valere le sue ragioni, ma la novità che spezza le catene che rendono la persona attorcigliata a se stessa. Ama pienamente e autenticamente solo chi si esercita nell’arte del perdono.

Miei cari, questa sera stiamo in Cattedrale per affidare a Gesù Sua Eccellenza monsignor Luigi Papa ad un anno dalla morte. Di lui conserviamo tutti un grato ricordo per aver servito questa comunità diocesana dal 1990 al 2011 e lo ha fatto con molta amabilità.

Di lui si possono tessere tanti elogi, a partire dal suo amore per la Parola di Dio e per l’evangelizzazione ma, in questa circostanza, desidero mettere in rilievo la sua vicinanza alla gente, in particolare ai sacerdoti, ai quali ha fatto percepire la paternità di Dio attraverso la disponibilità all’ascolto, la vicinanza in situazioni di sofferenza, con il saggio consiglio affinché orientassero al meglio la vita personale e guidassero, con carità pastorale, le comunità parrocchiali.

Sua Eccellenza monsignor Papa era sempre disponibile, si faceva particolarmente carico delle preoccupazioni dei sacerdoti e dei loro familiari quando sorgeva qualche problema: chiedeva, si informava, incoraggiava, si rendeva presente, per cui il senso della paternità del vescovo ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tanti sacerdoti che oggi lo ricordano con affetto e gratitudine. Anche durante il periodo della sua sofferenza, che poi lo ha portato alla morte, non mancava di chiedere notizie dei suoi sacerdoti, rammaricandosi di non poter essere accanto a loro. È stato un uomo, un frate cappuccino, un vescovo che ha saputo incarnare la paternità di Dio facendo trasparire nel suo modo di pensare e di agire il volto misericordioso di Dio.

A lui la memoria grata di tutti noi assieme alla nostra preghiera.

 

† Ciro Miniero
arcivescovo di Taranto 

 

 

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