Europa

Un’Agenda strategica per cambiare l’Unione europea

12 Lug 2024

di Gianni Borsa

Una “Agenda strategica” per il periodo 2024-2029 che intende “rendere l’Ue più forte e accrescere la sovranità europea”, affrontando “le questioni centrali connesse alle sue priorità e politiche, nonché alla sua capacità di agire di fronte alla nuova realtà geopolitica e a sfide sempre più complesse”. Elaborata nel corso dei mesi, l’agenda che guarda al futuro dell’integrazione europea è stata approvata durante il Consiglio europeo del 27 giugno. Un documento di una decina di pagine, varato non senza obiezioni e malumori di alcuni Paesi membri, che dovrebbe – il condizionale è d’obbligo – essere sviluppato e concretizzato nel prossimo quinquennio parallelamente alle riforme istituzionali suggerite dalla Conferenza sul futuro dell’Europa (maggio 2021-maggio 2022) e al processo di allargamento che guarda a Balcani, Ucraina, Moldova e Georgia.
La premessa al documento ricorda alcuni punti fermi dell’Ue fra cui pace, sicurezza, cooperazione economica, lotta al cambiamento climatico, ruolo costruttivo nella “rivoluzione digitale”. Un’agenda, comprendente tre capitoli, che si vorrebbe misurare con le sfide in atto in questa fase storica. “I nostri valori e lo Stato di diritto sono la nostra bussola, sia internamente che esternamente. Costituiscono – vi si legge – la base per un’Unione più forte, più prospera e più democratica per i nostri cittadini”.
“Un’Europa libera e democratica” è il primo capitolo. Fra l’altro vi si legge: “I nostri valori sono la nostra forza. Tuteleremo e promuoveremo i nostri valori fondanti — rispetto della dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, Stato di diritto e rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze — che continuano a costituire la pietra angolare della nostra Unione”. “Promuoveremo e salvaguarderemo il rispetto dello Stato di diritto”. Democrazia e partecipazione dei cittadini sono intesi come un elemento fondamentale, assieme alla promozione della diversità culturale e del patrimonio culturale. L’Unione europea deve inoltre “continuare ad essere la più accesa sostenitrice dell’ordinamento giuridico internazionale, difendendo strenuamente le Nazioni Unite e i principi sanciti nella Carta delle Nazioni Unite”.
Segue il capitolo denominato “Un’Europa forte e sicura”. Qui si nota come soprattutto la guerra in Ucraina abbia imposto il tema della sicurezza e della difesa. “Il mondo che ci circonda è diventato più conflittuale e incerto”, affermano i leader dei 27 Paesi Ue. “L’invasione su vasta scala dell’Ucraina è anche un attacco contro un’Europa libera e democratica. L’Unione europea rimarrà al fianco dell’Ucraina nella sua lotta per mantenere l’indipendenza e la sovranità e riconquistare l’integrità territoriale entro i suoi confini riconosciuti a livello internazionale. Sosterremo inoltre la sua ricostruzione e il perseguimento di una pace giusta”.
“L’Europa – aggiungono – deve essere un luogo in cui le persone siano e si sentano libere e sicure”. Ma per accrescere la sicurezza “serve una solida base economica. Mobiliteremo gli strumenti necessari per rafforzare la nostra sicurezza e la protezione dei nostri cittadini e per rispondere alle nuove minacce emergenti. Rafforzeremo l’interoperabilità tra le forze armate europee. Miglioreremo con urgenza le condizioni per potenziare l’industria europea della difesa”. Altri impegni riguardano la lotta alla criminalità, al terrorismo, alle minacce ibride. In questo stesso capitolo finiscono anche l’allargamento, i fenomeni migratori e la gestione delle frontiere.
Infine il capitolo titolato “Un’Europa prospera e competitiva”. I capi di Stato e di governo si dicono “determinati a rafforzare la base della nostra competitività a lungo termine e a migliorare il benessere economico e sociale dei cittadini”. Appare l’impegno a rafforzare il potere d’acquisto dei cittadini, a “creare buoni posti di lavoro e assicurare la qualità dei beni e dei servizi in Europa”. Quindi un ulteriore impegno, tante volte risuonato in passato e rimasto per lo più sulla carta: “Colmeremo i nostri divari in termini di crescita, produttività e innovazione con i partner internazionali e i principali concorrenti”.
All’interno del mercato unico si vuole agire in diversi settori: energia, finanza, telecomunicazioni, commercio estero, spazio, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, semiconduttori, 5G/6G, sanità, biotecnologie, tecnologie a zero emissioni nette, mobilità, prodotti farmaceutici. Non ultima, la promessa: “portare a buon fine le transizioni verde e digitale”. Per affermare, infine, che “la crescita economica deve andare a vantaggio di tutti i cittadini”, dove finalmente si parla di protezione sociale, formazione e istruzione, opportunità per i giovani.
L’Agenda strategica è approvata. Ora il difficile, ma non impossibile compito, di andare oltre le parole.

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