Peregrinatio in diocesi

Un messaggio di speranza dalla visita della reliquia di San Francesco alla casa circondariale

07 Nov 2024

di Angelo Diofano

La visita ai reclusi della casa circondariale, avvenuta martedì mattina, è stata uno dei momenti più toccanti della peregrinatio tarantina della reliquia del sangue di San Francesco d’Assisi, portata dai frati minori della parrocchia di San Pasquale Baylon, accompagnati dal cappellano penitenziario, don Francesco Mitidieri. Ecco a tal proposito una riflessione del parroco, fra Vincenzo Chirico, che ha guidato l’incontro:
“Nel silenzio del carcere, dove ogni rumore si amplifica e ogni giorno scorre lento, arriva oggi una presenza inattesa: le reliquie di San Francesco d’Assisi. La notizia circola velocemente tra i detenuti, suscitando emozioni contrastanti: c’è chi prova stupore, chi accenna un sorriso incredulo, chi sente crescere dentro una sorta di rispetto silenzioso, come se il carcere stesso si fosse trasformato in un luogo diverso, aperto, per un momento, a qualcosa di più grande.

Molti dei detenuti non sanno bene cosa aspettarsi. Alcuni forse si chiedono cosa possa portare la visita di un santo in un luogo come quello, carico di errori, di rimorsi, di vite spezzate e sogni persi. Ma nell’aria si respira una strana speranza, un’anticipazione quasi inspiegabile, come se anche per loro finalmente possa essere arrivata una possibilità di redenzione, una breccia di luce, una mano tesa verso la libertà che nessuna prigione può impedire: quella dell’anima.

La sala comune, abitualmente semplice e spoglia, oggi sembra irriconoscibile, quasi trasfigurata dalla presenza delle reliquie. La teca è lì, illuminata da una luce tenue, e brilla di una delicatezza antica che tocca il cuore anche dei più scettici. Nessuno osa parlare. Le voci, se ci sono, sono sussurri rispettosi. I volti si addolciscono, alcuni si perdono in pensieri lontani, mentre lo sguardo si posa su quella presenza solenne, come se in essa potessero leggere qualcosa di sé.

Poi, qualcuno inizia a raccontare la vita di San Francesco. Non la figura gloriosa del santo, ma l’uomo che ha attraversato anch’egli il peccato, il dolore, l’inquietudine, e che ha scelto, infine, la via del perdono e della pace. Le sue scelte, il suo desiderio di abbracciare ogni creatura, sembrano risuonare nei cuori dei presenti, che ascoltano in silenzio, alcuni con le braccia conserte, altri con le mani giunte, in un atteggiamento di attesa e di ascolto. La storia di Francesco diventa per loro quasi uno specchio: se anche lui, un tempo, ha conosciuto il disorientamento, il pentimento, forse esiste davvero una possibilità anche per loro.

Ogni parola è come un seme che scende a toccare terre aride, e molti, senza accorgersene, forse iniziano a sperare. Qualcuno chiude gli occhi, lasciando che il silenzio si faccia preghiera. Altri, per un istante, probabilmente ripensano ai propri errori e sentono che potrebbero trovare dentro di sé la forza per lasciarli andare, per guardare avanti.

Quando arriva il momento di avvicinarsi alle reliquie, ogni gesto è colmo di rispetto. C’è chi tocca la teca con delicatezza, chi si ferma qualche secondo in più, come per lasciar scivolare su di sé quel contatto sacro, chi abbassa il capo, lasciando che le lacrime fluiscano silenziose. È un momento intimo, che non ha bisogno di parole, e in cui la sofferenza, la speranza, il rimpianto si intrecciano in un’unica emozione. Ognuno è lì con la propria storia, con il proprio peso, e ognuno, per quel momento, sembra trovare una tregua, un conforto.

Alla fine, mentre le reliquie si allontanano e la giornata volge al termine, i detenuti rimangono in silenzio, quasi a voler prolungare quel momento di pace che ha riempito le loro anime. In molti si scambiano uno sguardo, un cenno, come per dire che, seppur in quel luogo di sofferenza e pentimento, qualcosa è cambiato. Forse è solo un’illusione, o forse è la promessa di un inizio diverso, un seme che continuerà a crescere. La luce del sole filtra dalle finestre, scivola sui volti, e in quell’attimo, in quella luce, sembra esserci davvero una piccola, ma autentica possibilità di rinascita”.

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