Avvicendamenti in diocesi

In curia, cerimonia di commiato per mons. Emanuele Tagliente

foto ND
11 Nov 2024

di Angelo Diofano

Stamattina, lunedì 11, ha avuto luogo in curia la cerimonia di commiato di mons. Emanuele Tagliente, dimissionario per ragioni di età dal suo incarico di economo della diocesi, con il ‘passaggio di consegne’ al suo successore, mons. Luca Lorusso.
Don Emanuele, che proprio ieri, 10 novembre, ha festeggiato i 79 anni, fu ordinato presbitero il 2 luglio 1969 dall’arcivescovo mons. Motolese. Il suo primo incarico è stato in Curia, dove ha servito la Chiesa di Taranto per oltre cinquant’anni

Presente al festoso incontro assieme a tutto il personale di curia, l’arcivescovo mons. Ciro Miniero il quale ha donato a don Emanuele un ritratto di San Cataldo, con la seguente dedica “Con questo dono voglio esprimerti la gratitudine per i molti anni a servizio di questa curia metropolitana con dedizione, fedeltà e competenza: sono tue doti a noi ben note. La riproduzione su tela del nostro patrono San Cataldo è un segno di affetto che so che custodirai con devozione. Voglia il Signore donarti salute e vigore per questa tua nuova fase del mistero sacerdotale, poiché Dio renderà feconda ogni stagione della tua vita secondo la sua grazia e la sua bontà. Ti affido alla Vergine Santa perché ti custodisca e ti protegga. Grazie di cuore con la mia benedizione e l‘affetto di tutti noi”.
“Questo rapporto con te non si scioglie perché resta il legame di fraternità, sacramentale e di amicizia stretta con tanti che hai avuto di incontrare non solo per il bene della diocesi ma anche per quello delle persone. Ecco perché ci piaceva lasciarti come segno San Cataldo, che è il nostro patrono al cui culto so che tieni tanto. Sono scuro che San Cataldo ti guarderà sempre in modo sereno e giovanile per questa vita che il Signore concederà”.

Così mons. Emanuele Tagliente ebbe a dichiarare in occasione dei suoi cinquant’anni di sacerdozio: “Essere prete non consiste soltanto nel celebrare messa e confessare (quello non mi è mai mancato) ma nel presentare il volto misericordioso del Padre, anche nelle circostanze più difficili.  La mia vita sacerdotale è stata caratterizzata da mille esperienze. Non immaginavo all’inizio di dover fare anche il ragioniere, il predicatore, il muratore, l’architetto, l’ingegnere, il giurista, il presidente del tribunale ecclesiastico, il presidente dell’Edas ecc. Posso però sostenere di aver fatto sempre il prete, comunque e dovunque,  anche quando dovevo affrontare difficili situazioni, come quelle lavorative, evitando per esempio di licenziare i dieci dipendenti di Villa Serena a Martina Franca, destinata alla chiusura, riconvertendola all’accoglienza dei minori migranti non accompagnati”.
“Ho colto ogni occasione per annunciare la parola di Dio anche quando dovevo aver a che fare con fornitori, tecnici, impiantisti ecc… – aggiunse – Qualcuno di loro si è anche inginocchiato e si è confessato proprio in questo ufficio. Evangelizzavo anche quando a Roma prendevo il taxi, iniziando col chiedere al conducente come stesse la famiglia e se c’erano situazioni di convivenza, facevo piccole catechesi sul matrimonio, convincendo a regolarizzare il tutto davanti a Dio. Proprio uno di quei tassisti in seguito mi ringraziò del consiglio, riferendomi che nel corso prematrimoniale comprese tante cose a lui prima ignote”.

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