Eventi in diocesi

In cattedrale, il concerto “Una voce da Betlemme” e mostra delle letterine

20 Dic 2024

Domenica 22 alle ore 18.30 in San Cataldo è in programma “Una voce da Betlemme”, un concerto del coro dei bambini della cattedrale accompagnati al pianoforte dal maestro Daniele Dettoli con la partecipazione straordinaria di Milad Fatouleh (nella foto in basso), cantante palestinese nato e residente a Betlemme.

 


L’evento è realizzato grazie alla collaborazione dell’associazione Simba e sarà presentato da Monica Caradonna, conduttrice della trasmissione Linea Verde.
Sarà presente l’arcivescovo mons. Ciro Miniero.
Il concerto accoglie una testimonianza diretta di un giovane padre che proviene dal paese dov’è nato Gesù, cittadina nella quale, per il secondo Natale, non si accendono luci né si accolgono pellegrini a causa della guerra.

Inoltre l’arcivescovo durante questo concerto saluterà e ringrazierà tutti i bambini che nei giorni scorsi gli hanno fatto recapitare centinaia di letterine, facendo loro un piccolo regalo. Inoltre nella serata egli inaugurerà una mostra nella cripta di San Cataldo con tutte le lettere intorno alla statuetta di Gesù Bambino, che l’anno scorso il parroco di Betlemme ha voluto inviare alla comunità di Taranto vecchia.
Centinaia sono state le lettere dei bambini di Taranto e provincia per mons. Ciro Miniero, che precedentemente aveva chiesto loro un suggerimento per il messaggio di Natale. La risposta è stata oltre ogni aspettativa e sono state centinaia le letterine giunte alla redazione di Nuovo Dialogo che ha promosso l’iniziativa in collaborazione con l’Ufficio per l’educazione e la scuola diretto da mons. Ciro Marcello Alabrese.

Mons. Miniero, nello specifico, ha chiesto ai più piccoli di aiutarlo a scrivere il messaggio con gli auguri natalizi per la comunità tarantina, sulla traccia del tema indetto da papa Francesco per il Giubileo 2025, ‘Pellegrini di speranza’.
“Vorrei sapere quali sono le vostre speranze, per il presente e per il futuro, e vi chiedo di farlo usando carta e penna, come si faceva una volta”.
“Caro signor Arcivescovo, mi hai dato una bella domanda”, esordisce Ciro, e la speranza comune a tutte le lettere è, manco a dirlo, che le guerre finiscano e che “i potenti la smettano e facciano la pace”. I bambini sono molto colpiti dalle immagini della tv, soffrono per i loro coetanei “sotto le bombe, senza cibo e che non avranno i regali”. Poi c’è la speranza per un mondo più pulito, si va da quella nella chiusura dell’Ilva che riguarda tutto il territorio, alle letterine del versante orientale della provincia in cui spesso si parla della discarica: “puzza, fa ammalare, vorrei non dover più partecipare a manifestazioni per la sua chiusura”. Sono preoccupati per il cambiamento climatico, vedono le immagini delle inondazioni e sanno della carenza di acqua, e sperano che si piantino tanti alberi e che si creino parchi giochi, ma pure che “i padroni dei cani raccolgano gli escrementi” e che “nessuno butti più le cose vecchie per strada”.

Sia i maschietti che le femminucce parlano della violenza sulle donne, una bambina spera che da grande potrà “essere libera di camminare per strada senza paura”, così come tanti sottolineano che “siamo tutti uguali, a prescindere dal nostro colore, ma certi grandi non lo capiscono” e che vorrebbero che “non ci fosse più bullismo”, un bambino confessa di esserne stato vittima a volte.
Chiedono salute nelle letterine i bambini, e possibilità per tutti di curarsi, pensano ai coetanei in ospedale, si augurano nuove scoperte scientifiche per nuove terapie.
Ci sono alcuni che hanno nostalgia per i loro parenti lontani per lavoro o studio e per i paesi di provenienza, in tutti il desiderio è di avere riunita la famiglia.
Ha strappato più di un sorriso all’arcivescovo il tono affettuoso e confidenziale di molte lettere: “qui posso confidarmi con uno del mestiere”, “non ti conoscevo ma hai avuto una bella idea”, “io sono piccolo ma tu stai più in confidenza, chiedile tu queste cose”, “va bene ma ora vieni a trovarci a scuola”.

Una valanga di dolcezza e genuinità.

 

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