Arcivescovo

Monsignor Miniero a Grottaglie: il dono come cura e modello di santità

28 Gen 2025

di Silvano Trevisani

‘Il dono come cura’ è stato il tema della riflessione offerta dall’arcivescovo Ciro Miniero in occasione dell’assegnazione del Premio del concorso al miglior giovane laureato in medicina per l’anno 2024, di Grottaglie. Manifestazione organizzata dall’Associazione medici per San Ciro che celebra, quest’anno, il ventennale della sua fondazione.

Hanno portato i saluti, don Eligio Grimaldi, parroco della Chiesa matrice, Salvatore Lenti, presidente dell’Associazione, Cosimo Numero, già presidente dell’Ordine dei medici, sa sempre vicino all’organizzazione. Presenti il sindaco Ciro D’Alò e l’assessore Raffaella Capriglia.

Sui temi della riflessione, molto seguita dai fedeli presenti nella Chiesa madre, sempre numerosi in occasione degli eventi legati ai festeggiamenti patronali, abbiamo rivolto alcune domande all’arcivescovo.

Santità e dono in quale relazione sono? E in che modo san Ciro è un dono per la comunità?

Per il cristiano tutto è dono. Se non entra in questa dimensione sentirà un certo vuoto dentro di sé. Bisogna vivere la vita, che è così preziosa, in modo da farla diventare dono per tutti. Questo vale a tutti i livelli e per tutte le categorie. Per i medici, ad esempio. È stato così per san Ciro, che svolgeva particolarmente la sua attenzione per i poveri, ai quali prestava la sua attività gratuitamente, come tanti medici di quel tempo. Ma come ancora oggi molti medici fanno nel silenzio della loro professione. Dall’altra parte, il dono deve prepararci non solo a poterlo prestare, ma anche a poterlo ricevere. A volte, in una società dove sembra che tutto ci sia dovuto, non riusciamo neppure a percepire, a comprendere quanto invece è prezioso il servizio di chi si dona per il bene dei fratelli.

La santità è un dono ma è anche mediazione? È un passaggio di questo dono?

È un ricevere e dare contemporaneamente. Un dono lo si riceve e mentre lo si riceve lo si dà: si è dono per gli altri.

In questi giorni abbiamo salutato la conclusione della parte diocesana della causa di canonizzazione di Pierpaolo Capuzzimati. Quale segno ne riceviamo, in questi giorni in cui ci apprestiamo a festeggiare un santo così amato e venerato come Ciro?

Vuol dire che la grazia di Dio veramente continua ad agire nel cuore di tanti, che a volte non ce ne rendiamo neppure conto. Lì dove c’è la manifestazione della grazia di Dio, spesso non riusciamo a percepire la forza e la potenza, tanto amore da parte sua. Come è successo per Pierangelo che, nella sua vita semplice, ha veramente accolto il dono della vita, della sofferenza. L’ha offerta per gli altri e ho ha fatto anche attraverso l’attenzione al mondo che gli stava attorno. Un ragazzo così giovane non ha avuto certamente il modo di esprimersi la massimo, con il dono di sé, attraverso le esperienza che la vita poteva ancora offrirgli. Ma anche attraverso la sua breve vita questo lo ha mostrato chiaramente: vale la pena vivere per gli altri.

Con la Chiesa di Giovanni Paolo II ha attualizzato il concetto di santità, fornendo al popolo di Dio tanti esempi, anche attuali, di santità. Donne e uomini che hanno vissuto la contemporaneità e sono stati visti da vicino. In questo contesto, un santo di tanti secoli fa, come san Ciro, può ancora dire qualcosa di concreto ai cristiani di oggi?

La loro è la testimonianza di persone che sono riuscite non solo a donare se stesse, e san Ciro lo ha fatto fino al martirio, ma lo hanno fatto nei piccoli e semplici gesti di prossimità. È quello che colpisce ancora oggi, cattura la nostra attenzione. A volte può sembrare che siano centrali i segni straordinari, che si ricevono per intercessione dei santi, ma non è solo questo. Attrae una vita santa, una vita modello di bene, di amore per le persone. Quello che ancora san Ciro, come tutti i santi, ci insegna, anche se oramai sono distanti da noi tanti secoli.

Il premio

Quest’anno il premio di studio era dedicato alla memoria del dottor Franco Palmieri recentemente scomparso e che tanto ha donato come medico alla comunità grottagliese. La vincitrice la neodottoressa Chiara Trani, che si è laureata all’Università di Pisa ad appena 24 anni con 110/110 e lode, discutendo una tesi sulla rete integrata della gestione tempo dipendente dell’ictus cerebri. Ed è già al primo anno della specializzazione in anestesia e rianimazione, sempre all’università di Pisa.

Una nota di merito va anche agli altri 3 dottori, sempre di Grottaglie, che hanno partecipato e che si sono laureati tutti con 110 e 110 con lode: Stefano Fanigliulo, Miriana Manigrasso e Giuseppe Fanigliulo.

Nel corso della manifestazione, inoltre, il dottor Michele Bonfrate ha ricordato la straordinaria storia della dottoressa Rossella Bonfrate, esempio di coraggio e determinazione. Affetta fin dall’infanzia da una grave malformazione cerebrale genetica, Rossella ha affrontato un percorso medico complesso grazie all’amore incondizionato della sua famiglia. Nonostante le difficoltà e la disabilità, ha conseguito la laurea in Medicina, incarnando un messaggio di speranza e resilienza che ispira medici, pazienti e comunità intere. E infine ha anche donato i suoi organi.

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