Francesco

La prima uscita di papa Francesco, dopo il ricovero

Il Santo Padre, convalescente dopo 38 giorni di ricovero, è apparso a sorpresa in piazza San Pietro per il Giubileo degli ammalati

foto Vatican media-Sir
07 Apr 2025

di Maria Michela Nicolais

“Buona domenica a tutti! Buona domenica a tutti! Grazie tante!”: sono le parole pronunciate da papa Francesco, apparso a sorpresa sul sagrato di piazza San Pietro al termine della messa per il Giubileo degli ammalati, presieduta da mons. Rino Fisichella, pro-prefetto del dicastero per l’evangelizzazione, che poco prima aveva letto l’omelia preparata proprio dal Santo padre per l’occasione. In sedia a rotelle e con le cannule nasali, il Papa – accompagnato dal suo infermiere personale, Massimiliano Strappetti – ha percorso il tratto che lo separava dalla postazione al centro del palco. Accolto da un fragoroso applauso delle migliaia di fedeli presenti, ha poi benedetto la folla e salutato alcune persone.
Malato tra i malati, il Santo padre con questa sua prima uscita pubblica ci ha tenuto a condividere l’appuntamento giubilare che più si riferisce alla sua attuale condizione di convalescente, in cui si trova da due settimane dopo il ricovero di 38 giorni al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale. Poco prima di comparire a sorpresa in piazza San Pietro – ha riferito infatti la sala stampa della Santa sede – si è unito al pellegrinaggio giubilare degli ammalati e del mondo della sanità: ha ricevuto il sacramento della riconciliazione nella basilica di San Pietro, si è raccolto in preghiera e ha attraversato la Porta Santa, pellegrino tra i pellegrini. L’ultima immagine pubblica del Papa, fino ad oggi, dopo il ricovero del 14 febbraio, risaliva al suo affaccio dal balcone del nosocomio romano, il 23 marzo, quando è stato dimesso con l’indicazione di trascorrere la convalescenza in dimissione protetta e ha fatto poi ritorno a Casa Santa Marta.

Il testo dell’omelia

“La malattia è una delle prove più difficili e dure della vita, in cui tocchiamo con mano quanto siamo fragili”, si legge nel testo preparato per l’omelia della messa in piazza San Pietro in occasione del Giubileo degli ammalati e del mondo della sanità, letto da mons. Fisichella. “Anche in questi momenti, Dio non ci lascia soli e, se ci abbandoniamo a lui, proprio là dove le nostre forze vengono meno, possiamo sperimentare la consolazione della sua presenza”, assicura Francesco: “Perciò a Lui possiamo dire e affidare il nostro dolore, sicuri di trovare compassione, vicinanza e tenerezza”. “Permettete che la presenza dei malati entri come un dono nella vostra esistenza, per guarire il vostro cuore, purificandolo da tutto ciò che non è carità e riscaldandolo con il fuoco ardente e dolce della compassione”, le parole rivolte ai medici.
“Con voi, poi, carissimi fratelli e sorelle malati, in questo momento della mia vita condivido molto: l’esperienza dell’infermità, di sentirci deboli, di dipendere dagli altri in tante cose, di aver bisogno di sostegno”, quelle indirizzate ai malati: “Non è sempre facile, però è una scuola in cui impariamo ogni giorno ad amare e a lasciarci amare, senza pretendere e senza respingere, senza rimpiangere e senza disperare, grati a Dio e ai fratelli per il bene che riceviamo, abbandonati e fiduciosi per quello che ancora deve venire”. Per Francesco, “la camera dell’ospedale e il letto dell’infermità possono essere luoghi in cui sentire la voce del Signore. Benedetto XVI – che ci ha dato una bellissima testimonianza di serenità nel tempo della sua malattia – ha scritto che ‘la misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza’ e che ‘una società che non riesce ad accettare i sofferenti è una società crudele e disumana’. È vero: affrontare insieme la sofferenza ci rende più umani e condividere il dolore è una tappa importante di ogni cammino di santità”.
“Non releghiamo chi è fragile lontano dalla nostra vita, come purtroppo oggi a volte fa un certo tipo di mentalità, non ostracizziamo il dolore dai nostri ambienti”, l’invito finale del testo: “Facciamone piuttosto un’occasione per crescere insieme, per coltivare la speranza grazie all’amore che per primo Dio ha riversato nei nostri cuori e che, al di là di tutto, è ciò che rimane per sempre”.

Il testo dell’Angelus

Anche nel testo preparato per l’angelus il Santo padre fa cenno al suo ricovero e all’attuale convalescenza, come tempi in cui – scrive – “sento il dito di Dio e sperimento la sua carezza premurosa”. “E prego per i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari, che non sempre sono aiutati a lavorare in condizioni adeguate e, talvolta, sono perfino vittime di aggressioni”, prosegue il Papa: “La loro missione non è facile e va sostenuta e rispettata. Auspico che si investano le risorse necessarie per le cure e per la ricerca, perché i sistemi sanitari siano inclusivi e attenti ai più fragili e ai più poveri”.
“Continuiamo a pregare per la pace”, l’ennesimo appello papale: “nella martoriata Ucraina, colpita da attacchi che provocano molte vittime civili, tra cui tanti bambini. E lo stesso accade a Gaza, dove le persone sono ridotte a vivere in condizioni inimmaginabili, senza tetto, senza cibo, senza acqua pulita”. “Tacciano le armi e si riprenda il dialogo; siano liberati tutti gli ostaggi e si soccorra la popolazione!”, la richiesta di Francesco: “Preghiamo per la pace in tutto il Medio Oriente; in Sudan e Sud Sudan; nella Repubblica Democratica del Congo; in Myanmar, duramente provato anche dal terremoto; e ad Haiti, dove infuria la violenza, che alcuni giorni fa ha ucciso due religiose”.

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