Elezioni

Intervistiamo i candidati sindaco: Mario Cito raccoglie l’eredità di At6

foto di G. Leva
21 Mag 2025

di Silvano Trevisani

Se ci fu un movimento che segnò una nuova stagione politica nel Paese fu AT6. Per la prima volta un organo di informazione usava la sua forza a fine politico, ottenendo un vasto consenso a livello territoriale. A ideare e guidare quel movimento fu Giancarlo Cito, recentemente scomparso, la cui eredità viene oggi presa da sua figlio Mario, che non è nuovo alla politica, essendo stato più volte eletto consigliere, sia Comune che in Provincia. Anche a lui rivolgiamo alcune domande.

Come vedi la città di Taranto e qual è, a tuo parere, l’emergenza principale, in questo momento?

Io lo vado ripetendo da tempo: l’emergenza principale è innanzi tutto quella della rieducazione del tarantino. Bisogna capovolgere la città di Taranto, ricostruirla piano piano perché ormai è allo sbando totale. Ci vuole un sindaco che non resti chiuso nelle quattro mura ma che giri per la città per tutto il tempo, così da rendersi conto, giornalmente, di quelli che sono i bisogni che la gente esprime. Solo nell’incontro personale con la cittadinanza si può venire a conoscenza dei problemi reali che riguardano tutto il territorio. Così, giorno per giorno, si prende atto di quali sono i problemi segnalati dai cittadini e, come faceva la famiglia Cito, il giorno dopo si trova la soluzione.

Che cos’è rimasto del lavoro di tuo padre degli anni passati?

Niente, purtroppo. Non è rimasto niente perché tutto è stato vanificato, cancellato. Tutto quello che abbiamo costruito e regalato a questa splendida città è stato messo e si trova ormai in abbandono.

E se invece dovessi ricordare le cose più importanti fatte da Giancarlo Cito… gli impegni particolari attuati in quegli anni che cosa diresti?

Direi semplicemente che mio padre teneva a Taranto nel suo complesso. Ha dato tutto a questa città e tutto gli è stato tolto di quello che faticosamente ha costruito.

Tuo padre si è dovuto occupare, negli anni del suo impegno politico, dell’Ilva. La situazione venutasi a creare negli ultimi giorni come la valuti?

Credo che in primo luogo si debba considerare la vita delle persone, a cominciare dai bambini. La salute è la prima emergenza di cui tener conto. E poi si può parlare di lavoro, di ripresa produttiva e così via. Ma non può certo essere il Comune a risolvere il problema. Occorre un intervento forte e concreto soprattutto della Regione e del Governo. Perché il danno lo hanno fatto loro.

Il Comune non è stato tenuto in grande considerazione, nelle ultime fasi.

E invece il Comune vuole e deve essere coinvolto nelle scelte, anche se chi deve risolvere il problema sono sia la Regione sia soprattutto il Governo. Il danno lo stanno pagando però i tarantini. Si sbaglia a pensare, però, che l’amministrazione non abbia voce in capitolo. Anzi, secondo me il sindaco avrebbe dovuto alzare i toni per farsi sentire dagli organismi centrali e non arrendersi come ha fatto il nostro Melucci, con tutto il suo staff che si è ricandidato dicendo che hanno un’idea nuova per il futuro di Taranto. Ma nel corso dei diciotto anni passati per Taranto cosa hanno fatto? Per questo ci troviamo davanti a questa grave emergenza che colpisce soprattutto la gente di Taranto a cominciare dai bambini. Se poi si dovrà prendere atto che la vita dell’acciaio volge ormai al termine occorrerà occuparsi della ricollocazione degli operai. Questo spetta al governo, e in questo processo dovrà essere coinvolta la prossima amministrazione.

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29 Set 2026