Giubileo2025

L’omelia di mons. Ciro Miniero per il pellegrinaggio giubilare diocesano, a Roma

19 Giu 2025

La nostra diocesi, mercoledì 18 giugno, è stata a Roma per il pellegrinaggio giubilare che ha coinvolto tutte le realtà ecclesiali tarantine.
Dopo essere passati dalla Porta santa, l’arcivescovo Ciro Miniero ha celebrato la santa messa nella basilica papale di San Paolo fuori le mura; di seguito pubblichiamo il testo integrale dell’omelia:

Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa tarantina,
stiamo vivendo un’ora di speciale grazia quest’oggi: abbiamo attraversato insieme la Porta santa di questa Basilica e stiamo celebrando l’Eucaristia sull’altare edificato sul sepolcro dell’apostolo Paolo. Siamo venuti da Taranto come pellegrini di speranza perché sentiamo in noi il desiderio di camminare insieme, attuando quello che l’Apostolo stesso, ricorda alle comunità cristiane nei suoi scritti.
Esattamente un mese fa, papa Leone nella sua prima omelia, chiedeva alla Chiesa di crescere nell’amore e nell’unità, indicando queste due dimensioni come cruciali per la missione affidata da Gesù a Pietro.
E noi, mentre ringraziamo il Signore per averci donato papa Leone XIV, questa mattina solennemente facciamo nostro il suo appello e ci impegniamo a camminare sempre più nell’amore e nell’unità. Siamo convinti che, citando le parole del Santo Padre, “con il Battesimo, tutti noi siamo chiamati a costruire l’edificio di Dio nella comunione fraterna, nell’armonia dello Spirito, nella convivenza delle diversità”.

La pagina del Vangelo di Luca che abbiamo appena ascoltato ci ha portati nella sinagoga di Nazareth: è qui che Gesù, con il suo discorso, dà inizio al suo ministero pubblico e si presenta come Colui che è venuto a compiere le profezie di Isaia. Egli è il Messia mandato da Dio e consacrato dallo Spirito per parlare a nome del Signore, portando la sua misericordia, la libertà e l’aiuto ai bisognosi, ai poveri, agli oppressi.

Carissimi anche noi ci troviamo oggi dinanzi a Gesù che proclama la Parola d’amore di Dio e ci chiede di tenere aperti i nostri cuori per accogliere il suo invito. Gesù è il Messia, il Figlio di Dio inviato nella storia degli uomini, per sostenere e guidare l’umanità nella ricerca e nel cammino del bene.
La frase centrale del Vangelo è nella dichiarazione di Gesù: “Oggi si è adempiuta questa scrittura”. C’è un “oggi” in cui si concentra la realizzazione della promessa di Dio di liberazione e di redenzione, promessa che non consiste in eventi casuali, ma nella realtà di una persona “scandalosamente” umana. Gli occhi di tutti nella sinagoga sono puntati sul profeta di Galilea per vedervi l’autenticità della Parola di Dio. Parola e immagine di Dio convergono nella sua persona, che non appare per nulla fuori dal comune: “Non è il figlio di Giuseppe?”, si chiedono i suoi concittadini.

Miei cari, il brano del Vangelo ascoltato, ci offre le coordinate fondamentali per comprendere la celebrazione dell’Eucaristia, fonte e culmine della nostra vita ecclesiale e personale. Essa coinvolge i nostri sensi fondamentali: l’udito e la vista e ci sostiene nel cammino di unità e di testimonianza. “Ascoltare” la Parola e “vedere” il segno sacramentale esprimono l’unica azione di Gesù che continua a rendersi presente quotidianamente nella sua Chiesa. In ogni celebrazione eucaristica mentre ascoltiamo la Parola e vediamo il segno del Pane spezzato, ascoltiamo anche la promessa di Dio sulla nostra vita, realizzata nei gesti d’amore che possiamo compiere nel quotidiano.
Ciascuno di noi può ricavare un importante insegnamento dal brano del Vangelo di oggi: la nostra vita feriale chiede di farsi ascolto dell’unico Signore perché porti i frutti promessi che sono amore, unità e pace.
Restiamo dunque aperti alla potenza della sua Parola tenendo sempre lo sguardo fisso su di Lui per non rischiare, come i suoi contemporanei e conterranei, di camminare su altre vie. Viviamo la nostra fede in Dio come potenza d’amore e vincolo di unità a servizio del bene e per il bene di tutti. Modifichiamo quei nostri modi di vivere che sono lontani dalla logica di Dio e cresciamo in quella fraternità che Gesù Cristo ha inaugurato facendosi uomo.

In questa Basilica rinnoviamo il legame di appartenenza alla Chiesa di Gesù Cristo con la professione della fede apostolica. Da questo altare eleviamo la nostra riconoscenza al Signore per il bene ricevuto e per quanto Egli particolarmente ci ha fatto vivere nelle esperienze personali, familiari e parrocchiali.

Per tutto questo esprimiamo la nostra lode e la nostra riconoscenza a Lui e impegniamoci col Suo aiuto e con tutte le nostre forze a camminare con tutti gli uomini di buona volontà, per edificare un mondo secondo il cuore di Dio, per confessare apertamente che la fede, la speranza e la carità sono il fondamento di ogni nostro pensiero e di ogni nostra azione. Il nostro sguardo resti sempre fisso su Gesù perché abbia senso e dia frutto ogni sacrificio fatto per amore.
Portiamo in questa celebrazione anche la riconoscenza e la lode al Signore dei nostri fratelli e sorelle che non sono potuti venire qui quest’oggi, particolarmente degli ammalati e degli anziani.

Ci aiutino l’intercessione degli apostoli Pietro e Paolo associati col martirio nella testimonianza a Cristo e confidiamo nell’aiuto materno della Vergine santissima per crescere nella fraternità.

 

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