Giubileo dei giovani

Don Pincerato (Cei): “Ai giovani dico nello zaino mettete docibilità e stupore”

ph Siciliani Gennari-Sir
24 Lug 2025

Saranno circa 70mila i giovani italiani che parteciperanno al Giubileo dei giovani che si aprirà il 28 luglio (fino al 3 agosto) a Roma. Li accompagneranno oltre 100 vescovi e centinaia di sacerdoti. Per dare loro accoglienza e supporto logistico il Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg) ha previsto anche ‘Casa Italia’ ospitata alla Lumsa, Libera Università Maria SS. Assunta in Via di Porta Castello. Qui i gruppi italiani in arrivo troveranno 100 volontari, provenienti da varie regioni e da diverse realtà ecclesiali, pronti a dare aiuto e assistenza. Di questo importante evento, che si accredita ad essere il più ricco di partecipanti – sono attesi circa un milione di giovani da tutto il mondo –, ne abbiamo parlato con don Riccardo Pincerato, responsabile del Snpg.

foto Siciliani Gennari-Sir

Che Giubileo sarà questo per i giovani pellegrini italiani?
Dopo quello del 2000, questo è il primo Giubileo ordinario, il primo del nuovo millennio. Il primo Giubileo per i nostri giovani in un tempo di chiesa diverso e di cultura e di società diverse rispetto a quello degli anni 2000. L’impressione è che sarà un Giubileo ‘ricercato’ al quale i giovani hanno scelto di partecipare, di esserci.
Ci sono alcune caratteristiche che lo rendono particolare. Innanzitutto, il tema della mobilità che rispetto al 2000 è molto diversa. Oggi la possibilità di viaggiare per i giovani è notevolmente aumentata rispetto al 2000. La possibilità di venire a Roma, di conoscerla, oggi è maggiore rispetto al passato.
La decisione di esserci nasce da una consapevolezza del contesto in cui il Giubileo si svolge: si tratta di un’esperienza proposta dalla Chiesa, un’esperienza di fede, di relazione e di incontro. C’è poi un altro aspetto da tenere in considerazione…

Quale sarebbe?
Partecipare al Giubileo per molti giovani è anche un modo per conoscere una Chiesa nuova. Non c’è più Papa Francesco, c’è Papa Leone, c’è una Chiesa nuova rispetto al 2000 e di questa Chiesa i giovani stanno facendo esperienza nei loro territori. Ciò che mi preme sottolineare è che, se nel 2000 la Chiesa con la parrocchia, la comunità, era ancora ‘il centro del villaggio’, oggi non è più così. Non è scontato che un giovane senta forte l’appartenenza alla Chiesa, alla comunità cristiana. Molti giovani oggi non arrivano alla Chiesa attraverso cammini ‘ordinari’ come possono essere oratori, movimenti, aggregazioni di vario tipo. Per loro vivere il Giubileo ha anche il sapore della sfida, quella di scoprire o riscoprire la Chiesa e la comunità ecclesiale.
Per molti giovani potrebbe rappresentare una prima volta di un’esperienza ecclesiale e di fede.
Non mancheranno, poi, quei giovani che hanno scelto di partecipare perché spinti dai genitori che si ricordano del grande Giubileo del 2000, dell’oceanico raduno a Tor Vergata con Giovanni Paolo II. Il Giubileo diventa così un’eredità lasciata loro dalla famiglia e un invito ad avventurarsi in questa grande esperienza.

foto Marco Calvarese-Sir

Cosa avete pensato, come Servizio per la pastorale giovanile, per aiutare i giovani a vivere al meglio questo evento giubilare?
Innanzitutto, abbiamo preparato un Sussidio, cartaceo e on line, che contiene riti e celebrazioni per vivere i momenti forti del Giubileo che sono il pellegrinaggio, l’attraversamento della Porta Santa, la riconciliazione, la professione di fede. Al suo interno anche le preghiere quotidiane, i canti liturgici, spunti spirituali per approfondire il significato del Giubileo anche uno spazio personale digitale, un diario dove poter annotare emozioni, riflessioni, preghiere, incontri. Questo diario è stato redatto in collaborazione l’Osservatorio giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo e tutto ciò che vi verrà scritto dai pellegrini sarà la base di una ricerca anonima sui giovani italiani.

Sempre come pastorale giovanile italiana proponete anche un intenso programma di eventi. Come è strutturato?
È un programma che ruota intorno a tre proposte: “Le 12 parole per dire speranza” (mercoledì 30 e giovedì 31 luglio), un percorso di ascolto e confronto articolato in incontri tematici distribuiti in dodici chiese giubilari della città. Le parole sono ‘coraggio, soglia, riscatto, abito, responsabilità, coscienza, senso, scoperta, promessa, popolo, gioia piena, abbraccio’. Attorno ad esse si raccoglieranno le voci di chi, nella vita personale o professionale, testimonia una speranza incarnata, le voci dei giovani presenti e la voce dei vescovi. Ci sono poi le esperienze di ‘prossimità’ che sono un’opportunità per vivere la speranza come gesto concreto di servizio. E poi “Tu sei Pietro, confessio fidei con i giovani italiani” il 31 luglio in piazza san Pietro, ispirato alla figura dell’apostolo Pietro. Altro evento è quello che si svolgerà il 30 e il 31 luglio, pensato con il Servizio per la pastorale delle persone con disabilità, “Giubileo for all” in cui i giovani potranno partecipare a momenti di riflessione, preghiera e spettacolo.

foto Sir

Mancano pochi giorni alla partenza, cosa consiglierebbe ai giovani di mettere nello zaino? Qualcosa che sia davvero utile a vivere questo pellegrinaggio a Roma. E non mi riferisco al sacco a pelo…
Nello zaino devono trovare posto due parole, non oggetti, ma parole. La prima è ‘docibilità’: un termine che indica la disposizione che uno ha ‘ad essere insegnato’, che indica una persona che ‘ha imparato a imparare’. A Roma i giovani faranno esperienza di fatica, di stanchezza, di testimonianza, vivranno esperienze comunitarie. Faranno esperienza di Dio. Se non si renderanno docibili e docili all’incontro, alla sfida, all’imprevisto, alla fatica, alla Parola, alla Chiesa, saranno sassi impermeabili e non avranno il gusto del pellegrinaggio. La seconda parola è ‘stupore’: essere docili alla vita e allo spirito apre allo stupore e alla meraviglia. Docilità al soffio dello spirito e stupore. In un tempo in cui tutti urlano, l’invito è fidarsi di chi bisbiglia al tuo cuore parole di salvezza e di gioia.

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