Giubileo dei giovani

Le 12 parole per dire speranza al Giubileo dei giovani

Centinaia di giovani partecipano a un itinerario spirituale tra ascolto, testimonianze e preghiera. Al centro, parole chiave come desiderio, coscienza, gioia, coraggio e pellegrinaggio

ph Siciliani Gennari-Sir
31 Lug 2025

di Riccardo Benotti

“La speranza è la forza di non accontentarsi”. Con queste parole, mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, ha dato il via alla prima giornata dell’iniziativa “12 parole per dire speranza”, nel cuore del Giubileo dei Giovani. Nella chiesa del Sacro Cuore, a Roma, il presule ha invitato i giovani ad aprirsi alla realtà per scoprire la propria vocazione. Desiderio, speranza, scoperta: queste le parole‑chiave proposte come bussola per orientare il cammino interiore. “Chi si lascia provocare dalla realtà – ha affermato – capisce chi è”. E ha aggiunto: “Gli incontri della vita, anche quelli dolorosi, sono decisivi”. Come quello tra Gesù e la Samaritana, “un dialogo che cambia la vita”. L’iniziativa, che si svolge il 30 e 31 luglio in dodici chiese giubilari della capitale, propone un percorso di ascolto e confronto. Nella stessa chiesa Marco Erba, insegnante e scrittore, ha raccontato ai giovani il valore delle ferite: “I limiti sono solchi dove può germogliare il bene. Il contrario di felicità è perfezione”. Le parole del nonno, la passione per l’insegnamento, la scoperta che ogni persona “porta in sé una scintilla di bellezza”: così ha invitato i ragazzi a “fare come Michelangelo, togliere ciò che appesantisce e far risplendere il capolavoro che siamo”.

foto Siciliani Gennari-Sir


Gioia, abbraccio, coscienza

Di “gioia piena” hanno parlato nella chiesa di San Giuseppe al Trionfale Juri Stara e mons. Nicolò Anselmi, vescovo di Rimini. “La vita si fa insieme – ha detto Stara – anche nello sport paralimpico. La prima regola è guardare a ciò che è rimasto, non a ciò che si è perso”. Mons. Anselmi ha proseguito: “Se anche uno solo non è nella gioia, non possiamo dirci davvero felici. La cosa più bella è l’amore ricevuto e donato”. A Ognissanti, sulla via Appia, don Ivan Licinio ha invitato i ragazzi a “non avere braccia conserte, ma braccia aperte”. Le testimonianze di Ofelya e Bernadette hanno raccontato la forza dell’abbraccio che accoglie, anche tra guerre e perdite. Il card. Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha affermato: “Ognuno di noi è un sogno di Dio. E il suo sogno è bellissimo”. Nella chiesa della Natività, Pilar e Vittoriana, del Consiglio dei giovani del Mediterraneo, hanno parlato di coscienza e discernimento. Mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha ribadito: “L’intelligenza artificiale è senza coscienza. L’intelligenza umana è consapevole, e da questa nasce vera fraternità”.

foto Siciliani Gennari-Sir


Famiglia, complessità e stile di vita

Nella chiesa di San Gregorio VII, mons. Paolo Giulietti, arcivescovo di Lucca, ha parlato della famiglia come scuola di alterità, mentre Giulia ed Edoardo hanno condiviso l’esperienza nei campi internazionali dell’Opera La Pira. Mons. Domenico Pompili, vescovo di Verona, ha sottolineato che la famiglia è “soglia” tra generazioni: “Conta la relazione, l’essere accettati. La famiglia è luogo di prossimità e sperimentazione dell’amore, anche se imperfetta e fragile”. Emilia Palladino, docente alla Gregoriana, ha rilevato le sfide della complessità contemporanea: “Lottate per costruire l’amore e il tempo che desiderate. Diventare grandi è un privilegio, usate bene il vostro tempo”. Nella chiesa di San Pietro in Vincoli, don Massimo Angelelli ha affermato: “Gesù propone stili di vita fondati su perdono, rispetto e gratuità”. Mons.Vito Piccinonna, vescovo di Rieti, ha parlato di grazia, grazie e gratuità; Gianni Cervellera ha proposto comprensione, diritto all’errore e felicità come stile di vita.

foto Sir


Oltre la frontiera

Nella chiesa di San Francesco Saverio alla Garbatella, mons. Davide Carraro, vescovo di Orano (Algeria), ha riflettuto sulla parola “frontiera”: “Abbattere le frontiere vuol dire lasciarsi cambiare dall’incontro con l’altro. Essere, stare, osare: è la speranza che ci permette di abitare il mondo con occhi nuovi”. Accanto a lui, Elisabetta Corà ha raccontato la sua esperienza missionaria in Africa, invitando a “osare l’incontro, osare restare, osare ascoltare”. Mons. Gianmarco Busca, vescovo di Mantova, ha spiegato che il coraggio vero è quello dei santi della porta accanto: “È dire ‘riparto’ anche oggi”. Maria Pia Colella, psicologa e formatrice, ha definito il coraggio come fare: “Alzare un piede e fare il passo… ciò che conta sono i cominciamenti”.

foto Siciliani Gennari-Sir


Battesimo, riscatto, pellegrinaggio

Alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme, mons. Bernardino Giordano, vescovo di Grosseto, ha ricordato che “il battesimo è un abito che dice chi siamo. Prima di amare, dobbiamo sentirci amati da Dio”. Isael ed Eleonora hanno testimoniato il loro cammino di fede: “Il Giubileo è un invito di Dio a tornare da Lui” e “Il battesimo è stato l’inizio di una nuova vita”. Nella chiesa di Santa Maria della Luce, don Claudio Burgio ha parlato di riscatto: “Speranza è dolore che non si arrende”. Ha narrato storie di perdono e rinascita: “Solo chi rischia può davvero vivere”. Mons. Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, ha concluso con tre immagini simboliche: scalpellaccio, perla e angeli con un’ala sola, affermando: “La speranza nasce sempre da un dolore attraversato con coraggio”. Infine, nella chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, mons. Giuliano Brugnotto ha guidato il gesto simbolico del pellegrinaggio: lasciare una scarpa fuori dalla chiesa come segno che “la Chiesa è in uscita”. È appena l’inizio: dodici parole, un solo cammino di speranza.

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