Rigenerazione ecologica

“I Paesi ricchi paghino il debito ecologico al Sud”

L’appello di Celam-Fabc-Secam in vista della Cop30 a novembre in Brasile: no a ‘false soluzioni’ e al green capitalism, sì a giustizia climatica ed equità

05 Ago 2025

di Bruno Desidera

“Sono passati dieci anni dalla pubblicazione della Laudato si’ e dalla firma dell’Accordo di Parigi. I Paesi del mondo non hanno risposto con la necessaria urgenza. La Chiesa non resterà in silenzio. Continueremo ad alzare la voce insieme alla scienza, alla società civile, ai più vulnerabili e con verità e coerenza, fino a quando non sarà fatta giustizia”. È categorico e solenne l’impegno che sale dalle Chiese del cosiddetto ‘Sud globale’, dagli organismi ecclesiali continentali di America Latina e Caraibi (Celam), Asia (Fabc) e Africa (Secam), in vista della prossima Conferenza sul cambiamento climatico, la Cop 30, che si terrà in Brasile, a Belém, in terra amazzonica, dal 10 al 21 novembre.

L’invito a una profonda conversione ecologica

Il documento “Un appello per la giustizia climatica e la casa comune: conversione ecologica, trasformazione e resistenza alle false soluzioni” è stato presentato oggi, in Vaticano, a papa Leone XIV e, pubblicamente, alla presenza dei cardinali Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre (Brasile) e presidente del Celam, Filipe Neri Ferrão, arcivescovo di Goa e Damão (India) e presidente della Fabc, Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo) e presidente della Secam. Con loro, Emilce Cuda, segretaria esecutiva della Pontificia Commissione per l’America latina. I firmatari del documento si dicono “ispirati sia dalla Laudato si’ di papa Francesco, sia dall’appello di papa Leone XIV a vivere un’ecologia integrale con giustizia”. Da qui, l’invito a una profonda conversione ecologica.
Lo stile stesso del documento, la concretezza dei problemi trattati e delle soluzioni, rivelano che non si tratta di una presa di posizione isolata, ma, piuttosto, di un primo risultato di un lungo lavoro di “rete”, sia a livello ecclesiale che di società civile, associazioni, popolazioni indigene.

Partito dall’Amazzonia, questo cammino ha portato la Chiesa del ‘Sud globale’ a parlarsi, a coordinarsi, a creare vaste reti ecologiche regionali, a essere significativa nei rispettivi territori. A buon titolo, oggi, può alzare la voce rispetto al cruciale appuntamento di novembre.

No a false soluzioni, sì a scelte di equità e giustizia

“La crisi climatica – si legge nel documento presentato in Vaticano – è una realtà urgente, con un riscaldamento registrato di 1,55 °C nel 2024. Non è solo un problema tecnico: è una questione esistenziale, di giustizia, dignità e cura della nostra casa comune”. In effetti, la scienza è chiara e afferma che il riscaldamento globale va limitato a 1,5 °C per evitare effetti catastrofici. “Non dobbiamo mai abbandonare questo obiettivo. Sono il Sud del mondo e le generazioni future che ne subiscono già le conseguenze. Rigettiamo le false soluzioni come il capitalismo ‘verde’, la tecnocrazia, la natura trasformata in merce e l’estrattivismo, che perpetuano lo sfruttamento e l’ingiustizia”. Al loro posto, gli episcopati chiedono, anzitutto, equità: “Le nazioni ricche devono pagare il loro debito ecologico, con un finanziamento climatico equo, senza indebitare ulteriormente il Sud, per recuperare le perdite e i danni e favorire la resilienza in Africa, America Latina e Caraibi, Asia e Oceania”.

Quindi, giustizia, che significa anche non promuovere una crescita economica incontrollata e “porre fine ai combustibili fossili, e alle infrastrutture a essi collegati, e tassando adeguatamente coloro che ne hanno beneficiato, inaugurando una nuova era di governance che includa e dia priorità alle comunità più colpite dalle crisi climatiche e naturali”. Infine, la richiesta di protezione e, quindi, “difendere le popolazioni indigene e tradizionali, gli ecosistemi e le comunità impoverite; riconoscere la maggiore vulnerabilità delle donne, delle ragazze e delle nuove generazioni; e considerare la migrazione climatica come una sfida di giustizia e diritti umani”.

Gli impegni della Chiesa e le proposte

La Chiesa, però, non vuole limitarsi alle parole, e Celam, Fabc e Secam affermano di volersi assumere dei precisi impegni. “Difenderemo i più vulnerabili in ogni decisione sul clima e sulla natura”, si legge nel documento, che propone, quindi, di “educare all’ecologia integrale e promuovere economie basate sulla solidarietà, la ‘felice sobrietà’ della Laudato si’ e il ‘buon vivere’ (‘buen vivir’, in spagnolo) delle saggezze ancestrali”. Ancora, la Chiesa è chiamata a “rafforzare l’alleanza intercontinentale tra i Paesi del Sud del mondo, per promuovere la cooperazione e la solidarietà”. Con lo sguardo rivolto alla Cop 30, i firmatari si impegnano a monitorare “i risultati delle Cop, attraverso un Osservatorio sulla giustizia climatica”. E propongono “una coalizione storica tra attori del Nord e del Sud del mondo, per affrontare le crisi in modo solidale”.

Non senza rinunciare a chiedere che “i Paesi ricchi riconoscano e si assumano la loro responsabilità sociale ed ecologica, in quanto principali responsabili storici dello sfruttamento delle risorse naturali e delle emissioni di gas serra e si impegnino a garantire un finanziamento equo, accessibile ed efficace per la lotta ai cambiamenti climatici, che non generi ulteriore debito, al fine di recuperare le perdite e i danni esistenti e la capacità di resilienza nel Sud del mondo”.

Non mancano dei precisi appelli ai governanti: “Rispettare l’Accordo di Parigi e implementare contributi determinati a livello nazionale, per essere all’altezza dell’urgenza della crisi climatica; mettere il bene comune al di sopra del profitto; trasformare il sistema economico verso un modello rigenerativo, che dia priorità al benessere delle persone e garantisca condizioni di vita sostenibili sul pianeta; promuovere politiche climatiche e ambientali fondate sui diritti umani”. “Che la Cop 30 non sia solo un altro vertice, ma una pietra miliare della resistenza, dell’articolazione intercontinentale e della trasformazione reale. Che sia guidata dalla forza viva delle comunità, dalla speranza che sgorga dai margini e da una Chiesa in uscita, profondamente sinodale, che cammina con i popoli”, l’appello finale.

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