Uniti nel dono

Al Carmine di Taranto, una conversazione del Serra club per sensibilizzare al ‘Sovvenire’

ph Serra club Taranto
11 Dic 2025

“Tutti coloro che credevano stavano insieme ed avevano ogni cosa in comune”, il versetto del secondo capitolo degli Atti degli apostoli è stato l’incipit della conversazione che mons. Marco Gerardo ha tenuto, martedì 9 dicembre, ai soci del Serra club di Taranto ed ai cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, delegazione di Taranto. L’incontro è stato presentato dal delegato Benedetto Mainini e dalla presidente Maria Cristina Scapati che ha sottolineato il costante e forte impegno del Serra a favore dei sacerdoti.

“Ogni riflessione sulla nostra vita ecclesiale viene ispirata dalla Sacra Scrittura – ha esordito don Marco – ed anche quando i fatti narrati sembrano molto distanti, le dinamiche che raccontano, permangono nel tempo”. Alcuni termini sono particolarmente importanti e vanno attentamente analizzati. Tutti, cioè tutti i credenti, tutti coloro che sono battezzati ieri come oggi. Stavano insieme, ovvero condividevano non solo lo stesso luogo inteso come spazio, bensì come finalità del vivere secondo Cristo. Avevano in comune, il verbo al tempo imperfetto indica una continuità nell’azione che non si esaurisce in una raccolta occasionale bensì sottende un fatto strutturato di aiuto vicendevole e costante. Chi aveva di più provvedeva alle necessità di chi aveva di meno non per una ideologia ma per il sentimento di una comunità finalizzata alla carità dalla fede condivisa.

La Chiesa primitiva aveva la consapevolezza di essere primizia di una nuova umanità, consapevolezza che oggi dobbiamo ritrovare per far fronte all’indifferenza religiosa che pervade la società. La Chiesa delle origini ci insegna che la partecipazione alla vita ecclesiale è un diritto ma anche un dovere dei battezzati che si estrinseca con la partecipazione ai sacramenti, con la collaborazione fattiva nelle parrocchie ma anche con un contributo economico sempre più necessario alla vita delle nostre chiese. La responsabilità del sostegno economico che in tutti i paesi è affidata alle singole comunità in maniera diversa, in Italia ha una lunga storia che in qualche maniera ci ha fatto dimenticare la nostra responsabilità.

Il Sovvenire, ha spiegato don Marco, è il Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa, è stato costituito nel 1989 alla segreteria generale della Cei come struttura di supporto operativo ed esecutivo delle iniziative in tal senso, alla luce della riforma concordataria del 1984.
Il Sovvenire risponde alle valenze teologiche e alle direttive pastorali dell’episcopato in ordine alla corretta impostazione ed alla articolazione concreta del rapporto della Chiesa con i beni temporali e chiama i fedeli laici, ad una partecipazione più diretta e corresponsabile nell’amministrazione delle risorse materiali, in vista del raggiungimento delle finalità spirituali della Chiesa. Esso si attua con la firma dell’8permille nella personale dichiarazione dei redditi e rispondendo alle campagne ‘Uniti nel Dono’ che vengono promosse ogni anno come offerte deducibili. L’urgenza, ha sottolineato ancora don Marco, nasce dalla diminuzione dei gettiti e quindi dalla successiva riduzione delle attività della Chiesa italiana che non riguarda solo il sostegno dei sacerdoti, ma anche i restauri ed il mantenimento delle nostre chiese, il fondo per le case canoniche, l’istituzione di oratori, l’attenzione agli ultimi.

“Sempre noi cristiani ci affidiamo alla Provvidenza e ben sappiamo che una sana povertà ci può far bene, – ha concluso il parroco del Carmine di Taranto – ma è anche vero che una comunità si ritrova sia nel momento presente sia in una visione di futuro”. Uniti nel dono è il segno di una partecipazione alla vita della Chiesa che dobbiamo interiorizzare per rispondere alle sfide che ci pone una società in profondo cambiamento.

 

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