Ricorrenze

L’Ora di Gesù, segno importante di una Chiesa che sa come pregare

ph di G. Leva
12 Gen 2026

di Silvano Trevisani

“Un segno e una profezia”: così l’arcivescovo Ciro Miniero definisce l’Ora di Gesù, la pratica religiosa nata trent’anni fa dall’intuizione di una laica e subito adottata e formalizzata dall’allora arcivescovo Benigno Papa. Il trentennale è stato celebrato in Concattedrale con una concelebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo cui hanno partecipato l’arcivescovo emerito di Taranto Filippo Santoro, l’arcivescovo emerito di Potenza Salvatore Ligorio, l’assistente ecclesiastico diocesano monsignor Pasquale Morelli, oltre al vicario generale, monsignor Alessandro Greco, e numerosi parroci delle parrocchie in cui questa realtà è presente: una ventina delle diocesi di Taranto, Castellaneta e Mileto-Nicotera-Tropea (Calabria). Presenti all’iniziativa anche numerosi fedeli giunti dalla nostra e da altre diocesi, in rappresentanza dei circa mille che prendono assiduamente parte agli incontri di preghiera che si svolgono il lunedì dalle 20 alle 21, con l’obiettivo di “restare e vegliare con Gesù nella tarda sera, con l’impegno di recuperare la famiglia intorno all’Eucaristia e portare la propria esperienza negli ambienti dove si vive e si opera”.

 


“È un segno
– ci ha spiegato monsignor Miniero – perché quando il cuore di una persona si apre a una esigenza di fede, di amore, di preghiera, di attività nel mondo della carità, c’è sempre un disegno divino che bussa al cuore delle persone. Quando si agisce per riversare sul mondo una spinta indirizzata al bene e l’amore, manifestato in qualsiasi forma, è Dio stesso che si manifesta. È così che agisce l’Ora di Gesù che, dopo trent’anni, ancora parla al cuore delle persone, riunisce le famiglie, propone alla gente il mistero dell’Eucaristia per poter affrontare la propria esperienza di vita. Questi sono segni profetici per il nostro tempo che aiutano tutti quanti noi.
I carismi – sono ancora le sue parole – vengono suscitati dal Signore e lui ci fa capire quando un carisma ancora aiuta oppure c’è bisogno di un altro carisma per spingerci ancora meglio nella via del bene. È un’esperienza di base, che nasce dal popolo di Dio perché il Signore suscita i carismi nel cuore di chiunque: sono quei doni che egli dà per poter dialogare, parlare con le persone in ogni tempo”.

In apertura della concelebrazione, monsignor Morelli, assistente ecclesiastico, ha spiegato come
l’ora di Gesù sia stata veramente un’ispirazione dello Spirito Santo. Nata, insieme alla Chiesa, da una intuizione della signora Antonietta Palantone, riconosciuta dall’arcivescovo Papa e poi anche dagli altri arcivescovi successivi: “Un incontro importante in cui tantissime famiglie si sono ritrovate e si trovano attorno a Gesù il lunedì sera, in un’ora particolare, dalle 20 alle 21. Un’ora pensata proprio per le famiglie e per i giovani che lavorano e che magari non hanno la possibilità di prendere parte attiva alle celebrazioni negli orari consueti e che non possono essere presenti all’interno delle nostre parrocchie”. “Un momento anche di intimità con il Signore – lo ha definito – voluto apposta al lunedì per dare slancio alla settimana di lavoro e di impegni che inizia. I risultati sono stati fecondi perché dalle file dei gruppi dell’Ora di Gesù presenti nella nostra, ma anche in altre diocesi, sono uscite tante belle vocazioni per il mondo laicale, in grado di donare frutti alle parrocchie e anche qualche vocazione sacerdotale. Il che significa che veramente è una realtà che produce frutti perché è voluta da Dio nella luce e nella grazia dello Spirito Santo, creando anche tanto bene all’interno delle famiglie”.

Così anche monsignor Filippo Santoro ci ha voluto manifestare il suo forte apprezzamento per l’iniziativa, da lui fortemente voluta negli anni di guida della diocesi: “L’Ora di Gesù ha portato un’attenzione all’Eucaristia, come il dono che Dio fa di una vita nuova attraverso il suo corpo e il suo sangue. E poi è un fattore di costruzione dell’unità, quindi non solo una pratica individuale, ma una comunitaria. E basta guardare i santi, come ad esempio Acutis, che parla della centralità dell’Eucaristia, o ai tanti miracoli eucaristici, quello di Lanciano, o quello un miracolo di Buenos Aires, in cui si dimostra che nell’Eucarestia c’è un tessuto del pericardio di persona viva, a dimostrazione che si tratta di un incontro personale con il Signore per illuminare con la sua presenza tutti gli aspetti della vita, nel quale c’è un riflesso personale, comunitario e sociale. È un’esperienza bellissima, che va continuata proprio come fermento di comunione, di unità e anche, diciamo così, di proposta a tutti del cuore della fede che è la presenza di Gesù vivo, risorto.
E quindi magari da allargare anche alle parrocchie che ancora non la praticano”.

 

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

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