Diseguaglianze sociali

Il report Oxfam: concentrare la ricchezza è demolire la democrazia

20 Gen 2026

Pochissimi ricchi sempre più esageratamente ricchi, moltissimi poveri (quasi la metà della popolazione mondiale), sempre più poveri. Quello che accade a livello globale accade anche in Italia: nel 2025 i miliardari italiani, ossia 79 individui (erano 71 nel 2024) hanno aumentato il loro patrimonio di 54,6 miliardi di euro (al ritmo di 150 milioni al giorno), raggiungendo 307,5 miliardi. Il 10% più ricco delle famiglie italiane possiede oltre 8 volte la ricchezza della metà più povera, contro poco più di 6 volte nel 2010. Dal 2010 al 2025 la ricchezza nazionale è cresciuta di oltre 2.000 miliardi, ma il 91% di questo incremento è andato al 5% più ricco, mentre la metà più povera ha ottenuto appena il 2,7% e perciò è sempre più povera. Oggi il top 5% degli italiani detiene il 49,4% della ricchezza nazionale, quasi il 17% in più di quanto possiede il 90% più povero.

È la fotografia allarmante della situazione italiana fotografata da Oxfam Italia che ha pubblicato il suo report annuale. Lo squilibrio enorme tra pochi ricchi e molti poveri spiega perfettamente quello che avviene a livello globale, con lo squilibrio tra paesi e all’interno dei vari paesi: più si aggrava questo squilibrio, infatti,più il potere si accentra in poche mani e, paradossalmente, proprio la parte più povera, quella penalizzata, è quella che si allontana dalla politica o che affida le sue speranze allo stesso potere che di fatto la penalizza.

Una delle conclusioni più inquietanti del rapporto Oxfam Italia, infatti, è che gli individui più ricchi esercitano efficacemente il potere, “indirizzando a proprio vantaggio scelte di politica pubblica che dovrebbero invece beneficiare l’intera collettività e attenzionare prioritariamente il benessere e le aspirazioni dei suoi componenti più vulnerabili, quelle fasce sociali che il potere politico trascura invece da tempo, anche in virtù della loro minor voce e della debolissima rappresentanza politica che riescono a esprimere. L’elevato potere economico facilita l’accesso e il controllo, talvolta invisibile e altre volte addirittura diretto, del potere pubblico”.

Insomma: la concentrazione della ricchezza produce la concentrazione del potere, in modo da venirne salvaguardato. Di conseguenza tutte le scelte politiche mirano a blandire la popolazione, che paga la quasi totalità delle tasse, ma a consolidare privilegi, economici, sociali e territoriali.

Inutile dire che in questa logica rientra l’autonomia differenziata che, bocciata dalla Corte costituzionale, ricompare in varia forma nelle politiche governative, e che tende a consolidare la ricchezza delle regioni già ricche a danno delle più povere.

Naturalmente, questo processo porta all’erosione di istituzioni democratiche, alla compressione della libertà di espressione e manifestazione, alla criminalizzazione del dissenso nonché all’ipertrofia repressiva, accompagnate dall’incattivimento del linguaggio pubblico e da raffigurazioni mediatiche che giustificano e rendono senso comune la riduzione dei diritti. Quello che sta accadendo gli Stati Uniti è la dimostrazione pratica del verificarsi di questo fenomeno che, di converso, rischia di ribaltarsi su tutti i paesi mettendo a rischio, assieme alle singole democrazia, la pace mondiale. Insomma: i risultati di questo report, che potrebbero anche considerarsi “scontati” spiegano perfettamente come le disuguaglianze generano altre disuguaglianze e che i più forti discreditano la democrazia per accumulare sempre più potere.

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