Storia

Cento anni fa moriva Ignazio Carrieri, medico e letterato grottagliese, autore dell’Inno a san Ciro

02 Feb 2026

di Rosario Quaranta

Un secolo fa (2 gennaio 1926) passava a miglior vita il dottor Ignazio Carrieri, figura di spicco del nostro territorio. Nato a Grottaglie il 3 giugno 1862 da Francesco e da Elisabetta Maranò, appartenenti a famiglie agiate e benestanti, dopo aver frequentato il Ginnasio ‘Pignatelli’ nel paese natale e dopo aver compiuto gli studi liceali, si iscrisse all’università di Napoli dove nel 1886 conseguì la laurea in medicina. Sposatosi con Giulia Ancona, coetanea e originaria di Martina, nel 1892 conseguì il diploma presso la Scuola di perfeziona­mento nell’igiene pubblica e nel 1914 ottenne il diploma di ispettore medico scolastico.

A Grottaglie svolse l’attività di medico condotto e tale incarico mantenne per ben 28 anni. Fu vice presidente dell’Ordine dei medici della Provincia di Lecce e membro della Commissione conservatrice dei monumenti. Tra gli altri incarichi tenne quello di presidente del Comitato di Grottaglie della «Dante Alighieri».

Fondò, nel 1910, il circolo «Quinto Ennio» in piazza Regina Margherita, per il quale recitò il discorso inau­gurale il 16 ottobre.

Prese parte attiva a 31 Congressi medici, e dei relativi successi se ne occupò a suo tempo la stampa. Fu anche letterato, conferenziere, poeta, collaboratore di parecchi giornali importanti; e per le sue pubblicazioni scientifiche e politiche e per l’attività svolta in opere di pubblica beneficenza fu nominato Cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro (giugno 1894), Ufficiale della Corona d’Italia (gennaio 1899), Commendatore della Corona d’Italia (1917), Grande Ufficiale della Corona d’Italia (1921).

Carrieri fu anche letterato e amante della musica; suo è il testo dell’inno del patrono di Grottaglie san Ciro: “Si canti al Ciro, al Martire”, musicato dall’arciprete Giuseppe Petraroli.

Pubblicò vari articoli, alcuni dei quali sulle tradizioni locali.

Appartiene al 1893 la sua monografia Il tarantolismo pugliese, nella quale condensò gli studi compiuti negli anni precedenti e che già nel 1891 erano stati oggetto di una sua relazione al Congresso di medicina interna tenuto a Roma con grande successo.

Egli espose le ricerche personali sul tarantolismo, trattandolo dal lato storico, clinico e sperimentale, e giunse alla conclusione che la speciale nevropatia prodotta dal morso della tarantola o Falangio di Puglia “è una malattia funzionale dipendente dall’azione del virus specifico, che dà luogo ad un eccitamento dei centri nervosi motori ed, in seguito, ai movimenti non intenzionali della danza”. La rara monografia è stata tolta dall’oblio e riproposta, con una presentazione di Ciro De Roma, all’attenzione degli studiosi, da Rosario Quaranta col volume “Il Tarantolismo Pugliese”, per Altamarea Edizioni diretta da Silvano Trevisani (Grottaglie 1998); essa inoltre è stata inserita nel volume di Carlo Petrone “Il morso della Taranta a Taranto e dintorni” (Laterza, Bari 2002); ed è stata ristampata pure da Floriano Motolese in: “L’ombra della vedova nera. Il tarantolismo di Ignazio Carrieri” (Edizioni dell’Iride, Tricase 2012).

Si interessò pure del celebre brigante grottagliese, il temuto capo dei Decisi, don Ciro Annicchiarico (1775 – 1818), noto pure come “Papa Ggiru”.

Ignazio Carrieri morì a Grottaglie il 2 gennaio 1926, dopo aver affrontato una lunga e improvvisa serie di sventure familiari. L’anno successivo, nel corso di una memorabile cerimonia, nel suo paesa natale fu scoperta una grande lapide collocata in suo onore sulla facciata del palazzo Carrieri, sulla quale si può leggere; Sotto l’azzurro di questo cielo / in questa casa / visse la sua milizia di bene / il grand’uffiz. dott. Ignazio Carrieri / medico letterato conferenziere / insigne / irraggiò ovunque luce di genio / fiamme di fede fervore di esempio / passò tra gli umili / beneficando sanando / ammirazione di popolo / gratitudine di patria / ai posteri il nome consacra.

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