Ricordo

È morto Antonino Zichichi: la scienza come via verso il Mistero

ph Media Inaf
09 Feb 2026

di Luana Comma
Si è spento oggi, lunedì 9 febbraio, all’età di 97 anni, Antonino Zichichi, scienziato di fama internazionale, originario di Trapani, cattolico praticante e testimone autorevole di un dialogo possibile e fecondo tra fede e scienza. Con la sua morte, il mondo accademico e culturale perde una figura che ha attraversato il Novecento e il nuovo millennio con uno sguardo capace di tenere insieme rigore scientifico e apertura al Mistero.
Fisico delle particelle, Zichichi ha legato il suo nome in modo indelebile al Cern di Ginevra, dove ha svolto un ruolo di primo piano nella ricerca fondamentale, contribuendo in modo decisivo alla scoperta dell’antideutone, una delle acquisizioni più significative nello studio della materia e dell’antimateria. Per lui, tuttavia, la scienza non è mai stata semplice accumulo di dati o esercizio di potere tecnico, ma ricerca paziente delle leggi profonde che strutturano il reale, nella convinzione che l’universo non sia frutto del caso, bensì portatore di un ordine intelligibile.
Accanto all’attività scientifica, Zichichi ha sempre manifestato un forte e dichiarato cattolicesimo, vissuto non come rifugio intimistico, ma come orizzonte interpretativo capace di dare senso anche all’impresa scientifica. In numerosi interventi e scritti ha sostenuto che non esiste alcuna scoperta scientifica in grado di negare l’esistenza di Dio, poiché la scienza risponde al “come” del mondo, mentre la fede custodisce la domanda sul “perché”. Da questa convinzione nasceva il suo rifiuto di ogni contrapposizione ideologica: critico tanto verso un darwinismo assolutizzato quanto verso i creazionismi più rigidi, ribadiva la necessità di distinguere senza separare i diversi piani del sapere.
Profondamente legato alla grande tradizione scientifica, Zichichi guardava ad Archimede e Galileo Galilei come a due figure emblematiche. Del genio siracusano ammirava l’unicità storica e la capacità di intuire, con secoli di anticipo, strutture fondamentali del pensiero scientifico; di Galileo difendeva la statura intellettuale e spirituale, promuovendo anche la nascita di un comitato di premi Nobel in sua memoria. Nei suoi numerosi scritti — da Galileo Galilei, divin uomo a Tra fede e scienza, fino a Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo — ha mostrato come la nascita della scienza moderna sia stata possibile proprio grazie alla fiducia nell’ordine della creazione, non alla negazione di Dio.
Questa visione è riemersa con particolare chiarezza in un post pubblicato il 27 gennaio scorso sulla sua pagina Facebook, dove Zichichi tornava a riflettere sul significato profondo dell’eredità galileiana. Ricordava come Galileo non abbia cercato il caos, ma le leggi; non abbia presupposto il disordine, ma un ordine universale valido nello spazio e nel tempo. Con strumenti semplici e un’intelligenza fiduciosa, Galileo aprì l’orizzonte della scienza perché era convinto che la natura fosse intelligibile, portatrice di una struttura profonda. In quella riflessione si condensava l’intero pensiero di Zichichi: la scienza nasce da un atto di fiducia razionale e, ancora oggi, pur nel massimo rigore, resta aperta alla grande sfida della verifica sperimentale senza chiudere la domanda sul fondamento ultimo dell’essere.
Antonino Zichichi lascia così un’eredità che va oltre le singole scoperte: un modo di abitare la scienza senza separarla dalla fede, di cercare la verità senza ridurla, di riconoscere nell’ordine del cosmo non una minaccia alla libertà umana, ma un invito a pensare più in profondità. In un tempo spesso segnato da contrapposizioni sterili, la sua testimonianza rimane un richiamo esigente e luminoso alla responsabilità del pensiero.

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