Percorsi di pace

Card. Pizzaballa: “La tregua non è pace”

ph parrocchia latina di Gaza
16 Feb 2026

Le slide dell’amministrazione Trump sul futuro di Gaza? “Non ci sarà nessun resort a Gaza. Qualunque cosa vogliano fare non può ignorare i due milioni di persone che sono lì, che hanno perso tutto ma non la dignità. Non si potrà fare nulla contro la loro dignità”. Lo ha affermato ieri il card. Pierbattista Pizzaballa ad Arezzo, nel corso dell’evento “Giustizia e pace in Terra Santa”, promosso dalla diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, Rondine Cittadella della Pace e Caritas diocesana. E ha aggiunto: “La tregua non è pace. A Gaza c’è un cessate il fuoco, ma ogni giorno qualcuno continua a morire, continuano esecuzioni, azioni mirate, la ricostruzione non è iniziata, il 90% della Striscia è rasa al suolo, mancano acqua, elettricità, fogne, le scuole sono chiuse da tre anni, gli ospedali sono stati tutti colpiti, mancano medicinali e si muore per il freddo o per infezioni.Tra i cristiani, poche centinaia a Gaza, durante questa guerra sono morte 23 persone per fuoco diretto e 23 per mancanza di assistenza”.

L’incontro, svoltosi nella basilica di San Francesco gremita da quasi mille partecipanti, alla vigilia della festa della Madonna del Conforto, davanti al ciclo di affreschi della Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, è stato un momento di grande rilievo ecclesiale, culturale e civile, pensato per offrire strumenti di comprensione sull’attuale situazione in Terra Santa e sulle possibili vie per una pace autentica. L’incontro è stato aperto da mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro: “Sono molto grato al cardinale Pizzaballa per aver accettato l’invito a venire in diocesi in occasione della festa della Madonna del Conforto. Questa chiesa gremita è come un grande abbraccio che vorremmo raggiungesse tutte le persone che soffrono per la guerra in tante parti del mondo, a Gaza, fino ad arrivare ai bambini”. Gli ha fatto eco Franco Vaccari, presidente e fondatore di Rondine Cittadella della Pace: “A Rondine, i giovani con coraggio cercano di spezzare le catene dell’odio e di percorrere il passo possibile verso la pace. La nostra presenza qui oggi testimonia che tutti noi abbiamo il potere di poter fare qualcosa per evitare quella che troppo spesso viene descritta come l’ineluttabilità della guerra”.

Don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, nel suo intervento ha spiegato come “la guerra non è mai giusta”, ma la vera domanda è piuttosto chiedersi come costruire la pace. “Le armi non solo non si devono vendere, ma nemmeno costruire”, la remissione dei debiti dei Paesi più poveri è “solo un acconto” di quanto noi ricchi dobbiamo loro e la nonviolenza attiva è una prassi cristiana da riscoprire. In sostanza, “se vuoi la pace, prepara la pace”, che “non è solo assenza di guerra” e, parafrasando Papa Leone XIV, prevede di superare la “globalizzazione dell’impotenza” educando con la pedagogia dei fatti. L’appello a tutte le Caritas, a partire da quelle parrocchiali: “Diventare artigiani di pace, impegnandosi con azioni concrete. Per noi, diventare costruttori di pace significa ripartire dai poveri, prime vittime di ogni guerra”.

Culmine dell’incontro è stato il dialogo con il card. Pizzaballa che ha evidenziato: “Parlare di pace in Terra Santa oggi non ha molto senso. La pace ha bisogno di condizioni, contesto, di una volontà, di una politica che non c’è, ma anche di un’opinione pubblica. La pace ha bisogno di fiducia e in guerra, specie quella in Terra Santa, la prima vittima è la fiducia. Anche quando la guerra sarà terminata, non si tornerà alla situazione precedente e non sappiamo cosa ci sarà dopo”.

Quindi c’è da essere pessimisti? “La situazione a breve e medio termine non è destinata a cambiare molto. Non saranno Abu Mazen o Netanyahu a costruire la pace, servono nuove figure capaci di portare nuove visioni. Inutile farsi illusioni. Questo non è il tempo dei grandi gesti, ma quello del preparare, tenere vicine le persone che vogliono la pace, perché un giorno ci sarà bisogno di loro per ricostruire. Non abbiamo armi, ma l’unica cosa che abbiamo sono le parole. Questa guerra, soprattutto questa, il linguaggio non è stato secondario, abbiamo sentito evocare parole terribili come apartheid, genocidio… Un linguaggio violento porta violenza. Ora dobbiamo usare un linguaggio dignitoso che non chiuda, non crei barriere, ma apra orizzonti. Educare alla pace è necessario, il desiderio di pace deve diventare cultura”.

Guardando ai cristiani di Gaza, il patriarca ha detto: “Sono lì, ci sono cresciuti, e noi intendiamo restare e rimanere lì, non è una scelta politica o di resistenza, ma anzitutto una scelta pratica. Anche perché dove andremmo? È anche una scelta di fedeltà. I cristiani non sono un popolo a parte, sono palestinesi come gli altri”.

Sulla situazione in Cisgiordania, il card. Pizzaballa si è detto “molto preoccupato”: “Quasi ogni giorno ricevo richieste di aiuto da parte dei nostri 23 parroci, perché sono state sequestrate persone, confiscati olivi, subiti danneggiamenti. Ci sono scontri continui tra coloni e palestinesi, continuamente ci sono decisioni che porteranno verso una cancellazione lenta e progressiva dei diritti dei palestinesi”. E sull’opzione “Due popoli due stati”: “Due popoli ci sono, se ci saranno due stati non lo so. È un modo per dire che i palestinesi sono un popolo e hanno diritto a uno stato”.

L’incontro è stato suggellato dalla firma dell’Atto di conferma del gemellaggio fra la diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e il Patriarcato latino di Gerusalemme, a cui si è aggiunta Rondine Cittadella della Pace.
Un gemellaggio siglato il 25 settembre 2010 e ora rinnovato, stabilendo in particolare di “stringere un legame di fraternità con la parrocchia cristiana dell’Annunciazione di Beit Jala”.
Al card. Pizzaballa è stato consegnato dal vescovo Migliavacca un assegno di 30.000 euro raccolti nella diocesi. Ultimo atto, i bambini delle scuole protagonisti del progetto “Petali di pace per la Terra Santa”: i loro messaggi di pace sono stati consegnati al cardinale affinché giungano ai bambini della Terra Santa.

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