Settimana della fede

Le parole riconciliate

Ha preso il via ieri sera – lunedì 23 febbraio – in Concattedrale, la 54ª edizione della Settimana della fede con la relazione di Rosy Russo, figura del panorama internazionale della comunicazione e della formazione

ph G. Leva
24 Feb 2026

di Paolo Simonetti

La prima serata della Settimana della fede – edizione 2026 – si è aperta con una presenza veramente speciale: Rosy Russo, figura di notevole spessore nel panorama internazionale della comunicazione e della formazione. 

‘Disarmare le parole’, tema dell’incontro svoltosi in Concattedrale nella serata di lunedì 23 febbraio, è anche il programma culturale, sociale e formativo della Russo, che è fondatrice di ‘Parole O_stili’, un progetto sociale di sensibilizzazione sull’utilizzo delle parole, che ha l’ambizione di ridefinire lo stile con cui le persone stanno in Rete, diffondendo l’attitudine positiva a scegliere le parole con cura e la consapevolezza che le parole sono importanti. Dal 2017 ‘Parole O_Stili ‘ lavora a stretto contatto con il mondo della scuola secondo gli obiettivi appena richiamati. La relatrice è anche ideatrice di ‘MiAssumo,’ piattaforma gratuita per l’orientamento degli studenti. È membro del gruppo di lavoro sul fenomeno dell’odio online, istituito dal ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione.

Le parole di Rosy Russo hanno segnato l’ingresso nel tema scelto per l’edizione di quest’anno: ‘Verso una pace disarmata e disarmante’, tratto dalle parole pronunciate dal santo padre Leone XIV al momento della sua presentazione in piazza San Pietro.

Dopo l’introduzione della serata da parte di mons. Gino Romanazzi, la relatrice è entrata subito nel merito del tema definendosi la “mamma” del ‘Manifesto delle parole non ostili’, nato circa nove anni fa da un incontro tra amici che desideravano migliorare le relazioni online e offline. Il progetto è cresciuto fino a coinvolgere migliaia di persone, aziende, scuole e oltre 400 sindaci, ricevendo anche citazioni da Papa Francesco. Il manifesto consta di 10 principi semplici, scritti in prima persona, per sottolineare l’impegno individuale nel comunicare con consapevolezza.

“Che problema abbiamo con le parole oggi?”. Per rispondere a questa domanda, Rosy Russo ha enumerato una serie di dati a tratti sconfortanti: otto italiani su 10 non capiscono come distinguere una notizia vera da una falsa; 1 milione di giovani vive problemi a causa del cyberbullismo. Le persone, pur comprendendo il significato delle parole, non ne avvertono il peso emotivo. Si assiste alla normalizzazione del linguaggio violento che dai social si riversa nella realtà. Gli esempi di ostilità non mancano, anche in recentissimi fatti di cronaca, come i commenti violenti che hanno coinvolto Francesca Lollobrigida vincitrice della medaglia d’oro nel pattinaggio di velocità, colpita per aver festeggiato la vittoria abbracciando il figlioletto.

Ma come si possono disarmare le parole? Innanzitutto la relatrice si è detta convinta che è possibile farlo, “ma dipende soprattutto da noi e dalla consapevolezza del cambiamento d’epoca che stiamo vivendo. Un modo per farlo è usare meno le “o”, che polarizzano (spesso spinti dagli algoritmi digitali), e più le “e”, che uniscono e creano comunità. Dobbiamo imparare a rispondere con la testa o con il cuore, evitando di reagire solo “di pancia”. In questo processo, il silenzio è fondamentale: come dice il decimo principio del ‘Manifesto della comunicazione non ostile,’ il silenzio comunica e ci aiuta a scegliere le parole da non dire, permettendoci di rispondere magari il giorno dopo in modo diverso e più sensato. Bisogna saper ascoltare lo sguardo, cioè imparare a “leggere” le persone e il bagaglio che portano con sé, non solo le parole”.

Un aspetto nuovo di questo cambiamento d’epoca, che papa Francesco aveva colto e descritto già diversi anni fa, sta proprio nel nuovo rapporto tra le generazioni: oggi convivono molte generazioni che faticano a comprendersi. Si vive un tempo di ‘permacrisi’, cioè un periodo prolungato di instabilità e insicurezza.

“Credo sia un problema soprattutto degli adulti, – continua Rosy Russo – se oggi i ragazzi vivono emergenze legate ad ansie e salute mentale, è anche perché noi adulti non riusciamo a essere esempi credibili nel modo di relazionarci. Abbiamo la responsabilità di prenderci cura di questo aspetto in prima persona”. “Proprio per questo, riferisce – oltre a incontrare milioni di ragazzi, lavoriamo molto nelle aziende per raggiungere gli adulti. L’obiettivo non è solo aiutare a scegliere il futuro, ma soprattutto scegliere chi si vuole essere, offrendo ai ragazzi una fotografia delle proprie competenze basata su quelle chiave dell’Unione europea”.

Il punto di arrivo di questo faticoso processo che coinvolge l’intera società è creare una comunità accogliente dove la qualità delle parole apra spazi di cura e felicità condivisa.

Nelle parole della preghiera pronunciata dall’arcivescovo si può trovare la chiave di lettura dell’intensa e molto partecipata prima serata: “La pace, prima di essere un progetto politico o sociale, è una forma del linguaggio: nasce da parole riconciliate, veritiere, non violente. La Scrittura insegna che la lingua può ferire come una spada oppure guarire come balsamo (Cf. Pro 12,18).

Il servizio fotografico è stato curato da G. Leva

 

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