Gaza sotto assedio

O’Keefe (Crs-Usa): “In mezzo alla devastazione di Gaza, persone ancora capaci di umanità, leggerezza e dignità”

ph Mohammad Al Hout for Crs
25 Feb 2026

di Daniele Rocchi

“Sono entrato a Gaza tre volte prima della guerra, l’ultima nel 2022. Anche allora c’era distruzione, ma questa volta è su una scala completamente diversa. Sul lato israeliano della Linea gialla tutto appare non solo distrutto, ma livellato: terra, fango, resti di edifici, barre di rinforzo che spuntano ovunque. Sul lato palestinese ci sono innumerevoli edifici distrutti; alcuni sono ancora in piedi, ma così deformati strutturalmente che è difficile immaginare possano mai essere nuovamente abitati”: così inizia la testimonianza di Bill O’Keefe, vicepresidente esecutivo di Crs, Catholic Relief Services (Mission, Mobilization and Advocacy). Rientrato recentemente da Gaza, O’Keefe ha raccontato a un piccolo gruppo di giornalisti collegati online, le sue giornate nella Striscia, tracciando un quadro di immensa distruzione a partire da Gaza City, nella parte settentrionale della Striscia.

Bill O’Keefe, (CNS photo/Philip Laubner, courtesy Catholic Relief Services)

Latrine improvvisate. “Interi isolati di Gaza City giacciono in rovina. Le persone vagano tra le macerie alla ricerca di materiali da riciclare: ferro, mattoni, qualsiasi cosa possa aiutarle a ricostruire. È qualcosa di difficile da immaginare, le foto e i video che circolano online non riescono a dare conto della realtà: la distruzione si estende per chilometri. Subito dopo il Corridoio di Filadelfia (una zona cuscinetto di 14 chilometri lungo il confine tra l’Egitto e la Striscia di Gaza, e quindi l’unico accesso terrestre alla Striscia che non passa attraverso Israele), si entra in un’infinita distesa di campi di tende lungo la costa:

“Ho visitato molti campi profughi, ma qui sembrano non finire mai. Le tende sono spesso teloni con pezzi di tessuto appesi sopra. Le persone scavano buche per creare latrine improvvisate; quando piove, l’acqua filtra dentro e le fognature traboccano. Queste tende sono progettate per durare sei mesi, ma le persone vi vivono da uno o due anni”. 

Questi campi sono pieni di un numero enorme di bambini: “Sono ovunque – ha detto il vicepresidente di Crs -. Il sistema educativo è praticamente crollato: le scuole ospitano famiglie sfollate. Prima che i bambini possano tornare in classe, occorre trovare nuove abitazioni, riabilitare gli edifici scolastici e ripristinare condizioni minime di sicurezza”. Una prospettiva che appare lontana quanto l’idea stessa di ricostruzione.

ph Mohammad Al Hout for Crs

Il lavoro di Crs. “Il 4 febbraio scorso ho visitato tre dei nostri magazzini gestiti da Catholic Relief Services. Stiamo ampliando le nostre operazioni umanitarie sul terreno. Siamo in grado di far entrare merci a Gaza, anche se il processo doganale è complesso. Cerchiamo di spostare tutto fuori dai magazzini entro 24 ore per evitare rischi per la sicurezza e, soprattutto, la percezione che stiamo accumulando risorse”. O’Keefe ha sottolineato che “a differenza delle scene caotiche spesso mostrate in televisione, le nostre distribuzioni sono ordinate: le persone ricevono un Sms con il luogo e l’orario per ritirare kit igienici, tende, materiali per ripari, cibo.
Distribuire aiuti a Gaza è possibile, ma richiede relazioni con la popolazione, pianificazione e fiducia”.

Durante la sua visita a Gaza, il vicepresidente di Crs ha potuto anche ispezionare alcuni progetti abitativi. “È chiaro che le persone vivranno nelle tende per anni a meno che non si trovino soluzioni intermedie. Per questo motivo stiamo sperimentando rifugi di transizione: strutture con un telaio in legno, pareti in plastica, un tetto solido, una porta e finestre, che le famiglie possono ampliare. Ho incontrato una famiglia il cui padre, falegname, stava già costruendo un ampliamento. Queste strutture consentono una vita più dignitosa in attesa di soluzioni permanenti”.

Le notti nella parrocchia latina. “Ho parlato con molte famiglie: quasi tutte mi hanno raccontato la stessa storia. Dal 7 ottobre si sono spostate continuamente — dai parenti alle tende — alla ricerca di sicurezza. Uno dei nostri membri dello staff è stato sfollato 21 volte in un anno. È difficile persino immaginare cosa significhi», ha detto O’Keefe. Durante i suoi giorni a Gaza, ha visitato i rifugiati cristiani, tra cui due operatori di Crs, presso la parrocchia latina della Sacra Famiglia, guidata dal missionario argentino padre Gabriel Romanelli. “Ci sono stati incidenti, come un colpo di carro armato che ha colpito il tetto e cecchini che hanno ucciso due donne all’inizio del conflitto, ma il complesso è relativamente sicuro. Il parroco, padre Gabriel, parlava ogni giorno al telefono con Papa Francesco: la sua voce era una vera ancora di salvezza per la comunità. Le notti che ho trascorso nella parrocchia non erano tranquille con jet, esplosioni, colpi di artiglieria”. Il vicepresidente di Crs ha anche descritto lo stato d’animo della popolazione, rilevando “un po’ di sollievo tra le persone perché le bombe non cadono continuamente, ma anche un’immensa incertezza. Nessuno sa cosa accadrà. Molti si sentono esausti, traumatizzati.
Ho visto persone sorridere, cosa che mi ha colpito profondamente, ma ho visto anche livelli enormi di stress e trauma.
Una delle nostre colleghe ha trascorso l’intera guerra confinata in un appartamento a Gaza City. Ha perso molto peso e ha vissuto settimane di bombardamenti continui. Il trauma era evidente nel modo in cui parlava”. C’è stato qualche miglioramento nella disponibilità di cibo, tuttavia permangono difficoltà: «C’è cibo nei mercati, anche verdure fresche, e i prezzi sono scesi – ha spiegato O’Keefe – ma poche persone possono permetterseli. La maggior parte non ha reddito.
Le importazioni commerciali non possono sostituire gli aiuti umanitari mirati. Il contante è scarso; i sistemi di pagamento elettronico funzionano meglio e stanno dando accesso finanziario anche a chi non aveva un conto bancario».

Il futuro. “Nei miei prossimi incontri –  ha detto O’Keefe – chiederò una progressione del cessate il fuoco, più punti di accesso a Gaza, una revisione delle restrizioni sui materiali per i rifugi, più carburante, soluzioni per la liquidità e investimenti in abitazioni, istruzione, lavoro, acqua e servizi igienico-sanitari. Le persone devono vedere benefici concreti dal cessate il fuoco. Altrimenti, tutto ciò che resta loro è la sopravvivenza”. Poi un ultimo ricordo: “Nonostante tutto, ci sono stati momenti di gioia. Una sera ho assistito a una scena semplice: alcuni colleghi si tagliavano i capelli a vicenda, ridendo, scherzando. In mezzo alla devastazione, le persone sono ancora capaci di umanità, leggerezza e dignità”.

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