Quaresima

“Dammi da bere”: il mistero di un Dio che si fa bisognoso

Il commento al Vangelo della III Domenica di Quaresima (Gv 4,1-42) approfondisce l’incontro tra Gesù e la donna samaritana come rivelazione di un Dio che si fa bisognoso dell’uomo

06 Mar 2026

di Luana Comma

C’è una sete che attraversa in profondità l’esistenza umana: non soltanto bisogno, ma desiderio di pienezza, di senso, di compimento. Il Vangelo della III Domenica di Quaresima (cf. Gv 4,1-42) si colloca precisamente dentro questo orizzonte, narrando l’incontro tra Gesù Cristo e una donna della Samaria, in un contesto carico di implicazioni storiche, simboliche e teologiche.

Il racconto si apre con una scelta che, a prima vista, potrebbe apparire semplicemente geografica, ma che rivela invece una necessità più profonda. Gesù, dovendo recarsi in Galilea, avrebbe potuto evitare la Samaria passando per la Transgiordania, come spesso facevano i giudei per non attraversare una terra ritenuta eterodossa. Eppure, il testo sottolinea che ‘doveva’ passare di là: un’espressione che rimanda non tanto a un obbligo esteriore, quanto a una urgenza interna alla sua missione. È il movimento stesso della salvezza che lo conduce verso ciò che è rifiutato e marginale.

La Samaria, infatti, porta con sé una duplice valenza. Da un lato, è terra disprezzata, segnata da una frattura religiosa e culturale; dall’altro, custodisce la memoria delle origini, poiché quel territorio è legato alla promessa fatta da Giacobbe al figlio Giuseppe (cf. Gen 48,22). Nella zona di Sichem si trova un pozzo unico nella regione, che nel racconto assume un significato simbolico di grande rilievo: esso richiama la Legge, il tempio, la sinagoga, cioè l’insieme delle strutture attraverso cui l’uomo si relaziona a Dio. È il luogo della mediazione e dello sforzo umano, dove l’acqua si attinge con fatica.

È proprio lì che Gesù, “affaticato per il viaggio”, si ferma. Questa annotazione, apparentemente marginale, rivela invece la verità della sua missione: egli è il seminatore che entra nella fatica della storia, assumendo su di sé il lavoro necessario perché il frutto possa maturare. La sua stanchezza non è soltanto fisica, ma esprime la concretezza di un impegno reale, inscritto nel tempo e nello spazio.

In questo contesto avviene l’incontro con la donna samaritana. Il fatto che il testo non ne riporti il nome non è secondario: ella appare come figura rappresentativa, quasi personificazione della Samaria stessa, ma anche dell’umanità in ricerca. Il dialogo che si apre tra i due assume così una dimensione simbolica e sponsale: il Messia si presenta come lo Sposo che va incontro alla sua sposa infedele. Il richiamo al profeta Libro di Osea è qui particolarmente significativo: «La condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16). Non si tratta di un semplice scambio di parole, ma di un processo di riconciliazione e di rivelazione.

L’iniziativa parte da Gesù, che rivolge alla donna una richiesta tanto semplice quanto sorprendente: «Dammi da bere». Colui che è la sorgente dell’acqua viva si presenta come uomo assetato. In questo gesto si manifesta la profondità dell’Incarnazione: egli condivide fino in fondo la condizione umana, entrando nella logica del bisogno e della dipendenza. Ma proprio così egli abbatte la barriera che separava giudei e samaritani e, al tempo stesso, riconosce alla donna una dignità nuova, ponendola come interlocutrice capace di offrire qualcosa di indispensabile.

In questa dinamica si rivela il carattere universale del dono di Dio, che non distingue tra gli uomini, ma si rivolge all’umanità intera. Come ha sottolineato Giovanni Paolo II, la dignità della persona è un dato evangelico fondamentale; e, come ribadisce il Dicastero per la Dottrina della Fede, essa è infinita e inalienabile, radicata nell’essere stesso dell’uomo.

La donna, dal canto suo, risponde con rispetto, chiamando Gesù “Signore”, e manifesta stupore di fronte alla sua richiesta. Tuttavia, il suo orizzonte resta inizialmente limitato: ella conosce soltanto l’acqua del pozzo, simbolo di una ricerca religiosa fondata sullo sforzo umano. Non riesce ancora a concepire un’acqua che sia dono gratuito, sempre disponibile, capace di colmare definitivamente la sete.

È qui che si inserisce la rivelazione di Gesù: egli promette un’acqua viva, una sorgente che sgorga interiormente e che non si esaurisce. Non si tratta di un semplice accumulo di conoscenze o di una saggezza acquisita, ma di una vita nuova, di una forza e di una fecondità che l’uomo non possiede da sé. È un dono permanente, che rende l’uomo pienamente conforme al progetto creatore di Dio.

Questa parola risveglia nella donna un desiderio più profondo. Progressivamente, ella si apre alla luce, fino a mostrarsi disposta ad abbandonare il pozzo della Legge, cioè a rompere con il passato per accogliere una nuova esistenza. In questo passaggio si compie una vera trasformazione: dall’incomprensione iniziale alla disponibilità, dalla ricerca faticosa all’accoglienza del dono.

Il punto culminante del brano si colloca nel superamento di ogni contrapposizione cultuale. Gesù non si limita a confrontare il culto samaritano con quello giudaico, ma introduce una prospettiva radicalmente nuova: è lui stesso il luogo dell’incontro con Dio. Non sono più determinanti gli spazi sacri, ma la relazione viva con la sua persona. Egli è il nuovo santuario, la sorgente da cui scaturisce l’acqua dello Spirito. Il Dio della Legge si rivela così come Padre, un Dio che dà vita, che ama senza esclusioni e che abbatte ogni barriera.

In questa luce, il racconto evangelico diventa rivelazione anche per il presente. Esso invita a riconoscere una verità spesso dimenticata: non siamo noi ad attendere Dio, ma è Dio che attende noi. Come ricordava Divo Barsotti (monaco e scrittore), l’uomo pensa di cercare, mentre è già cercato.

E si dischiude, infine, un paradosso decisivo: il mondo può anche fare a meno dell’uomo, ma Dio ha scelto di non fare a meno della sua risposta. Per questo, nella richiesta umile di Gesù — «dammi da bere» — si rivela un Dio che si fa mendicante dell’uomo, per poterlo colmare della sua vita.

Così, nel cammino quaresimale, questo Vangelo non solo illumina il mistero di Cristo, ma svela anche la verità dell’uomo: creato per accogliere un dono che lo supera e che, una volta ricevuto, lo trasforma in sorgente viva, capace di dissetare a sua volta la storia.

 

* referente della comunicazione Gris (Taranto)

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