Viaggio apostolico

Leone XIV in Camerun: “La pace non può essere ridotta a uno slogan”

ph Vatican media-Sir
16 Apr 2026

“Rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”: è l’appello di Leone XIV, che nel primo discorso in Camerun, pronunciato nel palazzo presidenziale di Yaoundé e rivolto alle autorità, alla società civile e al corpo diplomatico, si è presentato “come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace”, di fronte alle “situazioni così drammatiche” a cui è di fronte il Camerun, dove “le tensioni e le violenze che hanno colpito alcune regioni del nord-ovest, del sud-ovest e dell’estremo nord hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro”.“Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite”, il monito di Leone, che ha esortato ancora una volta a impegnarsi per “una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza.
Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”, l’indicazione di rotta per la convivenza pacifica.

La pace, infatti, “non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza”, ha denunciato il Papa, perché “il mondo ha sete di pace”: “Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!
Contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte”, l’invito: “la pace non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili.
Governare significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini, significa ascoltare realmente i cittadini”, le parole indirizzate a queste ultime: la società civile è “una forza vitale per la coesione nazionale”, in quanto “contribuisce a formare le coscienze, a promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze”, preparando così “un futuro meno esposto all’incertezza”. “La trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto sono essenziali per ripristinare la fiducia”, il messaggio diretto a chi esercita l’autorità: “Istituzioni giuste e credibili diventano pilastri di stabilità”, ha affermato il Papa: “L’autorità pubblica è chiamata a essere ponte, mai fattore di divisione, anche dove sembra regnare l’insicurezza. La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte”, la tesi del Pontefice, che ha espresso ‘gratitudine’ per il ruolo delle donne: “Spesso, purtroppo, sono le prime vittime di pregiudizi e violenze, eppure restano instancabili artefici di pace. Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali”.

“Perché si affermino la pace e la giustizia occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza”, l’appello: “Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria”, ha osservato Leone XIV: “Il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione”. “Il Camerun possiede le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e avanzare verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa”, ha garantito il Papa: “Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento”. Di qui la necessità di una duplice testimonianza: la prima “si realizza nella collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri”, la seconda “si realizza collegando le vostre responsabilità istituzionali e professionali a un’integra condotta di vita”.
“Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è una scelta strategica per la pace”, ha affermato Leone, menzionando nel suo primo discorso a Yaoundé i giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”, la cui energia e creatività “sono ricchezze inestimabili”, ma “quando disoccupazione ed esclusione persistono, la frustrazione può generare violenza”. Investire nell’istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità dei giovani è quindi “l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del pianeta”: “È anche il solo modo di contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico”.

“Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà”, ha concluso il Papa: “Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione – ha spiegato – la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco”. “Siete chiamati a un futuro più grande delle vostre ferite”, ha assicurato il Pontefice ai piccoli ospiti dell’orfanatrofio Ngul Zamba, secondo momento pubblico della prima giornata in Camerun.

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