Importante progetto del Liside Cabrini per un ponte tra carcere e comunità
Creare ponti di valore sociale e scuotere le coscienze in un periodo in cui la violenza sembra permeare con troppa facilità la nostra vita. Sono le principali finalità di un importante progetto didattico: “Ponti sospesi: dialoghi tra reclusione e comunità”, promosso dall’istituto Liside-Cabrini, che si conclude domani, 21 aprile, con la visita che oltre quaranta studenti faranno, a partire dalle ore 9, alla struttura penitenziaria “Carmelo Magli” di via Speziale. Gli studenti, accompagnati dalle loro docenti e dalla dirigente scolastica del Liside-Cabrini, Annamaria Strazzullo, raggiungeranno la Casa circondariale per una visita che completerà il percorso didattico molto particolare, attraverso un’opportunità di didattica laboratoriale che ha trovato il consenso della stessa struttura penitenziaria.

Partendo dalle opere di grandi autori che hanno scritto i loro capolavori in carcere, come Miguel Cervantes, Silvio Pellico, Antonio Gramsci, Oscar Wilde e tanti altri, ma anche da fiction popolari come “Mare Fuori”, “Vis a Vis”, “Oz” e “Orange is the New Black”, le docenti di lettere hanno avviato il via il progetto didattico pluridisciplinare, che si conclude con la visita al carcere che, sottolinea la professoressa Strazzullo, “non è solo un luogo di punizione, ma uno spazio che deve puntare alla rieducazione e al reinserimento. Confrontarsi con questa realtà significa abbattere pregiudizi”.
Si tratta evidentemente di un progetto didattico di grande valenza sociale, che vale molto più di tante leggi e leggine che si sovrappongono nell’inutile tentativo di imporre una revisione del rapporto tra cittadino e comunità, contrassegnato, negli ultimi tempi, da una violenza senza precedenti. Un tentativo intelligente di valutare e rappresentare, approfondire e far toccare con mano come sia urgente avere chiare le condizioni e le conseguenze di una degenerazione dei rapporti favorita proprio dalla società (che siamo noi!), e sicuramente fomentata dall’affermarsi, a livello mondiale, di un nuovo colonialismo basato sulla violenza, il sovvertimento delle regole internazionali e la guerra.
“L’obiettivo della visita conclusiva, oltre a quello di completare il progetto didattico pluridisciplinare, intensificando il legame tra scuola e territorio in tutte le sue sfaccettature, è quello di consentire agli studenti un’esperienza utile ai fini della loro crescita personale e formativa. La visita sarà infatti un’occasione per riflettere sulle condizioni di vita dei detenuti proprio come è stato fatto in classe durante l’approfondimento di autori che hanno composto opere di grande rilievo nel corso della detenzione”.
Il progetto ha inoltre una notevole valenza educativa, puntando a sensibilizzare gli studenti sui temi della giustizia, della rieducazione e, soprattutto, delle conseguenze delle scelte personali. “Troppo spesso – avverte ancora la preside – i ragazzi tendono a sottovalutare le conseguenze di azioni compiute in modo irresponsabile e avventato. Per questo, l’esperienza di visitare la struttura penitenziaria vuole anche essere un’occasione per scuotere le coscienze e offrire una chiave di lettura profonda sulla realtà che ci circonda. Credo fermamente che la scuola debba avere il coraggio di portare i ragazzi fuori dalle aule, laddove i concetti di giustizia, legalità e dignità umana smettono di essere astrazioni teoriche per diventare volti, storie e spazi di riflessione. Vogliamo che i ragazzi comprendano che la libertà è strettamente legata alla responsabilità”.
Il percorso ha coinvolto anche docenti di diritto, scienze umane e metodologie operative. “Il carcere – sostiene ancora la preside – non è solo un luogo di punizione, ma uno spazio che deve puntare alla rieducazione e al reinserimento. Confrontarsi con questa realtà significa abbattere pregiudizi e comprendere la complessità del percorso di recupero di un individuo. Sviluppare una sensibilità verso chi ha sbagliato non significa giustificare l’errore, ma coltivare un senso civico maturo, capace di guardare oltre i pregiudizi e di interrogarsi sulle dinamiche sociali che portano alla devianza”.




