Terra santa

Card. Pizzaballa, “Gerusalemme non è bottino di guerra, ma patrimonio dell’umanità”

ph Sir
28 Apr 2026

di Daniele Rocchi

Quando oggi si parla di Gerusalemme, “ci si concentra soprattutto sugli aspetti politici, storici e sociologici, ma si rischia di dimenticare ciò che realmente la rende unica. Ciò che lega il mondo intero a questo luogo va oltre la storia, la geografia e le pietre”, perché questa Città è anche – e soprattutto – “simbolo del Popolo di Dio e della Chiesa, nata a Pentecoste nel Cenacolo”: lo scrive il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, nella Lettera alla diocesi di Gerusalemme, diffusa oggi e intitolata ‘Tornarono a Gerusalemme con grande gioia. Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa’. Fin dalle origini, ricorda il patriarca, “la Chiesa è stata universale, unita e diversa”, e proprio da Gerusalemme “i Dodici partirono per portare l’annuncio del Vangelo a tutto il mondo”. Ancora oggi, la comunità cristiana della Città Santa “conserva questo carattere universale”, che non va ridotto a una semplice dimensione internazionale, ma rimanda alla realtà descritta negli Atti degli apostoli.

ph Afp-Sir

Per i cristiani, aggiunge Pizzaballa, il legame con questa terra implica anche “una relazione costitutiva, per quanto complessa, con l’ebraismo e l’islam”, facendo del dialogo interreligioso non solo una necessità di sopravvivenza, ma “un elemento di fedeltà alla nostra identità universale”. Gerusalemme resta così un “microcosmo simbolico all’incrocio tra civiltà, religioni ed etnie”, paradigmatico delle grandi tensioni globali. In essa si intrecciano “modernità e tradizione, democrazia liberale e conservatorismo, universalismo e particolarismo”. Eppure, la sua identità più profonda non è politica: “Gerusalemme non è solo una questione di confini o di assetti tecnici. La sua identità principale è quella di essere il luogo della Rivelazione, il luogo in cui le fedi sono di casa”. Questa dimensione “verticale” è visibile soprattutto nei Luoghi Santi, dove le diverse preghiere diventano “il respiro e la luce” della città. Ignorarla, avverte il patriarca, è “la ragione più profonda del fallimento degli accordi di convivenza degli ultimi decenni”. “L’ossessione per l’occupazione degli spazi e per la proprietà è diventata – per il patriarca – uno dei criteri principale di relazione tra le comunità religiose di Gerusalemme, generando divisione e violenza. Spazi e confini – ribadisce – vanno custoditi per preservare e non per soffocare la libertà di ciascuno. Confermiamo la necessità dei diversi Status quo, ma occorre il coraggio di costruire nuovi modelli di relazioni dove la comune fede in Dio diventi occasione di incontro e non di esclusione”. Nessun futuro sarà possibile senza il coraggio di “nuove visioni e nuovi modelli di vita e di relazione”, in cui “la fede comune in Dio diventi un’opportunità di incontro e non di esclusione”. Perché Gerusalemme, conclude Pizzaballa, “non appartiene a nessuno in modo esclusivo: non è bottino di guerra, ma dono, patrimonio dell’umanità”, con una missione universale e una vocazione “terapeutica” per il mondo intero.

 

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