L’eucarestia, pane spezzato e condiviso, segno di unità
Terza giornata della comunità alla Sacro cuore di Statte
La foto che accompagna queste righe cattura l’ultimo istante vissuto insieme domenica 24 maggio, al termine della terza giornata della comunità del Sacro Cuore di Statte. È un’immagine che parla da sola: noi, raccolti attorno al Tabernacolo, come pane nel forno, riscaldati dalla presenza di Cristo per diventare, a nostra volta, pane spezzato per gli altri. In quello scatto si riflette il senso profondo del cammino percorso nelle tre domeniche dedicate alla comunità, un itinerario che ha trovato il suo culmine proprio nell’ultimo incontro.
Le prime due giornate ci avevano guidato a riscoprire l’eucaristia come compassione e come dono; la terza, invece, ha posto al centro il suo valore come fonte della comunità. Non a caso il tema scelto è stato: “Eucarestia, pane spezzato e condiviso segno di unità”, perché l’Eucaristia, come ricordato padre Saverio Zampa, è il sacramento dell’unità, il dono lasciato da Gesù alla sua Chiesa perché i credenti diventino davvero un solo corpo.
Il pomeriggio si è aperto con un’attività semplice ma significativa: ai partecipanti è stato chiesto di scegliere, tra alcune parole, quella che meglio esprimesse il significato di “comunità”. Le opzioni erano: accoglienza, missione, testimonianza, martirio, servizio, dialogo, unità/diversità. La parola più votata è stata accoglienza, mentre martirio non ha ricevuto alcuna preferenza.
Questi termini sono diventati spunti di riflessione, lenti attraverso cui osservare la comunità da prospettive diverse.
A seguire, padre Saverio ha guidato la catechesi. Ripercorrendo Atti 2 e Atti 4, ha spiegato come la prima comunità cristiana vivesse nell’insegnamento, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera: uno stile che rendeva visibile la loro unità, fino ad avere “un cuor solo e un’anima sola”. Anche San Paolo sottolinea che, partecipando all’unico pane e all’unico calice, diventiamo comunione con Cristo e siamo chiamati a vivere come fratelli, nella pace e nel rispetto reciproco.
L’unità, però, non va confusa con l’uniformità: ciascuno porta con sé la propria dignità e unicità. L’unità non nasce da sola, ma richiede impegno, desiderio di riconciliazione, capacità di perdonare e di superare le divisioni. Il segno della pace, la preghiera comune, l’ascolto della Parola e la partecipazione allo stesso Pane ci educano ogni volta a costruire comunità.
Padre Saverio ha poi descritto l’eucaristia come il centro che tiene unita la comunità, proprio come i raggi di una ruota che si avvicinano tra loro man mano che si avvicinano al mozzo, che è Cristo.
Dopo la catechesi, ogni gruppo ha approfondito una delle parole scelte all’inizio. Sono emersi racconti personali, riflessioni, idee concrete per la vita parrocchiale: è stato bello vedere come un semplice termine potesse aprire mondi, collegarsi alla vita quotidiana e intrecciarsi con l’esperienza comunitaria.
Nell’ultima parte dell’incontro, i gruppi hanno condiviso quanto emerso. Non concetti astratti, ma vissuti reali, capaci di costruire — e non distruggere — la comunità, sempre in relazione all’eucaristia.
L’ucaristia è il sacramento che ci raduna e ci nutre: dà sensoall’accoglienza, alimenta la missione, ispira il servizio, sostiene la testimonianza, favorisce il dialogo, promuove l’unità nella diversità e ci educa al martirio quotidiano: non quello eroico dei santi, ma quello fatto di scelte in cui impariamo a perdere qualcosa di noi — un giudizio, un rancore, un diritto, un po’ di tempo — per amore della comunità. Così, come il pane spezzato diventa nutrimento, anche noi diventiamo dono per gli altri.
Come ricorda San Paolo (1Cor 10,17), «Poiché vi è un solo pane, noi, benché molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane».




