Lavoro

Leonardo, Natuzzi, porto, C&C: si teme per il futuro di molti posti di lavoro

05 Giu 2026

di Silvano Trevisani

Altro che record dell’occupazione! La Puglia, con Taranto in prima fila, sta collezionando migliaia di licenziamenti a fronte di poche decine di assunzioni. Ma a soffrire è un po’ tutto il paese. Alla crisi economica e commerciale si unisce una scellerata scelta di delocalizzare gli impianti, spesso anche in altri paesi europei, a partire dalla Romania! Ilva e aziende dell’appalto, Natuzzi, C&C, Leonardo, Porto… tanti sono i fronti aperti, alcuni dei quali travalicano la dimensione regionale, ma contribuiscono a costruire un quadro di incertezza in un panorama occupazionale effimero. Nel quale si assiste continuamente a lamentele di imprese che non troverebbero gli operai, ma più frequentemente ci si trova di fronte a offerte di lavoro povero, temporaneo e sottopagato, soprattutto nel sopravvalutato settore turistico. Natuzzi, dopo una estenuante trattativa e tante giravolte, ha annunciato la chiusura di tre stabilimenti su cinque e il trasferimento delle lavorazioni in Romania, per abbattere il costo del lavoro. Nonostante che per circa 20 anni abbia costantemente fruito di ammortizzatori sociali, a sostegno delle crisi cicliche e in prospettiva di mai avvenuti rilanci. In vista dell’incontro convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy per l’11 giugno 2026 i sindacati hanno avviato la consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori “per organizzare un presidio e sostenere con forza la richiesta di un confronto vero, di impegni verificabili e di scelte industriali coerenti con la tutela dell’occupazione e del territorio”, scrive il segretario generale della Fillea Cgil Puglia Ignazio Savino.

Un’altra grave crisi si sta abbattendo in questi giorni, in Puglia: la C&C, grossa azienda barese che gestisce il comparto della Apple con 130 punto vendita in tutta Europa, che rischia la chiusura, a seguito di procedura fallimentare, e il licenziamento di 1.440 lavoratori, molti dei quali in Puglia. Ma è ancora la delocalizzazione di strutture produttive quello che ha già deciso di fare la multinazionale produttrice di elettrodomestici Electrolux, che dopo diverse giravolte industriali, prevede l’immediato esubero di 1.700 lavoratori con la delocalizzazione produttiva in tre paesi europei ed extraeuropei. E non è detto che finisca qui.

Per quanto specificamente riguarda il nostro territorio, lunedì prossimo a Grottaglie si riuniranno in seduta congiunta i Consigli comunali di Grottaglie e Monteiasi a sostegno dello stabilimento Leonardo B.U. Aerostrutture di Grottaglie-Monteiasi e per la tutela di un asset strategico nazionale. Com’è noto, si parla da tempo di cessione di quote dell’azienda a un partner arabo, mentre il cambio al vertice, con il benservito all’ex ceo Cingolani, lascia aperti molti interrogativi. Com’è noto, inoltre, l’azienda ha deciso il rinvio del “Rate 10”, l’incremento del ritmo produttivo per le sezioni della fusoliera del Boeing 787 realizzate nel sito di Grottaglie. La causa, secondo quanto riferito dai sindacati, sarebbe da ricercare in imprevisti “problemi di approvvigionamento”, che costringe a rallentare le lavorazioni in fase. Ma è noto che Boeing, per ora unico utilizzatore del sito produttivo di Grottaglie, sta avendo vari problemi con i suoi aerei più nuovi e proprio ieri un Boeing 787 Dreamliner della Lufthansa è crollato su se stesso, nell’aeroporto di Francoforte, per il cedimento del carrello, fortunatamente prima dell’imbarco dei passeggeri.

Altro problema è quello riguardante il porto: destano preoccupazione le prospettive occupazionali degli iscritti alle liste speciali dell’Agenzia portuale. Con una lettera indirizzata indirizzata al presidente dell’Autorità portuale, Giovanni Gugliotti, al sindaco Piero Bitetti, al presidente della Provincia Palmisano, al presidente della Regione Antonio Decaro e ai parlamentari le organizzazioni sindacali richiamano il confronto istituzionale svoltosi l’11 agosto 2025 e sollecitano una nuova riunione alla luce dell’imminente pubblicazione dei bandi relativi ai percorsi formativi collegati alle politiche attive del lavoro. Secondo i sindacati, è necessario avviare quanto prima un’analisi condivisa di una situazione considerata ormai non più rinviabile.

Tra le principali criticità segnalate vi è la scadenza, fissata al 31 dicembre 2026, dello strumento normativo che ha istituito la TPWA. Una data che, secondo le sigle confederali, rischia di non garantire il completamento dei percorsi formativi programmati, con la conseguenza di lasciare i lavoratori privi dell’indennità di mancato avviamento al lavoro che negli ultimi anni ha rappresentato un sostegno economico fondamentale per molte famiglie.

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