Spunti di riflessione dalla festa di Sant’Egidio a Tramontone
Si sono conclusi i festeggiamenti di Sant’Egidio, a Tramontone, per il 30° di canonizzazione. Sono stati tre giorni di grande raccoglimento, nella preghiera, con grande partecipazione e attenzione verso il nostro santo patrono, nella sui preparazione noi della confraternita, il consiglio pastorale e i sacerdoti della parrocchia non avevamo pensato ad altro per questa occasione, rimandando altre iniziative alla festa parrocchiale di fine settembre.
In questo ambito va segnalata la rappresentazione teatrale dei bambini, ragazzi e adulti e l’esibizione del coro parrocchiale, svoltisi domenica 31 maggio nel salone della chiesa, e soprattutto la veglia di preghiera di lunedì 1 giugno organizzata in stile originale e prettamente francescano da padre Francesco Nigro, con, sue personali meditazioni e letture, alternate da canti e proiezioni. Padre Francesco immaginava fra Egidio spronare tutti a non perdere la speranza, ad amare e non abbandonare Taranto , a rivolgersi alla Vergine Maria, ad essere gioiosi, ad accettare la chiamata del Signore, a ricercare la povertà del cuore, che si rivela come una porta aperta verso la libertà e che insegna a non possedere nella gioia di ricevere. Padre Francesco immaginava fra Egidio rivolgere a tutti questo invito: “Fratelli miei, adesso vi lascio con poche parole, ma voglio che vi restino scolpite dentro: Non abbiate paura. C’è una Provvidenza celeste che veglia su di voi, anche quando tutto sembra buio. Dio non si dimentica di nessuno. Non dimentica del padre che non sa come arrivare a fine mese. Non dimentica della madre che piange in silenzio. Non dimentica il giovane che si sente perso o dell’anziano che teme di essere di troppo. Tutti siete scritti nel cuore di Dio”.
Martedì 2 giugno, giorno del ricordo della canonizzazione, in serata l’arcivescovo emerito mons. Filippo Santoro ha presieduto la santa messa solenne, partecipata spiritualmente, concelebrata dal parroco mons. Carmine Agresta, da don Francesco Nigro e dal parroco del Rosario di Talsano, don Armando Imperato.
Oltre alla confraternita di Sant’Egidio era presente in abito di rito una rappresentanza dei sodalizi talsanesi della Madonna del Rosario e della Madonna del Carmine. A seguire, la processione per le vie del quartiere del simulacro di Sant’Egidio, le cui sdanghe sono state rette dai soci dalla cooperativa commercio prodotti ittici ‘Sant’Egidio da Taranto’. Subito dopo il rientro, nel cortile parrocchiale ha avuto luogo un momento di convivialità organizzato da tutte le realtà parrocchiali ed un intrattenimento musicale a cura di Tanino Melucci.
Qualche settimana prima, don Carmine e padre Francesco mi avevano comunicato che Radio Mater, emittente radiofonica cattolica con sede ad Albavilla in provincia di Como, attraverso il responsabile Antonio Rosa mi cercava per una intervista per il programma ‘Santi e non solo’ da lui condotto. Questi mi invitò a rilasciare un’intervista sulla figura di Sant’Egidio andata in onda sabato 6 giugno alle ore 12.20.
Nell’intervista mi sono soffermato innanzitutto sull’essere stato, frate Egidio, fratello di tutti, imparando a lavorare sulla sua personalità, coltivando sogni, mettendosi in gioco e giorno dopo giorno scoprendo il progetto che Dio aveva su di lui: accogliere l’amore di Gesù e diventare appunto fratello di tutti, soprattutto dei poveri, degli emarginati, dei carcerati, dei nobili caduti in disgrazia, dei commercianti in difficoltà, delle madri in pena per i propri figli da sfamare. Egli era pronto a sporcarsi le mani, a mettersi il grembiule del servizio come cuoco, giardiniere, portinaio, questuante.
Altro aspetto che ho evidenziato è stata la sua umiltà. In una Napoli martoriata da carestie, pestilenze e miseria fra Egidio mise in pratica il Vangelo non scansando nessuno, ma divenne quasi uno di loro, uno di famiglia su cui fare affidamento. Fu il frate della prima linea potremmo dire, sempre sul fronte delle difficoltà, delle situazioni disperate. E tutto con grande umiltà, che crea la verità e la pace interiore. L’umiltà che non è solo necessaria per ottenere il perdono dei peccati, ma che diventa indispensabile per crescere nella santità. È la stessa umiltà della Vergine Maria, è la stessa umiltà di San Francesco d’Assisi, di don Tonino Bello, di Carlo Acutis, di San Giovanni Bosco, pronto a rispondere dalle avversità, ai soprusi con la perfetta letizia che ogni cristiano dovrebbe profondamente desiderare nello spirito delle Beatitudini.: senza cedere all’ira e sempre con il sorriso, con il viso sereno.
Naturalmente non potevo non approfondire la sua vita ricoperta di amore per il Signore, per la Vergine Maria sotto il titolo di Madonna del Pozzo, per i suoi santi prediletti: San Pasquale, San Pietro D’Alcantara e San Giuseppe. Quando camminava tra i vicoli di Napoli lo fermavano persone di ogni tipo, poveri, malati, stanchi di tutto, che si aspettavano miracoli visto la sua fama di santità. Ma non poteva fare miracoli su comando, ma poteva aprire la porta dell’abitazione di quella famiglia, sedersi accanto, pregare perché nessuno si sentisse solo. A tarda sera nell’intimità della sua cella affidava tutto alla Vergine Maria.Volutamente non ho parlato dei tantissimi miracoli per sua intercessione ma mi premeva evidenziare la sua umanità, l’essere così vicino all’uomo, qualsiasi fosse, il suo mettere nella pratica il messaggio evangelico.
Al termine dell’intervista mi sono chiesto: perché questo interesse, a mille chilometri di distanza, di Radio Mater verso Sant’Egidio? Perché proprio io, quando ci sarebbero tanti studiosi sacerdoti, frati e laici che avrebbero potuto rispondere a questo invito? Noi tarantini come potremmo dimostrare ancora di più la nostra attenzione, il nostro amore verso Sant’Egidio, come potremmo tramandare le sue virtù alle nuove generazioni? Ci crediamo o meno che sia il Santo della porta accanto pronto ad ascoltarci?
A conclusione della settimana nella stessa giornata di sabato 6 giugno la confraternita ha effettuato una fruttuosa raccolta alimentare per i bisognosi del quartiere alla Lidl in Via Mediterraneo.
Credo che non si potesse festeggiare in maniera migliore il suo 30° anniversario di canonizzazione. Ho fatto anch’io una richiesta al nostro Santo: poter ritornare a frequentare la sua casa natale al pendio La Riccia aprendo il mio cuore con il racconto delle sue virtù e della sua vita alle comunità parrocchiali, alle scolaresche, ai pellegrini che giungono in città vecchia, sedendomi su quelle chianche consumate e abbracciarlo nei ricordi della sua vita. Esperienze già fatte per lunghissimi anni insieme a miei confratelli e consorelle. Spero che mi ascolterà.




