Storia

In un convegno sull’isola di San Pietro la storia di Sofronia, santa tarantina

20 Lug 2026

Sofronia, la giovane santa eremita tarantina del quarto secolo, che consegnò la vita al cielo spegnendosi sull’Isola di San Pietro, è stata riportata alla memoria proprio nell’isola che l’avrebbe vista condurre gli ultimi giorni della sua esistenza terrena, in un incontro svoltosi per iniziativa della direzine dello stabilimento. Nell’area relax dell’incantevole isola, che in questi giorni è presa festosamente d’assalto da turisti e bagnanti che colgono l’opportunità di utilizzare le sua limpide spiagge, il collega Silvano Trevisani ha presentato la sua ricostruzione della storia leggendaria di santa Sofronia, dialogando con Monica Gatti, collaboratrice della direzione e coordinatrice degli eventi culturali dell’isola, su: “Santa Sofronia tra leggenda e realtà”. Nell’occasione, è stata presentato il dipinto che la direzione ha realizzato prendendo spunto dall’iconografia della santa anacoreta, che è stato allocato nella cappella allestita nell’area servizi (nella foto).

Proprio l’iconografia di Sofronia, che ha il suo riferimento centrale nella grande tela collocata nella navata sinistra della Cattedrale di San Cataldo, può essere considerata il punto di partenza del culto diffusosi a Taranto e nella diocesi tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo. Sarebbe stato soprattutto il libro iconografico “Solitudo anacoretarum…” di epoca fiamminga, reso noto per la prima volta da Alberto Carducci nel 2003, diffuso a partire dal XVI seoclo a opera degli ordini religiosi, e nella fattispecie soprattutto dagli agostiniani, il principale veicolo di diffusione del culto. Il libro proponeva le immagini incisi di numerose sante anacorete (come Maria Egizia, santa Dimpa e tante altre) vissute nei primi secoli del cristianesimo. Le immagini si diffusero, infatti, non solo nel territorio tarantino (un dipinto parietale è nella Chiesa di San Pietro Mandurino), ma anche in altre località, come Trevi e persino nelle Americhe, tutte riportando la stessa scena: la giovane santa che scrive sulle cortecce degli alberi mentre si levano in volo alcuni uccelli.

Agostiniano era, d’altra parte, lo storico Merodio, ritenuto autorevole come teologo, un po’ meno come storico, che ci ha consegnato la storia leggendaria della santa.

La spiegazione di questa scena è il riassunto della vicenda leggendaria di Sofronia, che Trevisani riportò nella seconda edizione del suo libro “Storie di terre di sole” pubblicato da Capone nel 2010, nel quale inseriva la ritrovata storia della giovane tarantina, dalla cui pubblicazione derivò nuovo interesse, purtroppo momentaneo, per una vicenda di santità che egli definì come manifestazione di “ecologia integrale”. La bellissima storia di Sofronia così si riassume in poche battute: volendo sottrarsi alla vita matrimoniale per lei scelta dalla famiglia, perché vocata alla solitudine eremitica, la giovane tarantina raggiunge l’isola di san Pietro, nel piccolissimo arcipelago che allora era noto come “Pelagie”, dalla santa anacoreta Pelagia cui Sofronia si ispirava. Qui vive pregando, facendo riferimento alla piccola cappella eretta in onore di Pelagia. Ma la vita di stenti si conclude ben presto: Sofronia muore ma non può essere sepolta, allora ci pensano gli uccelli che, a migliaia, raggiungono l’isola recando fiori e foglie con cui realizzano la sepoltura “naturale” per la giovane eremita, il cui corpo verrà poi rinvenuto dai pescatori.

Come per molti santi dell’antichità, le fonti storiche sono lacunose o assenti. La citazione che san Girolamo fa di una santa Sofronia si riferisce, per lo storico Cosimo D’Angela, a un’altra santa, venerata a Roma. Il culto di Sofronia, che si diffonde per circa due secoli a Taranto, dove nel 1969-1670 si trova il beneficio del Capitolo intitolato a lei, ma si spegne del tutto con l’arrivo del XIX secolo.

Una storia affascinante, quindi, che se anche non trova conferme ufficiali capaci di superare i dubbi sulla reale consistenza, merita di essere conosciuta e diffusa. Anche perché la fede nella santità non va mai… perduta ed è sempre e comunque diretta a Dio.

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