Industria

Drastica sentenza contro l’Ilva: chiusura entro 90 giorni

27 Lug 2026

di Silvano Trevisani

Il Consiglio dei ministri è stato convocato per ieri, 27 luglio, per discutere del caso Ilva e assumere le decisioni necessarie sulle due questioni fondamentali: l’orientamento da esprimere nell’incontro coi sindacati già convocato da settimane, e la sentenza della Corte d’appello di Milano che, accogliendo le richieste dei movimenti ambientalisti di Taranto, ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado del Tribunale di Milano, stabilendo che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni perché le emissioni superano i limiti di legge e potrebbero essere la causa dell’aumento dei tumori.

Amianto e polveri sottili sono le sostanze che, secondo la Corte d’appello, creano grave pericolo per la vita e l’ambiente e vanno eliminati integralmente. Solo dopo gli impianti potranno ripartire, avendo “adottato le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate l’anno”.

Se per l’amianto vi era stato, da parte del Tribunale, in prima istanza, un atteggiamento morbido di fronte alla reclamata impossibilità da parte dell’azienda, di rimuoverlo tutto mentre gli impianti sono ancora in vita, ora la corte d’appello rimarca la sua pericolosità, assieme a quelle delle polveri sottili.

Questo, per ora, l’esito del procedimento di reclamo davanti alla Corte d’appello avviato contro Ilva spa in As e Acciaierie d’Italia per chiedere l’inibitoria rispetto all’esercizio dello stabilimento.

Sulla questione è intervenuto il Governo che sembra ora sventolare bandiera bianca: nella convocazione Giorgia Meloni ha sottolineato come quelli interessati dal provvedimenti siano “gli impianti essenziali alla capacità produttiva dello stabilimento, nei quali è impiegata la maggior parte dei lavoratori di Acciaierie d’Italia”. E che “il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell’accordo per la cessione dell’intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico”.

Il governo, si legge nella nota di Palazzo Chigi, prende atto del provvedimento, che interviene alla vigilia del tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali previsto per domani e che, alla luce di tale decisione, rende tale confronto ancora più necessario. Nonostante i nuovi sviluppi, il consiglio dei ministri, conferma lo stanziamento di un’ulteriore tranche del prestito necessaria ad assicurare la continuità operativa dell’azienda in attesa del perfezionamento della cessione con riferimento all’area a freddo. La riunione hanno partecipato i ministri Marina Calderone, Tommaso Foti, Giancarlo Giorgetti, Gilberto Pichetto Fratin, Adolfo Urso e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, insomma, è una porta aperta verso la chiusura certa dello stabilimento, in quanto l’area a freddo è ben poca cosa e la cessione, ove avvenisse davvero, sarebbe tutta da verificare assieme agli effetti produttivi, che dovrebbero passare per l’acquisto di preridotto (se in un futuro ancora lontano saranno impiantati forni elettrici) o di acciaio dall’esterno. Se si vorrà davvero utilizzare l’area a freddo.

L’incapacità di tutti i governi succedutisi a gestire la questione, e in particolare, di quest’ultimo, ormai attivo da quattro anni, hanno prodotto una decisione ‘passiva’ di chiudere la produzione siderurgica, con le gravissime conseguenze occupazionali che questo comporterà.

Sulla questione è intervenuto il sindaco Bitetti chiedendo cosa abbia intenzione di fare il governo: “Quali sono i tempi, le risorse e gli strumenti che si vogliono mettere in campo per garantire la tutela dell’occupazione, la salvaguardia della salute pubblica e una reale transizione ambientale?”. Aggiungendo che: “è legittimo altrettanto che il territorio venga preventivamente coinvolto e messo a conoscenza dei percorsi che si intendono seguire. Non siamo più nelle condizioni di rinviare o di perdere altro tempo. Servono scelte chiare, definitive e l’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti. Taranto ha già atteso troppo. È il momento della verità, della trasparenza e delle soluzioni concrete”.

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