Tracce

Non sono giochi innocenti

Ansa/Avvenire
07 Set 2026

di Emanuele Carrieri

La Casa Bianca ha lanciato un serie di videogame che celebrano le politiche maga di Trump, giocabili gratis proprio sul sito della White House. Come funzionano i giochi? Sono sulla falsariga dei classici della storia videoludica. Ma sono riadattati. Cosa si chiede a chi gioca? Basta leggere: “Costruisci il muro, deporta, riempi un Trump account”. Invece del serpente di Snake, c’è un funzionario che vigila sulla zona del Rio Grande e arresta immigrati irregolari sul territorio statunitense, prolungando la sua coda di detenuti in tuta arancione. Le forme del Tetris cadono lungo il confine con il Messico, alzando il muro eretto in difesa del confine statunitense. In uno scenario si invita a far volare l’aquila di mare testabianca, simbolo americano, lungo la National Mall, il viale monumentale di Washington che percorsero gli assaltatori di Capitol Hill. In un altro si invita a riempire il conto di investimento per minori, detto Trump account, e quindi il giocatore è invitato a raccogliere con il retino banconote e sacchi di dollari volanti. È l’ennesima prova di quanto sia invasivo e negativo il sistema mediatico trumpiano a partire dalla sua base, cioè quel sottobosco di seguaci, accoliti o semplici simpatizzanti maga che quotidianamente diffondono la metastasi trumpiana attraverso i loro post sui social. Le frottole di regime di cui sono i ripetitori agiscono come esche: non importa quanto pazzesche e bizzarre siano, basta metterle in giro e si può essere certi che qualcuno abboccherà provvedendo a diffonderle e amplificarle ulteriormente. Infatti, la diffusione dei social media ha portato alla ribalta la sindrome di Dunning Kruger, un effetto comportamentale descritto dai manuali di psicologia che consta nella tendenza da parte di incompetenti a reputarsi competenti su questo o su quello e, anzi, a sfoggiare queste loro conoscenze – supposte! – esibendole come verità assolute. Se lo spartiacque fra le classi sociali dei secoli scorsi era basato sulle ricchezze, sulle proprietà, sui capitali e sui patrimoni, il crinale del terzo millennio è fondato sulla conoscenza, sul sapere e sulla competenza. E non interessano nemmeno qualifiche, diplomi, lauree e dottorati. Sui social i nuovi ballisti sono molto attivi nel dispensare le loro perle di sapere in ogni campo dello scibile umano, anzitutto in ambito politico e sono facilmente identificabili per alcune caratteristiche distintive che li contrassegnano. In primo luogo, non sono mai in dovere di sostenere con prove ciò che dicono. Ogni affermazione pubblica che esprima agli altri un punto di vista, dovrebbe essere suffragata con richiami a fonti di riferimento autorevoli e credibili o, se quella che si manifesta è una convinzione personale, questa dovrebbe essere veicolata da un ragionamento logico, articolato, coerente e convincente. Invece, la prassi prevalente consiste nel sedersi davanti a una telecamera, aprire la bocca per sentenziare qualche cosa e cliccare su post. Le loro affermazioni si muovono lungo gli estremi del dibattito senza mai entrare nelle sfumature degli argomenti che risultano così, incompleti e inaccurati. Tanti pronunciamenti, tipo “la inumanità dell’ICE non è vera”, vengono presentati con la sfrontatezza e la finalità di chi li considera auto-evidenti, in barba alle statistiche che mostrano l’esatto contrario. Similmente, spiegare che, al contrario di quanto si crede altrove, anche senza assicurazione sanitaria gli ospedali americani non ti lasciano morire per strada ma sono obbligati a prestare il primo soccorso, significa dire una cosa vera ma che ignora il problema primario, vale a dire il disastro strutturale di un sistema sanitario come quello statunitense imperniato sulla logica del profitto. Ma la specificità principale che contraddistingue la propaganda dei nuovi barbari del web è la tendenza ad acquistare le ideologie in blocco, cioè di adottare l’intero pacchetto dottrinale trumpiano, senza mai mostrare la minima indipendenza di giudizio tipica di chi invece può essere d’accordo su un punto ma non su un altro. Sostenere, per esempio, la necessità di controllare i propri confini e i flussi migratori per evitare possibili eventi di destabilizzazione sociale è un discorso quasi condivisibile. Ma se sulla spinta di ciò si accettano le catastrofiche politiche fatte dall’amministrazione Trump o si sceglie di far finta di niente sulla sua corruzione o sui suoi impulsi dispotici e antidemocratici, si finisce per dar ragione a chi paragona i maga ai seguaci di un culto, di una setta. Quella che con l’avvento di Internet e dei social media si preannunciava come un’era di democratizzazione dell’informazione è diventata, al contrario, una cacofonia mediatica in cui è sempre più difficile distinguere la realtà dei fatti dalle allucinazioni di massa e da una disinformazione intenzionalmente mirata a manipolare i gruppi meno acculturati del corpo sociale. Purtroppo quella fra la verità e la menzogna è una battaglia non pari sotto molti punti di vista. In primo luogo, perché la verità è faticosa, richiede studio, onestà intellettuale e uno strato educativo alla base che renda capace di decodificare una realtà sempre più complessa. Le frottole invece sono semplici da diffondere: basta ripeterle abbastanza spesso e fanno magicamente presa su tutti gli sprovveduti che vedono la politica come uno scontro fra tifoserie opposte. Le menzogne di regime, invece, sono perfettamente convincenti per tutti coloro che vogliono spiegazioni semplici a problemi complessi. Le balle sono rassicuranti, la verità è spesso spiacevole in quanto richiede la capacità di ammettere i propri errori, una tendenza che mal si adatta al temperamento delle persone più propense a compiere contorsioni per giustificare le loro azioni e quelle dei leader che a riconoscere l’inaccettabilità dei loro comportamenti. Il vento del cambiamento investe tutto e tutto cambia. Forse è passato pure il tempo in cui l’informazione era una cosa seria. Ora è il tempo del nuovo video gioco dell’ultimo megalomane di turno.

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