Lavoro

Ilva: il governo pensa al dopo Ilva, ma i sindacati minacciano azioni di lotta

08 Set 2026

di Silvano Trevisani

Un tavolo permanente a valle della decisione che la Corte d’appello assumerà per lo spegnimento dell’area a caldo dell’Ilva. Questa la proposta centrale che è stata prospettata del governo all’incontro in corso a Palazzo Chigi. Una proposta che trova assolutamente contrari i sindacati che, di fronte all’ipotesi di una reale chiusura dell’area a caldo minacciano di assumere iniziative di lotta dure e concrete. “Ci stanno illudendo che ci sono proposte di lavoro per 17.000 persone – sostiene Uliano – ma stiamo scherzando?”.

“Per il Governo il futuro dell’Ilva sarà in ogni caso legato al green e alla decarbonizzazione attraverso i forni elettrici alimentati a dri”, ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano durante l’incontro in corso a Palazzo Chigi con gli enti territoriali, le associazioni datoriali e sindacali. Mantovano ha poi proseguito dicendo che “nel caso la Corte d’appello confermasse il decreto di sospensione dell’area caldo l’intenzione del governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un’occasione per il rilancio dell’area. Per farlo occorre lavorare su tre direttrici di intervento che riguardano la prospettiva delle gare in corso sulla base delle decisioni che nei prossimi giorni saranno prese dalla magistratura, le misure di carattere sociale per affrontare le ricadute occupazionali di un’eventuale sospensione dell’area a caldo e i progetti di reindustrializzazione e quindi le possibilità di riassorbimento della manodopera dell’ex Ilva e dell’indotto eventualmente in esubero”. Mantovano ha spiegato che il governo non esclude la partecipazione pubblica al progetto.

Un tavolo permanente per Taranto è quello che con diverse sfumature ha chiesto anche il presidente della Regione Decaro, che chiede una legge speciale per Taranto, il blocco delle procedure di licenziamento, che resti il polo siderurgico decarbonizzato con i forni elettrici, un impianto che non inquini e non metta a rischio la salute dei cittadini. Antonio Decaro ha anche proposto Taranto come “zona di accelerazione per la produzione industriale sulla base di un regolamento europeo, ci sono tutte le caratteristiche: l’Ue dice ai 27 stati membri di individuare almeno una di quelle aree per ogni paese e noi chiediamo che l’area di Taranto si possa candidare”.

Bitetti da parte sua ha chiesto al Governo: agevolazioni per chi è prossimo alla pensione o per chi ha lavorato esposto ad agenti inquinanti; protagonismo degli enti locali come camere di compensazione degli esuberi; investimenti concreti per far crescere economie alternative, come le energie rinnovabili, che possano riassorbire la forza lavoro; il potenziamento del porto, in linea con il “Piano Mattei”; trasporti e collegamenti di qualità per favorire il turismo; l’avvio concreto delle bonifiche; la crescita dell’offerta formativa universitarie e dei progetti di ricerca.

I sindacati non gradiscono l’idea del tavolo permanente. E sostengono che bisogna garantire la continuità produttiva, sospendere i licenziamenti, che sono già 4.200 nell’indotto, garantire gli ammortizzatori, il reddito ai lavoratori. È inaccettabile che si predispongano tutti gli atti per chiudere lo stabilimento siderurgico più grande d’Europa. È una decisione politica quello di chiudere lo stabilimento e poi costruire il percorso di decarbonizzazione.

A presiedere i lavori è stato il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano, presenti il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti e la ministra del Lavoro Marina Calderone. Al tavolo anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega alle Politiche per il Sud, Luigi Sbarra, e il consigliere per i rapporti con le parti sociali, Stefano Caldoro.

Per gli enti locali e territoriali erano presenti: Regione Puglia, Provincia di Taranto, Comune di Taranto e Comune di Statte. Ampia anche la rappresentanza delle organizzazioni datoriali, con Alleanza cooperative italiane, Casartigiani, Cna, Confapi, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Confindustria.

Sul fronte sindacale hanno partecipato Fim Fiom Uilm, Ugl, Usb e Federmanager. Erano anche presenti i rappresentanti di Invitalia, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in as e quelli del gruppo Ilva.

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