Sanità: ancora tagli in Puglia e i sindacati contestano i piani assunzionali
La salute è il bene più prezioso per l’uomo, di conseguenza la sanità è il servizio più importante che lo Stato deve garantire e anche per questo è il più costoso e, di conseguenza, il più fragile. Proprio per la quantità di risorse che impiega, è anche il settore più esposto a sprechi e malaffare, ma anche a speculazioni e affarismi che su tali risorse lucrano. La premessa, forse scontata ma spesso dimenticata, serve a introdurre un capitolo importante per tutti noi e che è sempre più soggetto a letture di parte, a strumentalizzazioni: il servizio sanitario.
A netto di sprechi e ruberie, il servizio sanitario è, assieme alla scuola, il servizio caratterizzante per uno Stato, e perciò viene prima del lavoro, della sicurezza, dalla difesa, come in qualche modo hanno dimostrato i giudici di Milano che, nel caso Ilva, hanno chiarito una volta per tutte che la saluta ha la priorità sulla produzione. Questo principio avrebbe dovuto certamente sconsigliare la politica di devolverlo interamente alle Regioni, come purtroppo è avvenuto, ma questo non giustifica le continue contese economiche tra Stato e Regioni e i tagli ai servizi che dovrebbero garantire tutti ed essere “pagati” da tutti, mentre si sa bene che ci sono decine di milioni di italiani parassiti che utilizzano il servizio pubblico pur non pagando una lira di tasse. E magari utilizzando la sanità privata che comunque si regge sulle casse statali, e spesso sottrae medici e personale sanitario.
Se questo è il problema, sta allo Stato recuperare l’evasione eccezionale che rende l’Italia uno dei paesi più illegali al mondo, per evitare che milioni di italiani, i più poveri, e spesso quelli che contribuiscono con l’Irpef delle loro magre pensioni, alla sopravvivenza del servizio sanitario nazionale, smettano di curarsi.
Quello che sta avvenendo in questi mesi nella Regione Puglia, i tagli imposti dai costi e dal freno ai trasferimenti delle risorse stateli, è inaccettabile. Parliamo dei piani che con grande fatica vengono presentati dalla Regione e che, per forza di cose, comportano tagli ai servizi, continui accorpamenti con l’impoverimento di ospedali e servizi locali, e piani di assunzioni inadeguati a rispondere qalla domanda dei cittadini.
Per questi le organizzazioni sindacali rivolgono, in questi giorni, al governo regionale, continue sollecitazioni e proteste.
Giuseppe Lacorte, segretario generale della Cisl Fp Taranto Brindisi contesta i piani assunzionali 2026 per la sanità pugliese: “Analizzando i numeri, la sproporzione è evidente: per l’intera Regione, dei 753 posti autorizzati e finanziati dal Fondo sanitario nazionale, ben 480 riguardano la dirigenza medica, a fronte di appena 42 infermieri e di 19 operatori socio-sanitari. Il sospetto che si palesa è che la previsione di un numero così alto di medici, la cui effettiva immissione in servizio entro il 2026 appare a dir poco improbabile a causa dei tempi tecnici e della ben nota carenza di specialisti, si traduca nei fatti, in un mero esercizio ragionieristico o, per dirla meglio, in risparmio di spesa che ricade solo ed esclusivamente sulla pelle dei cittadini e dei lavoratori. La realtà quotidiana parla di una drammatica carenza di personale del Comparto (infermieri, OSS, tecnici)”.
“Siamo consapevoli della necessità di garantire la sostenibilità economica del sistema, ma non condividiamo un’impostazione che rischi di tradursi in una riduzione dei servizi o delle possibilità di assumere il personale necessario. Per noi la sanità pugliese non deve semplicemente spendere meno, deve spendere meglio – affermano da parte loro Gino Lonigro, segretario generale Fp Cgil Puglia, e Ileana Remini, segretaria regionale Fp Cgil Puglia circa i tagli preannunciati – Serve superare un sistema ancora troppo concentrato sull’ospedale e spostare il baricentro verso la presa in carico territoriale, dando piena attuazione al Dm 77/2022, rafforzando i distretti socio-sanitari e rendendo concretamente operative case e ospedali di comunità”.
Tutto questo senza contare le varie vicende specifiche, riguardanti settori e aziende, come la Sanitaservice, che copre i servizi del 118, da mesi in stato di agitazione o, più di recente, quella riguardante il centro diurno socio-educativo e riabilitativo “Peppino Mesto – Luana Finotto” di Taranto, dove sei operatori della cooperativa La Vela sono stati dichiarati in esubero, in quanto l’Asl riconosce il finanziamento sono nel caso in cui i pazienti, in questo caso disabili gravi che necessitano di un’assistenza attenta e specifica, frequentino strutture di tipo riabilitativo e non, quindi, i centri diurni. Così i segretari di Fp Cgil Taranto, Alessio D’Alberto, di Cisl Fp Taranto Brindisi, Flavia Ciracì, e di Fisascat Cisl Taranto Brindisi, Maria Scala Vinci, si sono rivolti al Prefetto, al Comune di Taranto e alla stessa Asl, denunciano “la totale assenza di riscontri da parte dell’Azienda sanitaria locale ai ripetuti inviti a partecipare ai tavoli di negoziazione, configurando – sottolineano – una palese violazione del diritto di informazione e confronto”.




