Ilva: il governo convoca i sindacati ma in Cassazione c’è un colpo di scena
Il governo si rimette in moto sulla questione Ilva. Mentre si attende l’ultimo atto giudiziario con l’udienza della Corte di cassazione che affronterà il ricorso di Ilva e AdI a sezioni riunite il prossimo 20 ottobre, i sindacati sono stati convocati per giovedì 8 ottobre alle 18.30, nella sala verde di palazzo Chigi per un “aggiornamento sulla situazione dell’ex Ilva”, per una riunione con una delegazione del governo. Da cui si attendono risposte importanti su tre fronti: garanzie occupazionali e reddituali per i lavoratori, continuità produttive attraverso la decarbonizzazione, e diversificazione industriale.
Ma anche l’attesa dell’udienza della Cassazione si colora di sorpresa, per un piccolo colpo di scena inaspettato. Nel parere depositato in vista dell’udienza del 20 ottobre prossimo, infatti, il procuratore generale della Cassazione dà parzialmente ragione all’azienda sul ricorso contro la chiusura dell’area a caldo. Si tratta di un parere non vincolante, ma che vede accolti almeno in parte, per la prima volta, da un magistrato i rilievi sollevati da Acciaierie d’Italia ed ex Ilva, dopo le tre decisioni (una sentenza e due respingimenti di altrettanti ricorsi) della corte d’appello di Milano di chiudere l’ultimo altoforno rimasto attivo. Il procuratore della suprema corte ridimensiona la preoccupazione sulle emissioni, in particolare sulla presenza di amianto, sostenendo invece che è sigillato nei grossi impianti di riscaldamento e non c’è il rischio che le fibre si disperdano nell’aria. Per questo chiede di riesaminare le prove. Lo stesso procuratore respinge, invece, l’altro rilievo aziendale, riguardante l’incompetenza della corte d’appello per una materia che dovrebbe riguardare la giustizia amministrativa. Secondo il parere del PG, invece, la corte d’appello ha pieno titolo ad occuparsi della materia.
Come dicevamo, il parere del procuratore generale non è vincolante, ma la questione dell’amianto ha avuto un peso determinante nella decisione della corte d’appello di Milano e per questo non è da escludere la possibilità che la Cassazione accolga il parere e decida di conseguenza, magari rimettendo la decisione a una nuova sentenza dell’appello che intanto verifichi il serio rischio collegato alla dispersione di fibre d’amianto.
Il fronte ambientalista, da parte sua, si prepara a dare una risposta simbolica, organizzando per il 17 ottobre una manifestazione pubblica. A sollecitarla anche l’avvocato di parte, Maurizio Rizzo Striano, che esprime la sua netta contrarietà sia all’ipotesi di sopravvivenza dell’area a caldo sia alla realizzazione di forni elettrici, secondo il quale il parere del procuratore generale dovrebbe essere “un motivo in più per partecipare”.
Intanto, bisognerà capire quali siano le intenzioni e le novità che il governo mostrerà all’incontro in programma per giovedì e se esse faranno esplicito riferimento anche alle conseguenze della decisione della Cassazione. Nei giorni scorsi il ministro Urso aveva definito la questione dell’ex Ilva come un “labirinto giudiziario in cui è stata spenta anche la luce”. Una affermazione che è stata lette in maniera molto critica, soprattutto da parte sindacale.
In fabbrica intanto tutte le sigle sindacali hanno riunito i lavoratori per decidere i prossimi passi, in attesa del decreto del governo sulla cassa integrazione per l’indotto: 300 i dipendenti interessati dalle ultime comunicazioni da parte di 7 aziende.



